13. Senza maschere

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La visione che ci si ritrova davanti poco prima del calar del sole, qui tra i giardini del palazzo di Caterina, è impagabile; il cielo si tinge gradualmente di arancio contornando d'oro le chiome degli arbusti. Mi piace stare all'aperto a quest'ora di fine giornata.

<<L'ho presa, adesso sei fuori dal gioco! Ho vinto.>>

Metto le mani sui fianchi, guardando dall'alto mia sorella Maria. <<E chi lo stabilisce che avresti vinto tu?>>

<<Le regole del gioco!>>

<<E chi dice che bisogna rispettare le regole?>>

Io e i bambini ci giriamo verso una voce alle mie spalle. La donna ci viene incontro, alzandosi leggermente il lungo vestito con entrambe le mani. Porta un piccolo cappello che illuminato dalla luce dorata del sole le fa la carnagione più scura. Matilda mi invita a farle compagnia sul prato, sistemato a poca distanza con cestini di vimini e frutta. Mi porge un bicchiere, che io rifiuto educatamente.

<<Vostra sorella Maria vi assomiglia.>>

Somiglia molto più a nostra madre. <<Qualche volta. In altre occasioni sa essere molto meno piacevole di come la vedete ora.>>

<<Sfortunatamente mio padre non ha voluto altri eredi dopo la mia nascita. La nostra famiglia premeva su un erede maschio, ma evidentemente mio padre ha preferito limitarsi ad una figlia.>>

<<Vi piacciono i bambini?>>

<<Molto, in realtà. Spero di riempire la mia futura casa di risate e piedini scorrazzanti.>>

Sento un nodo nascermi in gola. <<Beh, potreste farlo quando vi sposerete.>>

Matilda coglie la mia risposta con qualche istante di silenzio, prima di aprire un argomento che speravo di evitare. Tuttavia, sapevo che passare del tempo con questa donna avrebbe portato ad affrontarlo. <<Siete quindi stata la promessa di Zayn.>>

<<Come avete detto, lo ero. Ma tutto cambia in politica.>>

Già, la politica.. dopo questo matrimonio non concluso provo ancor meno attrazione per essa. Non ho mai condiviso l'idea che ci si debba sposare per calcolo, ma secoli di tradizione non sono mai cambiati. Mi chiedo se un giorno potrà essere diverso. Vedo Maria cadere a terra in posizione supina, con Alexandra e la figlia di una delle donne della servitù sopra di lei. Mi chiedo se le cose potranno essere diverse un giorno almeno per lei.

<<Io vi invidio.>>

Le sue parole mi colgono alla sprovvista. <<Cosa volete dire?>>

<<Voi siete una principessa. - Esclama tirando su il mento. - Avete la possibilità di viaggiare, vedere Paesi diversi e apprezzarne i diversi costumi e culture. Io non sono mai uscita dal territorio russo.>>

<<Ma per voi le cose potranno cambiare. Potreste essere più di questo; un'imperatrice. Una delle donne più potenti al mondo. Vi saranno concesse opportunità che anche ad una principessa vengono meno.>>

<<Forse.. voglio davvero questo matrimonio.>>

I miei occhi si incantano sulle bambine, ma le sue parole mi fanno uno strano effetto. Quando sento una sua mano poggiarsi sulla mia, mi ritrovo a dover frenare l'istinto di ritirarla. <<Principessa, è vero, non vi aspettavate questo e men che meno io. Ma vorrei che non mi consideraste l'artefice di questo cambiamento pensando di avervelo sottratto di proposito.>>

<<Siete in errore..>> Pronunciare queste parole mi pesa più di quanto credessi. <<Voi ed io non siamo altro che delle pedine in una partita per il potere. Non ho alcun movente per ritenervi responsabile di avermi portato via qualcosa che mai è stata di mia proprietà.>>

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