Cap 2

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Un dolore fortissimo al collo, le mani informicolate, un ronzio in sotto fondo. Non capivo cosa stasse succedendo ero troppo stanca per concentrarmi, muovevo la testa pian pianino su e giù cercando di trovare una posizione migliore quando una mano calda mi si appoggiò sulla spalla e subito dopo una campanella squillante mi fece scattare sull'attenti. Aprii gli occhi di scatto cercando di capire dove mi trovassi, tutti i miei compagni di classe si stavano alzando dai propri posti per dirigersi verso la porta. Osservai la mano appoggiata sulla di me e alzai lentamente lo sguardo con la paura di trovarmi davanti qualcuno di al quanto indesiderato. Incontrai due pozze azzurre come il colore del mare, i capelli biondi erano tenuti in ordine come al solito non sembrava ci fosse passata nessun ondata di vento al contrario di me, mi stava sorridendo dolcemente come era suo solito fare. Manuel era in piedi davanti a me, era completamente appoggiato sul mio banco e stava ridendo sotto i baffi.
-" Ti sei addormentata di nuovo Beatrice?" Mi disse liberando finalmente la sua risata che non so da quanto tempo l'aveva trattenuta.
-" Può darsi, sono distrutta è da una settimana che non dormo"
Manuel sorpassa il mio posto e si siede sulla sedia di fronte a me senza mai togliermi gli occhi di dosso, ha lo sguardo divertito ma premuroso allo stesso tempo, mi accarezza la mano senza mille problemi e mi guarda negli occhi come se stesse cercando di leggermi dentro.
Ho sempre adorato questo lato dolce e puro di Manuel, lui era diverso dagli altri, lui si interessava veramente dei miei problemi, mi trattava bene e mi sosteneva sempre come un vero e proprio amico senza l'intenzione di infilarsi nelle mie mutande. Era davvero un ragazzo unico, raro da trovare ai giorni d'oggi e proprio per questi motivi era il mio migliore amico. Fin dalla prima superiore mi ero trovata benissimo con lui, mi era sempre stato accanto, non mi aveva mai abbandonato. Mi ricordo ancora quel giorno che Ginevra mi aveva umiliata davanti a tutti in palestra, mi aveva preso in giro per il mio fisico dicendo che nessun ragazzo mi avrebbe mai guardata dato che sembravo uno spaventa passeri. Quando avevo sentito quello parole il mio cuore si era spezzato, tutte le prese in giro delle elementari, le umiliazioni subite in classe erano riemerse e il dolore che avevano provato all'epoca sembrava non essere mai passato, era così forte da togliere il respiro. Scoppiai a piangere delusa di me stessa, delusa di essermi mostrata così debole. Mi ero ranicchiata in un angolo dello spogliatoio femminile, tenevo la testa vicino alle ginocchia e dondolavo su me stessa cercando di far uscire quei dolorosi ricordi dalla mia mente. Avrei tanto voluto avere Giulia lì ma purtroppo quel giorno non era venuta a scuola per via dell'influenza. Così mi convissi all'idea di essere sola contro tutti. Ero quasi arrivata al punto della disperazione quando uno cigolio della porta attirò la mia attenzione, mi girai confusa asciugandomi le lacrime non volevo farmi vedere così da nessuno. Quando vidi la persona che era entrata nello spogliatoio non potevo crederci. Manuel si era seduto accanto a me mi aveva guardato studiandomi per bene, poi mi aveva circondato il collo portandomi vicino a lui.
-" Beatrice lasciala stare, l'unica sfigata qui è lei" mi aveva sussurrato tra i capelli.
A quelle parole mi ero raddrizzata e avevo incontrato due occhi blu che mi guardavano con estrema dolcezza. Fu lì che capii che Manuel era davvero un ragazzo fantastico e non potevo lasciarmelo scappare come amico.
-" Ei Bea ci sei?"
Manuel stava scuotendo la mano per richiamare la mia attenzione.
-" Si certo" risposi confusa osservando Giulia che si era ritornata nuovamente accanto a me.
-" Hai sentito cosa ti ho chiesto?"
