XVI - La fanciulla senza nome

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I giorni successivi furono i più strani che Crystal avesse mai passato all'interno del castello: si svegliava autonomamente, pranzava e cenava con Giulia e Maria, chiacchierava con loro di argomenti come l'espressione stranamente felice della regina madre o la scollatura troppo audace dei vestiti di Lucrezia, passavano insieme i pomeriggi nella libreria del castello e scroccavano dolcetti dalle cucine come delle bambine piccole, tentando di non farsi scoprire e scappando dopo aver ottenuto quel che volevano.

Crystal avrebbe quasi potuto ammettere di stare effettivamente bene, se gli incubi riguardanti i pianti della madre non avessero ceduto il posto alle suppliche del bambino di cui si era totalmente dimenticata.

Non poteva nemmeno cercare qualcosa tra gli scaffali della libreria, in quanto Edoardo non si era fatto scrupoli a sfoltirla dei volumi più pericolosi a causa della libertà delle ragazze.

L'unica alternativa sarebbe stata tornare da sua madre, ma quell'opzione era decisamente da non considerare.

La voglia di fuggire si era attenuata non appena Edoardo aveva allentato le corde che la tenevano legata ad Emanuele e alla torre in generale: scappare non sembrava più tanto eccitante e, ora come ora, non aveva nessun valido motivo per volerlo fare.

Un giorno di fine gennaio Edoardo decise di spingere la sua apparente bontà a dei limiti che Crystal fino a quel momento si era solo immaginata: nonostante la temperatura fredda, pensò fosse salutare per le ragazze e i cavalieri accompagnarlo ad una battuta di caccia al di fuori delle mura del castello.

Crystal, Maria e Giulia continuarono a parlarne anche mentre gli stallieri sellavano i loro cavalli in silenzio.

"La sua gentilezza non ha eguali", sospirò Maria con sguardo sognante, montando sul suo destriero.

"L'ho sempre detto anch'io", rispose Giulia, accomodandosi a sua volta sul suo cavallo.

Crystal le imitò senza problemi, ripensando alla notte in cui era scappata, e per un momento fu sul punto di ribattere alle loro frasi totalmente devote al re.

Era quasi snervante dover sopportare i commenti sdolcinati che le sue amiche si lasciavano sfuggire parlando di Edoardo, ma del resto erano queste le conseguenze che si ottenevano sotto l'effetto di una pozione.

Trovarono il re, Lucrezia, i dodici ragazzi e le altre fanciulle al ponte levatoio del castello e, quando si unirono a loro, partirono tutti insieme alla volta della foresta.

I cavalieri si disposero attorno all'intero gruppo, formando una sorta di barriera impenetrabile di cui anche Edoardo faceva parte: al loro interno, le ragazze – Lucrezia compresa – non avevano alcuna possibilità di scappare.

Crystal notò con un certo sospetto la disposizione dei ragazzi e non si sorprese quando si accorse dell'identità del cavaliere al suo fianco: Emanuele cavalcava il suo destriero con una fierezza tale da far sentire Crystal come se fosse in groppa ad un asino.

La corsa si fermò nel momento in cui raggiunsero il fiume e, come un sol uomo, tutti e dodici i cavalieri si disposero attorno al re con le armi ben in vista.

Crystal si ritrovò a temere per la sicurezza di Edoardo prima di ricordarsi dello scopo a cui le armi erano in realtà destinate: la caccia era una faccenda da uomini e il re aveva trascinato le fanciulle con loro solo per non lasciarle incustodite al castello.

Altro che bontà.

Maria e Giulia la trascinarono sulla riva del fiume con loro e si tolsero insieme le scarpe per poter immergere i piedi nell'acqua fresca.

In lontananza si sentivano le grida furiose dei giovani seguite dai suoni degli spari e i successivi versi di apprezzamento quando i colpi andavano a segno: sembrava si fossero totalmente dimenticati di loro e questo gettò Maria e Giulia nello sconforto.

Filix: La Strega del ReDove le storie prendono vita. Scoprilo ora