Sotto al monumento, alle tre e mezza.
In un posto così centrale, dove tutti ti possono vedere... Perché proprio lì? Alessia si sente le spie di Renata addosso. Gliel'aveva detto, l'ultima volta che si erano parlate, che si guardasse bene dallo sguinzagliarle addosso le sue amiche ma Renata è sempre stata una testona, lo sapeva benissimo.
Così un po' in imbarazzo, un po' con il cuore in tumulto, un po' spaventata Alessia è lì ad aspettare. Il bel pomeriggio di primavera incipiente regala refoli di vento tiepido in un sereno variegato di nuvole sottili.
Alessia si siede sui gradini del monumento e aspetta. Alle tre e mezza comincia a chiedersi se lui verrà.
E se fosse tutto uno scherzo?
«Ehilà» si sente chiamare.
Si volta verso il bar d'angolo che dà sulla piazza. Mark sta arrivando.
Alessia lo guarda incerta.
È spettinato, con una magliaccia penzolante e jeans cascanti.
«Ciao» la saluta dandole un bacio sulla guancia. Lei avvampa e non sa che cosa rispondere.
Mark la guarda di sottecchi e ridacchia. Le prende la mano: «Facciamo un giro?»
«Che cosa volevi dirmi di tanto urgente?» gli chiede quasi aggressiva senza rifiutare il contatto con la sua mano. È una mano grande, forte ma delicata.
Lui sorride senza dire niente. Si avviano verso una viuzza che parte dalla piazza. Attraversano stretti vicoli sempre senza parlare fin quando arrivano a un parcheggio sotterraneo piazzato in mezzo a un giardino che contiene uno strano monumento marmoreo.
«Ok, adesso ci fermiamo. Che cos'è questa messa in scena?» Alessia non sorride più.
Mark invece sfoggia sempre l'espressione più tranquilla di questo mondo.
«Avevi detto che volevi conoscermi meglio, no? Bene, è arrivato il momento. Lasciami guidare il pomeriggio. Quanto tempo abbiamo?» le domanda, piazzandosi proprio davanti alla sua faccia.
Alessia si morde le labbra: «E se io non volessi conoscerti meglio?» fa con aria di sfida.
«Ascolta, facciamo così: un pomeriggio a testa. Il prossimo sarà il tuo. Questo è il mio» ribatte Mark e le sorride.
Dio, che sorriso. Così insolitamente trasandato, quasi irriconoscibile, Mark è ancora più bello. Senza volerlo Alessia si sente incrinare dentro e le scappa un sorriso. Soddisfatto Mark la invita a scendere le scale del parcheggio. Prendono la macchina e si apprestano a uscire dalla città.
«Se lo sa mia madre che sono venuta in macchina con te mi sbudella» dice.
«Ehi, non sono un mostro. E guido pure bene. Lo dicono tutti. Non vado forte» parla con spontaneità, sembra un ragazzino.
«Dove andiamo?» domanda Alessia.
«Vedrai» risponde lui enigmatico.
Stanno percorrendo una elegante via dei sobborghi cittadini: villette immerse in ampi giardini fin quando l'auto si infila in un cancello che dà su un parco.
«Casa tua?» chiede Alessia spaventata.
«Questo è il mio rifugio» precisa Mark e arresta la macchina nel cortile di una villa bellissima, giallina.
«C'è qualcuno in casa?» chiede Alessia con la voce preoccupata.
«Tranquilla, in casa mia c'è sempre qualcuno» dice lui.
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Pensami un istante
ChickLitNon basta essere belli, popolari e desiderati per saper amare. Questo è quello che Mark imparerà a sue spese quando farà un incontro che gli sconvolge la vita...