-" Emm no scusa"
Manuel sbuffò e si passò una mano tra i capelli guardando Giulia che stava battendo nervosamente il piede per terra e ci guardava con aria disperata, non vedeva l'ora di uscire da quel luogo infernale. Trattenni un sorriso quando incontrai il suo sguardo.
-" Andiamo tutti insieme sta sera da Grillo, oggi c'è il " Friday party" dobbiamo andarci, ho voglia di divertirmi" gli occhi di Manuel si illuminarono di una strana luce, si certo divertirsi come no, lui voleva rimorchiare qualche ragazza.
-" Certo che ci veniamo e poi dobbiamo festeggiare dato che quella stronza della Martinelli non mi ha interrogato" scoppiò Giulia rispondendo al posto mio battendo le mani entusiasta.
Scossi la testa divertita dalla sua euforia. Ero davvero fortunata ad avere degli amici come loro. Manuel sorrise e incominciò a dire qualcosa ma venne interrotto dal bidello che era appena entrato nell'aula.
-"Ragazzi è giunta l'ora che ve ne andiate" ci disse introducendo nella classe tutto il necessario per pulirla.
Prendemmo le nostre cose e uscimmo finalmente dopo sei lunghe ore di scuola da quel maledetto posto. Andammo incontro a Ludovica e Simone che ci stavano aspettando per andare a mangiare tutti insieme alla mezza luna.
-" Era ora ma dove eravate finiti?" Ci chiese Ludo sbuffando.
-" Dai andiamo rompi scatole" la trascinai giù per le scale del giardino quando maglia a paiet mi bloccò la strada. Se ne stava li davanti a noi con un sorriso malefico in viso, come al solito era accompagnata dalle sue fedelissime Giovanna e Gloria anche chiamate GG erano le fotocopie di Ginevra la copiavano in tutto ciò che lei faceva, sì proprio senza carattere.
Cercai di sorpassare maglia a paiet ma lei mi bloccò.
-" Dormito bene cara?"
Inspirai ed espirai lentamente, dovevo stare calma, dovevo stare calma.
-" Sai tesoro sei ancora più patetica quando dormi, guardati' mi mostrò una foto di me piegata sul banco con  i capelli sconpigliati e la bocca aperta, veramente oscena. Il viso mi diventò rosso dall'imbarazzo  volevo prenderla a pugni, ma purtroppo non ci riuscii ero troppo imbarazzata.
-" Davvero tesoro dovresti andare in una casa di cura"
Rimasi a bocca aperta non sapendo cosa dire, ma si sentiva quando parla? Ok non sarò miss Italia gambe lunghe e un fisico da paura ma non sono poi un caso così disperato. Non sono perfetta come lei ma almeno ho più cervello. Sto per contrabbattere quando da dietro di lei sbuca Mister maglietta nera, si gira a guardarla con uno sguardo schifato.
Io l'osservai rimanendo a bocca aperta, la luce del sole valorizzava ancora di più il suo fisico scolpito e i suoi occhi marrone chiaro avevano delle leggere sfumature d'orate. Era perfetto, il più bel ragazzo che avessi mai visto.
Si posizionò di fianco a quell'oca di Ginevra e le lanciò un occhiataccia.
-" La vuoi finire? Hai letteralmente rotto le palle!" Fece una breve pausa dove si girò velocemente a guardarmi-" Mi sono rotto di te" la guardò infuriato e poi si voltò verso il suo motorino, si sistemò in un modo talmente sexy la giacca di pelle, si infilò il casco e accese il motore. Mamma mia in quelle sole tre mosse aveva attirato l'attenzione di tutte le ragazze su di sé.
-" Cosa vuoi dire? È finita?" Urló Ginevra
Mister maglietta nera caricò il motore uscendo dal parcheggio.
-" O Ginevra è già finita da molto tempo, sei tu che devi capirlo, mi hai stancato" alzò le spalle e poi si volatterizzò nell'aria ma prima di sparire dalla mia vista i suoi occhi si incrociarono con i miei e un brivido mi percosse la schiena.   
Ginevra si girò dalla mia parte come una furia.
