14. Scelte da Re

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Kaliningrad - Fuori San Pietroburgo

La carrozza ha un altro scossone, mentre i cavalli tirano per trainare fuori le ruote dalle buche del sentiero. La pioggia del giorno precedente rende il percorso difficile, costringendo la carrozza a rallentare. Gli occhi del piccolo Michele scrutano fuori dalla carrozza; il buio li circonda, trasformado gli alti busti degli alberi in uomini d'ombra e i rami spogli in braccia che si levano verso l'alto.

<<Siamo arrivati?>>

<<No, Olga.>> Il piccolo principe sbuffa, sperando di cessare le continue lamentele della sorella.

<<Ma a me non piace il buio. Zayn non poteva accompagnarci?>>

<<Saremo a palazzo molto presto, ma tu smettila di lamentarti.>>

La piccola Olga si lascia andare con la schiena contro il divanetto rosso. Le piccole manine guantate cominciano a intrecciarsi tra loro cercando di scacciare il pensiero del buio. A nessun bambino piace stare nell'ombra, soprattutto in mezzo a una boscaglia e lontano da casa. Olga fa per rivolgere al fratello un'altra domanda, quando sente una delle guardie ordinare di arrestare la carrozza. Dopo qualche secondo di silenzio, una delle guardie imperiali sbuca della finestrella.

<<C'è un albero che ci sbarra la strada, Altezze. Ci rimetteremo in cammino fra poco.>>

Egli china il capo, allontanandosi. Michele si accorge della bambolina della sorella caduta ai piedi, abbassandosi e restituendola alla proprietaria.

<<Quando torneremo a casa tu cosa chiederai in regalo alla mamma?>>

Michele la guarda confuso. <<Mamma mi ha detto prima di partire che per il nostro compleanno ci avrebbe comprato quello che desideriamo. Tu cosa vuoi?>>

Il piccolo Michele stringe le labbra, pensandoci sù. <<Diventare un soldato, come nostro fratello.>>

<<Io voglio una bambola nuova. Come quella che ha la principessina Maria.>>

<<Che regalo stupido.>>

Olga mette il broncio, incrociando le braccia al petto e tenendosi stretta la bambolina di pezza. Il nitrito di un cavallo spezza il silenzio. I bambini aspettano di ripartire, quando un forte colpo fa tremare la carrozza.

<<Cos'è stato?>>

<<Ci attaccano! - l'urlo di una delle guardie spaventa la bambina. - Proteggete i bambini! Rispondete!>>

Nella confusione che in un momento è arrivata, Olga si precipita al fianco del fratello. Quest'ultimo la prende fra le braccia, cercando di capire cosa stia succedendo fuori. Ma gli occhi del piccolo sono ostacolati dal buio, impedendogli di vedere e permettendogli di sentire solo il suono delle spade.

<<Ho paura..>>

Olga si rimpicciolisce tra le sue braccia, quando un altro scossone colpisce la carrozza. Il nitrito impazzito dei cavalli e la voce di un uomo che ordina di catturare i reali. Michele stringe tra le braccia la sorella, quando la portiera viene aperta con la forza. Michele riconosce la divisa di una delle guardie imperiali; questo cerca di aiutarli a fuggire, ma prima che i bimbi possano seguirlo, qualcuno da dietro colpisce alla nuca la guardia. Un uomo, celato nell'ombra, compare davanti allo sguardo impaurito di Michele. Quando una mano dello straniero si allunga per afferrarli, l'ultima cosa che riescono a vedere i bambini è il buio.

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Non voglio andare a letto. So che se anche ci provassi, non riuscirei ad addormentarmi. Per questo preferisco starmene tra le mura della biblioteca, appoggiarmi con la testa su una mano e sfogliare le centinaia di pagine impolverate con l'altra. Non è passata neanche un'ora dal mio incontro con Maria. Quando ho visto le ragazze venirmi incontro, ho detto loro che preferivo stare da sola. Una parte di me avrebbe voluto parlare con loro, raccontare quanto io sia stata stupida a fidarmi di Maria, ma un'altra voleva solo rifugiarsi tra gli scaffali della biblioteca. Domani avrei fatto ritorno a casa, senza che i segreti di questi libri mi vengano svelati. Se mi rimangono solo poche ore in questo palazzo, voglio passarle in queste mura. Alzo la testa, guardando il grande specchio che fa da soffitto; quando me ne accorsi per la prima volta ne rimasi incantata. Chiudo uno dei libri, tirando un sospiro. Sento la vista cominciare a chiedermi di riposarsi, gli occhi stanchi. Faccio per alzarmi, quando lo sguardo mi cade su uno dei corridoi alla mia destra.

RomanovDove le storie prendono vita. Scoprilo ora