CAP 16. Sguardo nel passato pt.2

9 0 3
                                    

Grace era andata nel retro della casa a prendere una bacinella che aveva riempito di acqua gelata.
Era venuta da me con quel catino tra le mani e me lo aveva rovesciato addosso.
Non potei urlare per via dell'orario ma giuro che lo avrei fatto.
Diamine se avrei urlato.
Ero rimasto senza fiato, mi ero messo a sedere immediatamente, Grace si era seduta sulle mie coscie e si era fiondata sulle mie labbra.

L'avrei allontanata, l'avrei insultata amorevolmente come nostro solito, ma quello era un bacio diverso.
Quello era il nostro primo bacio.
Lo sentivo tale.

Le sue gambe mi circondavano la vita e le sue mani erano prepotentemente premute contro le mie guancie.
E quando mi lasciai andare anch'io, le accarezzai le guancie e le sentii bagnate. Stava piangendo.

Mi staccai dal bacio e vidi i suoi occhi gonfi, imploranti.
Le sue labbra esitanti.

<<Perché stai piangendo?>>

<<Perché sei tutto quello che ho sempre desiderato.>>

Ed era tornata a baciarmi e io l'avevo stetta a me.
Il mio petto bagnato contro il suo.
La maglietta fradicia ormai aderiva alla pelle e lasciava evidenti gli addominali.
La sua maglietta era ugualmente bagnata perché era entrata in contatto con la mia.

E interruppe il bacio, mi sorrise.
E giuro, non ho mai visto un sorriso così bello.
Aveva appoggiato la fronte sulla mia e a voce bassa, in un sussurro, mi disse che se fossi stato un altro non avrebbe esitato a correre dentro casa e a mettersi una maglietta asciutta che non le lasciasse trasparire il seno.

<<Ma tu non mi metti a disagio>>

Ed ero veramente felice.
Stavo tremando, ma ero veramente felice.
La notte più bella di sempre.

Non aveva chiesto scusa per quella secchiata d'acqua fredda perché diceva che era incoerente pentirsi delle proprie azioni e aggiunse che me la meritavo.
Le raccontai com'erano andate in realtà le cose. Non per fare lo spavaldo, non per ricevere gloria, ma perché le ho sempre detto ogni cosa.
Ogni cosa.
E mi sembrava insicero e disonesto nasconderle un particolare così.

Mi disse in tranquillità che era felice che io avessi preso le sue difese ma che odiava il modo in cui lo avevo fatto.

Voleva che giurassi che non avrei più picchiato nessuno per difenderla, ma non lo promisi mai.

Avevo i brividi e lei mi disse che avremmo preso la febbre quindi mi tolsi la maglietta fradicia e lei fece lo stesso, senza imbarazzo.
Le baciai una tempia e lei si addormentò abbracciata a me, dopo aver guardato le stelle.

Il giorno dopo sua madre si era arrabbiata moltissimo.
Sua madre era una donna simpatica, sempre dalle buone maniere, ma cessò di essere tale quando ci trovò dietro una siepe avvinghiati, per quanto mi riguarda nudo fino alla vita e, nel caso di Grace, solo in reggiseno.

Mi addossai la colpa di tutto e Grace non smise mai di ringraziarmi per averlo fatto.

Da quella volta baciavo Grace quando volevo.
Erano finiti i giochi: sapevo di essermi innamorato di lei e glielo dissi pure, mentre dormiva, ma glielo dissi.

Lo feci il giorno prima di partire.
Siamo stati lontani un anno e non credevo seriamente che sarebbe stato così difficile dimenticarla.
Non l'ho mai fatto.. ho solo rovinato il rapporto.

Ora ho diciannove anni e mi ritrovo a desiderare le sue labbra, come quella notte che sono andata sotto casa sua con quel mazzo di fiori enorme.

E ho paura dei miei sentimenti ma dopo forse due anni, sento il bisogno di baciarla, ancora e ancora.

E lo avrei fatto se la porta non si fosse spalancata rivelando Ethan e l'infermiera.

Mi stacco da Grace, districo le nostre mani unite e assumo la stessa espressione colpevole che avevo quando, cinque anni fa, i nostri amici ci chiedevano se stessimo insieme.

E la risposta è sempre stata 'no'.

Ethan ci sorpassa incazzato e, dopo aver fatto un veloce cenno a Grace e averne ricevuto uno da parte sua, seguo il mio migliore amico giù per le scale.
Non faccio che chiedermi come posso far capire ad un'idiota che non sono così idiota come crede.

<<Ethan aspetta.>>

Si ferma. Stranamente si è fermato, piantato lì in mezzo al corridoio.
Con i pugni serrati e i pollici conficcati nei palmi delle mani.

<<Cosa vuoi altro?>>

<<Non ho scopato con tua sorella>>
Decido di andare diretto.
Fa due passi verso di me.

<<Guardami negli occhi e dimmi che cazzo è successo.>>
Suona molto come un ordine.

Però ubbedisco e lo faccio.
Racconto tutto, dal palestrato alla corsa in ospedale.
Ethan non mi ha mai interrotto.

<<Il cazzone... era del college?>>

Lo guardo stralunato. È davvero così importante?

<<Non lo so, Ethan. Ha già avuto la sua lezione.>>

Lui annuisce appena e serra la mascella.
Ci riavviamo verso la stanza e sibila un flebile "grazie".
Credevo che quel suono fosse stato frutto della mia immaginazione, ma, quando lo ripete venti secondi più tardi, mi convinco che non mi sto sognando nulla.

<<Grazie di esserti preso cura di Lottie. Mi dispiace per... sì, insomma il pugno.>>

Zitto e baciamiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora