XXII - Strane consapevolezze

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Crystal si sentiva come se fosse in balia di un sogno dal quale non avrebbe voluto svegliarsi mai più.

Le mani di Emanuele indugiavano sul suo corpo, un misto fra la dovuta delicatezza e la tenera insicurezza.

Non aveva mai avuto il tempo necessario a dedicarsi ad una donna, gliel'aveva confessato lui stesso, eppure ciò non sembrò destabilizzarlo come invece Crystal aveva temuto in un primo momento: l'indecisione iniziale del ragazzo sparì con il passare del tempo, lasciandosi guidare da un istinto il cui unico obiettivo era quello di farla sentire amata.

Dopotutto, non era certo la prima volta che i loro corpi entravano a contatto, seppur non con tale confidenza.

Emanuele, in fondo, sospettava che – se Edoardo non avesse lasciato il castello – il suo dovere nei confronti del suo re non gli avrebbe permesso pienamente di dar voce ai propri desideri, o perlomeno di goderne a pieno il risultato: si sarebbe sentito un traditore, un uomo indegno della fiducia del suo padrone, nonostante ciò comportasse la perdita del proprio lato umano che lo aveva condotto passo dopo passo ad innamorarsi di Crystal, di colei che era a tutti gli effetti un frutto proibito.

A quella consapevolezza, l'istinto di stringerla fra le braccia fu impossibile da reprimere, e il gemito fra le labbra di Crystal fu un suono piacevole e insopportabile al tempo stesso.

Voleva di più, ma lui non era sicuro di essere in grado di accontentarla.

Gli era giunta voce di quanto le donne fossero pretenziose, motivo per cui la sua momentanea sicurezza cominciò impercettibilmente a vacillare.

Cosa doveva fare?

Eppure, Crystal dovette accorgersi del suo repentino cambio d'umore, come se la confusione dei suoi pensieri si fosse impossessata del suo corpo e lo avesse letteralmente immobilizzato.

Gli prese il viso fra le mani e lo guardò negli occhi, sorprendendosi all'istante della preoccupazione che vi intravide.

Emanuele era sempre stato per lei colui che, involontariamente o meno, le avrebbe facilitato la sua fuga da quella prigione e ritornare a vivere: era il suo porto sicuro, una persona da cui rifugiarsi in caso avesse avuto bisogno di aiuto.

Mai avrebbe pensato che i ruoli si potessero ribaltare.

Però lui era lì, preda di pensieri a cui lei non aveva il permesso di accedere, ma che diventavano sempre più chiari man mano che Crystal analizzava il suo sguardo.

"Ascoltami", gli disse, e per un momento ebbe la certezza del fatto che solo le sue parole avrebbero avuto davvero il potere di eliminare le sue insicurezze, di salvarlo in tutti i sensi.

O di ucciderlo.

"Lasciati guidare da ciò che senti, metti da parte le tue angosce e stringimi". Gli accarezzò una guancia con l'intento di rassicurarlo, prima di esibirsi in un sorriso. "Puoi farlo? Me lo prometti?".

Emanuele aggrottò le sopracciglia, come se stesse valutando attentamente le sue parole.

Non gli aveva chiesto molto, dopotutto, e lui era sicuro di riuscire ad esaudire almeno quei piccoli desideri.

Le strinse i polsi in una mano e le portò le braccia sopra la testa, rendendola completamente vulnerabile.

Lui era un uomo, un cavaliere, un degno soldato della sua patria, un fedele servo del suo re.

Un re che in quel momento non era lì.

Non aveva senso lasciarsi travolgere dalla paura di quel che sarebbe successo se invece Edoardo non fosse partito: se mai lui avesse scoperto quel che stavano per fare, ne avrebbe affrontato le conseguenze a tempo debito.

Non ora. Non con l'oggetto dei suoi desideri fra le braccia.

