ma che è successo?

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Passò molto tempo, se lo volete sapere, l'interrogazione di Andrew non andò male, anche perché gli suggerimmo la metà delle cose... Comunque. Ci fu un fatto molto importante. O almeno, molto importante per me. In uno di quei giorni, in cui ci si sveglia male e si è già arrabbiatissimi col mondo da quando ci si sveglia, incontrai di nuovo quegli stupidi ignoranti ragazzi. E, dopo una marea di insulti e prese in giro, scoppiai: un'energia mai sentita prima si impossessò di me, cominciai a pensare e dire cose terribili. Mi sentivo forte, potente, imbattibile e senza alcuna paura. In balia del divertimento e della rabbia, trasformai tutto quello che mi circondava: ragazzi, ragazze, alberi, piante, creature... fino a quando sentii qualcosa in mano. Dopodiché, buio. Il buio è l'ultima cosa che ricordo, poi però, vidi un viso, era dolce e simpatico, era di un ragazzo, mi teneva in braccio. Cercai di alzarmi, ma caddi subito a terra e lui mi prese. Era un ragazzo che non avevo mai visto prima, ma che presto, avrei imparato a conoscere. Mi accompagnò in infermeria. E lì rimase molto tempo con me:

- Sai? Anch'io sono come te...

- In che senso?

- No, niente lascia perdere...

- No no, dimmi.

- No no, lascia stare...

- Ok...

- È ancora troppo presto....

Fece una faccia che non riuscii ad interpretare e credo mormorasse delle cose impercettibili all'orecchio di mago, ma non gli chiesi niente e non cercai neppure di capire quello che aveva detto o come aveva fatto a portarmi lì. Ma perché ero lì? L'ultima cosa che ricordavo erano quei due antipatici... ragazzi che continuavano a prendere in giro la gente e a dire cavolate che dovevano essere divertenti o far arrabbiare. Notai che in mano avevo un sasso. Era un sassolino liscio e bianco. Era anche piuttosto pulito. Ma cosa ci facevo con un sasso?! Lo esaminai con attenzione e non potei fare a meno di notare che aveva un'aria familiare, ma probabilmente era perché per me i sassi erano tutti uguali, sasso era, sasso restava. Stavo per chiedere al ragazzo che era seduto lì vicino se ne sapeva qualcosa, ma quando stavo per aprire bocca, lo vidi sorridere. E mi resi conto, che non l'avevo mai visto. Non sapevo chi fosse, ma sapevo, in qualche modo, che lui mi aveva portata lì, qualsiasi cosa fosse successa prima. Aveva sempre quello sguardo dolce, simpatico, che non farebbe mai accadere nulla, che vorrebbe far fermare il tempo per restare lì in quel momento per restare a guardarlo, per sempre. Ma forse ero io a voler restare lì a guardarlo per sempre. Ma sfortunatamente, nessun momento dura per sempre. Infatti è un "momento". Comunque, sentii delle voci familiari, molto familiari.

Arrivarono i miei compagni con un'aria molto preoccupata:

- Alina! Insomma! Che diavolo ti è successo?!

In realtà... erano più arrabbiate che preoccupate (uso il femminile perché credo che ai ragazzi non interessasse molto il "come stavo")

Comunque, mi voltai e notai che il ragazzo che probabilmente mi aveva portata in infermeria, non c'era più.

Il giorno dopo mi sentivo molto meglio ed uscii dall'infermeria per tornare nella mia camera e poi alle lezioni. Cercai quel ragazzo ovunque, ma sembrava che nessuno lo conoscesse, che me lo fossi immaginata?

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