Pov Nora.
Sono passate circa due settimane, da quando Justin mi ha sorpresa, rubandomi allo studio, con quel pic nic in collina. Da allora il nostro rapporto si è intensificato, e non posso che considerarlo un bene, dato che è soprattutto grazie a lui e al suo chiaro ed esaustivo modo di spiegare i concetti, se ho superato l'esame tanto temuto, e per il quale mi ritenevo totalmente impreparata, con un ottimo voto: 26/30, chi lo avrebbe mai detto?
Ed è proprio mentre sto parlando a Izzy del mio rapporto con Justin, del fatto che stiamo provando a stare insieme come una coppia e che per ora le cose sembrano andare bene, che qualcosa nello sguardo della ragazza mi impedisce di proseguire il mio discorso. La sua espressione è corrucciata e allo stesso tempo spenta.
<<Izzy... Ehi, tesoro tutto okay?>> Rallento il passo e le osservo il volto: è più pallida del solito. Annuisce senza però dire nulla e si porta una mano sullo stomaco.
<<Scusa, ma non credo verrò in mensa. Torno in camera Nora>>
Ed ecco, non fa in tempo a finire la frase che mi ha già voltato le spalle per tornarsene nel nostro covo con un andatura piuttosto sostenuta, lasciandomi lì in corridoio, imbambolata come una stupida. In realtà è da qualche giorno che la vedo più moscia del solito. Non è da lei. Izzy è sempre stata una ragazza attiva e allegra, fin dal primo giorno in cui l'ho incontrata. Mi chiedo cosa le stia succedendo, che si sia beccata un po' d'influenza?
Riprendo a camminare, con la salivazione a mille al solo pensiero di mangiarmi un bel panino con tonno e maionese. In più oggi pomeriggio assisterò alle ultime ore di lezione prima delle vacanze di Natale, periodo in cui avrò tutto il tempo per stare con Justin e... studiare in vista dei prossimi esami.
Una volta varcata la soglia del grande regno di hamburger, patatine e insalate, cerco con lo sguardo Justin e Theo, i quali svizzeri come due orologi, sono già al solito tavolo intenti a mangiare e parlare a bocca piena. Proprio dei galantuomini!
<<Ciao ragazzi!>> esclamo una volta raggiunti. Stampo un bacio sulla guancia del biondo e appoggio la borsa accanto a lui, prima di dirigermi a prendere un vassoio e poi il resto.
Al mio ritorno, è Theo a parlare.
<<Dov'è Izzy?>>
<<È tornata in camera. All'improvviso ha detto di non sentirsi bene>> rispondo, togliendo lo stuzzica dente che tiene uniti i pezzi del mio sandwich.
<<Forse ha preso freddo ieri alla pista di pattinaggio>> dice Justin, ricordandoci della divertente uscita del giorno prima e del freddo che faceva.
<<Sì, può darsi. Più tardi passerò da lei>>
E con quest'ultima frase, Theo ci permette di continuare a mangiare, o, nel mio caso, di iniziare.
Pov Izzy.
Il dolore allo stomaco è ormai arrivato alla gola. Seduta sul bordo della vasca sto aspettando un altro, lacerante, conato di vomito che mi porti a rimettere e che ponga fine al più presto a questa tortura.
<<Che cazzo mi prende?>> esclamo guardando allo specchio la mia faccia smorta e coperta di trucco sbavato.
Un indigestione? Possibile. Un virus? Anche.
Non ne posso più. Ormai sono tre giorni che continuo ad avere dolori, ed oggi si aggiunge anche la nausea.
Ed è proprio per quell'ultimo pensiero che sbarro gli occhi e fisso il vuoto.
E se fosse..
No, non può essere.
Con una mano sullo stomaco e la testa che gira, mi alzo e mi dirigo verso il letto, accanto al quale, sulla parete, è posto il mio calendario di David Beckam.
<<Oddio>>
Quello che esce dalle mie labbra è un flebile sussurro, appena percettibile. D'altronde sono sconvolta nel notare che l'ultimo ciclo, contrassegnato con un pallino rosso, risale a quasi due mesi prima.
Come ho potuto non accorgermene? Io, sempre ordinata e precisa in tutto.
Il panico si impadronisce di me, ma cerco subito di scacciarlo, correndo in bagno a lavarmi il viso con l'acqua gelata. Una volta asciugata, raccolgo il cellulare da sopra il comodino, indosso il cappotto, afferro la borsa ed esco dalla stanza sbattendo involontariamente la porta.
In farmacia, fortunatamente, c'è poca gente, ma mi sento comunque gli occhi di tutti i presenti puntati addosso.
Prendo un bel respiro e, cercando di sembrare il più disinvolta possibile, mi metto a cercare i test di gravidanza sugli scaffali. Una volta trovati, il battito cardiaco si fa più intenso, accelerando a dismisura. Sento gli occhi pizzicarmi, e a fatica cerco di trattenere le lacrime.
Ti prego, fa che non sia così. Ti scongiuro.
Con mano tremante, afferro una di quelle confezioni di cartone e, a causa della troppa agitazione, nel farlo ne urto un'altra che cade ai miei piedi. Avvampando, mi chino velocemente a raccoglierla e mi dirigo quindi verso la fila che si era formata con entrambe le scatoline in mano.
Sulla via del ritorno, cerco in tutti i modi un'alternativa alla gravidanza. Che mi sia scordata di segnare il ciclo successivo sul calendario? Ma sì, sicuramente sarà così.
Tornata in università, e raggiunta quindi la stanza 602, la apro, sperando con tutto il cuore che sia deserta.
Faccio un respiro di sollievo nel constatare che è proprio così. Dunque, mi tolgo il cappotto, tolgo dalla busta di plastica le confezioni prese in farmacia e torno in bagno con l'ansia fin sopra i capelli.
<<Tranquilla Isabel, è tutto okay. Tu non sei incinta. Non lo sei>>
Incinta..
Il solo pensiero mi fa tornare la nausea.
Due ore dopo, stando a quanto scritto sul foglietto illustrativo, mi inumidisco le labbra e mi alzo per andare a controllare il primo risultato. Nora intanto è tornata ed è sul suo letto intenta a leggere un libro da lei definito "psicologicamente psicotico".
Non ho il coraggio di guardare. Ho una fifa blu, ma devo farlo.
I miei occhi ricadono su quella specie di termometro, ma più grosso.
Mi mordo il labbro fino a farmi male e mi porto una mano alla bocca. Le lacrime iniziano a scendere calde, bollenti, sulle mie gote altrettanto ardenti, e il pianto che tento in tutti i modi di frenare, da vita a interminabili singhiozzi. I quali per altro, arrivano disperati fino alle orecchie di Nora, che in pochi minuti è davanti a me.
<<Ehi, cosa suc.. oh mio dio>> mormora con voce spezzata. Sicuramente ha notato il test che sto tenendo in mano.
Senza dire nulla, mi si avvicina, si siede accanto a me e mi abbraccia.
Ed io continuo a piangere, e a pensare a quanto io e Theo siamo stati stupidi a cadere in questa trappola che è l'amore.
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A Terrible Secret || J.B. {Conclusa}
Fiksi PenggemarSi sa, il college è uno dei luoghi migliori per innamorarsi. Un incontro casuale, l'inizio di un' amicizia, un bacio rubato e, infine, due cuori spezzati. Justin e Nora nascondono un segreto. Un segreto del quale nemmeno loro sono a conoscenza, pe...