-" Me la pagherai è tutta colpa tua"
-"No cara sei tu che sei una stronza!" Dette quelle parole la sorpassai e mi diressi insieme ai miei amici verso la mezza luna pronta a divorarmi un panino gigante.
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Varcammo la porta del locale e ci dirigemmo al solito tavolo. Antonio il cameriere ci accolse con gran sorriso e ci portò i menù.
-" Occorrono?" Ci chiese indicando i menù.
Ormai eravamo talmente di casa che non occorreva neppure guardassimo la lista dei piatti, tanto tutti sapevano cosa prendere.
-" Il solito per tutti" disse Ludo riconsegnando gentilmente le liste, Antonio le sorrise e si dileguò in cucina per poi ritornare dopo un venti minuti con i nostri panini in mano. Non appena il mio piatto mi venne servito lo divorai con uno solo sguardo.
-" Mamma mia ragazzi" Esclamò Ludo " meno male che dovevo mangiare sano da lunedì"
Tutto scoppiammo a ridere per via dell'espressione seria e convinta di mia sorella.
Girai il capo con le lacrime agli occhi dal ridere quando il mio sguardo incontrò la figura maschile che aveva appena vercato la porta. Luca Crinieri  allias lo stronzo. Se ne stava lì con quella sua aria da strafottente, i capelli scompigliati a causa del casco che teneva in mano e il suo solito giubbotto nero primavera-estate che gli filava a pennello, chissà mai chi glielo aveva regalato? Quando i suoi occhi  incrociarono  i miei il suo sorrisetto togli mutande gli morì addosso, mi girai nervosamente senza dargli attenzione, peccato che il mio cuore non percepì quel messaggio. Batteva all'impazzata sbattendo contro il mio petto, trattenni il respiro e mi sistemai i capelli dietro l'orecchio. Gli occhi mi bruciavano un pochino a causa delle lacrime che stavo trattenendo ma del resto come non potevo non provare quelle emozioni, lì davanti a me si trovava lo stronzo per il quale ero stata innamorata per la bellezza di ben due anni. Anche se non lo guardavo sapevo che i suoi occhi erano puntati su di me, sentivo tutto il mio corpo bruciare dalla rabbia, ma come si permetteva di guardarmi in quel modo? Era stato lui ad aver rovinato tutto, non ero stata io quella ad averlo preso in giro, aveva fatto tutto lui.
Mi girai lentamente ed incrociai quegli occhi scuri color cioccolato, in quel momento mi ricordai perché mi ero completamente innamorata di lui, i suoi occhi per me erano stati sempre come una droga dalla quale non riuscivo a liberarmi, fin da quel sabato di gennaio quando per la prima volta i miei occhi avevano incontrato i suoi. Quel sabato sera Ludovica tutta emozionata dalla vita delle superiori mi aveva costretta ad andare alla discoteca del Grillo perché voleva capire come mai tutti impazzivano per le feste che venivano organizzate. Aveva passato tutto il pomeriggio a saltellare per tutta la casa provando un centinaio di vestiti, io invece ero completamente priva di energie non avevo voglia di uscire, nè tanti meno di andare in quel locale pieno di ragazzo che ti si strusciano addosso e ragazze completamente ubriache che regalano spogliarelli gratis. Mi buttai sul letto aspettando che mia sorella si finisse di preparare, per passare il tempo scrissi a Giulia che quella sera non sarebbe potuta a venire causa un 3 in matematica.

Giulia ti prego salvami, non voglio andare in quel luogo.
Le avevo scritto quel messaggio in preda alla disperazione, ma perché avevo accettato di andare alla festa con Ludo? Managgia a me e alla mia incapacità di dire no.
Avevo buttato il cellulare sul letto sbuffando ma poco dopo pochi secondi lo ripresi in mano poiché Giulia mi aveva risposto.

Oh ti prego Bea! Vai la e divertiti, non farti le tue solite pare mentali.

Quando lessi la sua risposta alzai gli occhi al cielo, lei sì che mi conosceva davvero bene. Dopo pochi secondi mi arrivò un  suo altro messaggio.

Ah si, se non rimorchi neppure uno domani ti picchio.