Tale consapevolezza riuscì ad infondergli il dovuto coraggio, e il sorriso di Crystal divenne più grande mentre lui riavvicinava le labbra alla sua pelle.

***

Le settimane passarono senza che nessuno nutrisse dei dubbi sulla relazione tutt'altro che innocente fra Emanuele e Crystal: le ragazze rimaste passavano il tempo a chiedersi quando il loro amato re sarebbe tornato, mentre i loro cavalieri cominciavano a non sopportare più l'idea di dover badare a loro per chissà quanti altri giorni ancora.

Solo Crystal ed Emanuele continuavano a vivere nella loro bolla di vetro, ignorando tutto ciò che capitava intorno a loro e restando del tutto indifferenti all'assenza di Sua Maestà: nonostante dovessero prestare attenzione a come porsi in pubblico, sapevano perfettamente dove e quando avrebbero potuto recuperare i momenti preziosi che avevano perso per colpa di occhi indiscreti.

La regina Margherita, dal suo canto, cominciò a farsi vedere sempre più di rado: non si presentava ai pasti, né dava segno di voler partecipare alla vita di corte.

Era stata lasciata da sola sia dal marito e sia dal figlio maggiore; forse l'ipotesi che anche Edoardo potesse morire era troppo dolorosa da sopportare, a meno che non si chiudesse nelle sue stanze e passasse il tempo a piangere.

Crystal non rese mai note le sue teorie ad Emanuele, occupata com'era a godersi pienamente le gioie di un amore appena sbocciato.

Solo quando il pianto di un bambino interruppe nuovamente il suo sonno, le sue preoccupazioni la colsero di sorpresa e la costrinsero ad affrontare la realtà.

Si era dimenticata di quel particolare che tempo prima l'aveva spaventata a morte.

Cominciò a divincolarsi fra le braccia di Emanuele, come se si sentisse soffocata: aveva bisogno di un po' d'aria che potesse permetterle di riprendersi.

Ma il cavaliere si accorse ben presto della situazione insolita e si svegliò prima che lei riuscisse ad alzarsi dal letto.

Le cinse i fianchi con un braccio e le chiese: "Cosa succede?".

Non poteva svelargli il motivo per cui si fosse svegliata, né la sua natura da strega.

Per quanto l'idea di mentirgli le dispiacesse, non poteva fare diversamente.

"Ho fame", gli rispose col tono più naturale possibile.

Emanuele ridacchiò e le accarezzò il ventre. "Tanto per cambiare, eh? Ultimamente stai mangiando più del solito. Fossi in te, starei un po' attenta".

Colta sul vivo, Crystal assottigliò gli occhi e lo guardò di traverso. "Cosa vorresti insinuare?".

Emanuele si strinse nelle spalle, per quanto il suo essere sdraiato su un fianco potesse permetterglielo, e la baciò in fronte. "Sei leggermente ingrassata. Ma solo un pochino, eh, nonostante ciò non intacchi minimamente il tuo splendore".

"Non sono ingrassata".

Emanuele le accarezzò di nuovo la pancia e sorrise. "Come no? E questa cosa sarebbe?".

Come se le avesse dato un pugno nello stomaco, Crystal si sentì lo sguardo vuoto all'improvviso. Si alzò con lentezza dal letto e si sollevò il vestito quel tanto che bastava per rendersi conto che, effettivamente, il cavaliere aveva ragione.

"Perché questa reazione?", le chiese lui, mettendosi a sedere per vederla meglio. "Il tuo peso non incide sulla tua bellezza".

Crystal si portò entrambe le mani sul ventre rigonfio, conscia che quella forma anomala non fosse dovuta alla fame un po' più frequente che l'aveva colpita negli ultimi giorni.

Come a confermare i suoi dubbi, un senso di nausea le annebbiò i pensieri, e il pianto del bambino divenne subito più forte.

Filix: La Strega del ReDove le storie prendono vita. Scoprilo ora