CAP 18. Non può saperlo

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GRACE'S POV

<<Sì, l'ha fatto.>>
Mi dice in modo noncurante e non posso fare a meno di chiedermi quale sia lo scopo di questa conversazione.

<<Bene. Allora, tutto apposto fra voi due?>>
Immaginavo fosse così visto l'espressione serena di Brand, ma non sapevo come portare avanti la conversazione tra noi e quello mi sembrava il modo più intelligente per farlo.

Mi spaventa l'idea che Ethan possa chiedermi qualcosa a riguardo di Brand. Qualsiasi cosa riguardo quello che ha visto poco fa.

<<Sì, beh, io non avrei nessun motivo per avercela con lui... dovrei solo ringraziarlo.>>

E ci fu un attimo di silenzio e pensai che dovesse aggiungere qualcosa.

<<Però credo ce l'abbia con me per via del pugno...È così?>>

A Ethan non interessa veramente saperlo, lo so.
E non perché sia un menefreghista cronico, ma perchè, se anche Brand provasse rancore, la cosa si risolverebbe in mezza giornata.

Ethan sta cercando di guadagnare tempo, forse di smorzare la tensione, forse sta cercando di trovare il coraggio di tirare fuori la questione per cui mi ha fatto lasciare la stanza e un Brandon frustrato.

<<Non gli importa.. un po' di ghiaccio e il suo labbro torna come nuovo.>>

Lui annuisce, assumendo un'aria da cane bastonato.
Credo si sia reso conto di quanto sia risultato stupido e infantile nel porre quella domanda. Tira un sospiro e si decide ad arrivare al succo della questione, esponendo quindi le motivazioni della conversazione.

<<Io mi fido di te, Grace e ho bisogno che tu mi dica la verità, come hai sempre indubbiamente fatto.
Non sono affari miei e lo so, ma siete i miei migliori amici.
Vi conoscevate già, vero?
Voglio dire... quando lo scorso settembre vi ho presentati l'uno all'altra... sì beh.. quelle presentazioni erano inutili?>>

Tutto avrei pensato tranne che la domanda fosse quella.

Non posso dirglielo.
Non posso dirgli che era la persona a cui più tenevo al mondo.
Non posso dirgli che ogni volta che vedo Brand penso a quel bambino di cinque anni che mi aveva aiutata ad attraversare il torrente, nonostante non mi conoscesse nemmeno.

Ricordo ancora come stavo saltellando allegramente passando da una pietra all'altra, attraverso il torrente. Quando ad un tratto il piede mi scivolò e riacquistai l'equilibrio in fretta.
Però c'era quel bambino che mi si era avvicinato e si era offerto di indicarmi le pietre meno scivolose.

Era dietro di me e mi istruiva su dove andare, ma adottava quel tono da sapientone che gli dava l'aria da superiore.

Lo odiavo perché non capiva che ero grande abbastanza per fare da sola.
Quel bambino aveva iniziato a venire tutti giorni a tormentarmi.
Amava rompermi le scatole, indispettirmi e tirarmi i capelli.

L'ho odiato.
Per tre lunghi anni.
Ma poi all'improvviso un giorno le cose cambiarono.
Nel momento in cui sua madre si ammaló, lui inizió a frequentare la mia compagnia sempre meno, a venirmi a trovare con minore costanza.
E allora scoprii che mi mancava la sua presenza e che in realtà apprezzavo i suoi dispretti.
Io non lo odiavo, mi mancava addirittura.

Ma Ethan non deve saperlo.
Ethan non può sapere i dettagli del nostro rapporto malato.
Perché la nostra non era una normale amicizia.
Perché per quanto volessi convincermi che lo fosse, non era così.

Due amici non si guardano come se l'uno per l'altro sia la cosa più preziosa del mondo.
Due amici non si tengono per mano.
Due amici non sono gelosi se uno o l'altro si fidanzano.
Due amici non cercano mille scuse per potersi baciare.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 29, 2018 ⏰

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