XI - La piccola principessa

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La regina Margherita camminava da circa mezz'ora per il suo studio, a pensare sul da farsi, quando un suono improvviso la indusse a fermarsi: mentre tutto il castello dormiva attorno a sé, lei rimuginava sulla scelta migliore da compiere e qualcuno nelle vicinanze non si disturbava minimamente a ridurre i rumori indicanti la propria presenza.

Si girò intorno, decisa a scovare l'intruso, e pensò bene di perlustrare la stanza alla ricerca della persona in questione.

Poi il suono di una sedia spostata. E lì decise di non muovere più alcun passo.

C'era qualcuno vicino a lei, in quello stesso istante, nonostante non riuscisse a vederlo; si sentì attraversare dai brividi lungo la schiena, brividi di terrore e di consapevolezza al tempo stesso, e si portò istintivamente una mano al grembo.

Sapeva che un giorno avrebbe pagato per ciò che aveva fatto; sapeva che le sue scelte avrebbero portato con sé delle conseguenze, prima o poi.

Desiderava ardentemente di sbagliarsi, ma un presentimento andava diffondendosi sempre più velocemente tra i suoi pensieri.

Aveva aspettato nove anni che quel momento arrivasse, nove anni passati nel terrore e nel senso di colpa, nove anni di cui ogni giorno avrebbe potuto rappresentare la fine della sua vita.

Aveva sfidato le leggi della morte, le aveva piegate al suo volere, e chi osava infrangere le regole doveva pagarne le conseguenze.

Aveva sfidato Dio. E Dio voleva punirla.

***

Crystal continuò a rigirarsi nel letto fino a rinunciare completamente a riprendere sonno.

Quella voce implorante non sembrava volerla lasciare andare, qualsiasi cosa facesse si ricollegava inesorabilmente a quella richiesta sentita in sogno.

Poi il pensiero le ricadde sul monologo della donna malinconica e del pianto supplichevole del bambino e altri pensieri deprimenti presero possesso su di lei.

Continuare a dormire indisturbata tra le proprie lenzuola non avrebbero impedito ai suoi sogni di tornare ad interrompere la sua serenità: era necessario fare qualcosa, ma non aveva la più pallida idea di cosa fare.

Anche alla madre era capitato di avere incubi incessanti e particolari, capaci di lasciare la pelle d'oca sulla pelle e un senso di terrore e smarrimento nel corpo: gliene parlava quando Crystal si svegliava nel cuore della notte per colpa di quei sogni strani e la trovava là, seduta al tavolo della cucina, accanto ad una brocca d'acqua e il viso stanco.

Negli anni passati non aveva dato più peso del dovuto a quegli incontri involontari avuti con Giovanna, pensava fossero del tutto normali e di certo non aveva la voglia di approfondire quel cattivo presentimento che caratterizzava i suoi incubi.

Preferiva non sapere, anziché venire a conoscenza di una verità che non sarebbe mai riuscita a mandare giù.

E se fossero stati questi i primi segni di una sua effettiva appartenenza al mondo delle streghe? E se avesse dovuto prestare più attenzione a tali segnali, in modo da poter fare delle ricerche adeguate sul comportamento migliore da adottare?

Se solo sua madre gliene avesse parlato prima...

In questo momento era l'unica persona con cui avrebbe voluto parlare, l'unica che forse avrebbe potuto capirla; ma si trovava fuori dalle mura di quel castello e, soprattutto, lontanissima da quella porta chiusa a chiave.

Sul libro delle pozioni non aveva notato nulla di strano riconducibile alla natura vera e propria delle streghe, visto che probabilmente l'autore dava per scontato che nel lettore scorresse sangue magico e ne fosse consapevole.

Filix: La Strega del ReDove le storie prendono vita. Scoprilo ora