Sconvolta dalla sua risposta misi il telefono nella borsa e andai in bagno a reclamare mia sorella.
-" Bhe allora andiamo?" Le dissi nervosamente.
Mia sorella mi guardò dall'alto in basso scuotendo la testa.
-" Jeans e maglietta...sul serio?"
Sospirai rumorosamente e mi diressi verso l'uscita.
Dopo venti minuti eravamo dentro al Grillo, la musica era al massimo si faceva fatica a parlarsi per capire ciò che uno diceva gli dovevi urlare nell'orecchio. In pista c'erano già ragazze mezze nude e ragazzi completamente ubriachi che ballavano. Ludo mi prese e mi trascinò al centro della pista e si cominciò a dimenare insieme alle sue amiche che ci avevano raggiunte. Le guardavo e mi sentivo così diversa, così fuori posto, io non ero adatta a stare lì. Quando un ragazzo alto e biondo mi si incollò addosso persi completamente il lume della ragione, lo spinsi via ed uscii dal locale, mi sistemai sulle panchine di fronte ad un locale. Mi presi la testa fra le mani e respirai finalmente un po'd'aria.
-" Tutto bene?"
Mi girai di scatto e vidi seduto vicino a me un ragazzo dai capelli castano scuro tendenti al nero e gli occhi color cioccolato se ne stava lì seduto a fumarsi tranquillamente la sua sigaretta e mi guardava dall'alto al basso cercando di capire il mio problema.
-" No, odio la discoteca"
Il ragazzo dall'aria scazzata si girò dalla mia parte incuriosito dalle mie parole.
-" E allora perché ci sei venuta?"
-"Dovevo accompagnare mia sorella e poi volevo dimostrare alla mia migliore amica che mi sono divertire anch'io, pure io sono capace di rimorchiare i ragazzi"
-" Ah interessante e com'è andata?"
-" Bhe sono qui"
-" Perché? Nessuno ti ha filata?"
Rimasi con la bocca aperta mi chi pensava di essere il mio migliore amico?
-" No ho deciso di venire qui perché dei ragazzi mezzi andati non me ne faccio niente, non è da me, non so neanche perché sia qui, a me tutto questo non interessa. Sono un caso perso" ammisi prendendomi nuovamente il volto tra le mani -" Non so divertirmi, non troverò mai un ragazzo"
Stavo per cedere, stavo per scoppiare in lacrime quando il bel morettino mi prese le mani.
-" La vuoi smettere? Sei uno spettacolo" a quel e parole il mio respiro cominciò a mancare e fu da quel momento che  Luca entrò nella mia vita sconvolgendola, ma se quella sera avessi saputo a cosa sarei andata incontro sarei scappata via a gambe levate. Da quel sabato sera io e Luca cominciammo ad uscire insieme, eravamo inseparabili ed io ero innamorata persa peccato che lui non lo fosse, i due anni con lui erano stati un continuo tira e molla, di me che piangevo tutta la domenica a letto e di lui che si divertiva con i suoi amici o almeno era quello che pensavo. Un venerdì di Dicembre andai al parco per fare una passeggiata quando lo vidi tutto preso nel baciarsi una biondina insulsa. Appena mi vide rimase a bocca aperta e mi cercò di raggiungere ma io scappare via. Nei mesi successivi mi cercò di parlare ma io non glielo permise e lì, alla Mezza Luna era la prima volta che li rivedevo dopo quattro mesi.
-" Stai bene?" Mi chiese Giulia vedendo la mia espressione.
-" Si ma ora me ne vado"
Presi le mie cose e praticamente cominciai a correre verso l'uscita, stavo per varcare la porta quando Luca mi afferrò per un polso.
-" Bea ciao" Non gli risposi neppure e lo guardai malissimo ma purtroppo lui non si diede per vinto e continuò.
-" Possiamo parlare? Ti prego non ce la faccio più a stare senza di te"
A quelle parole senti un nodo allo stomaco e il fumo uscire dalle orecchie.
-" Ma ti prego a chi la racconti, lasciami in pace"
-" per favore Bea"
-" Potevi pensarci prima" detto questo mi liberai dalla sua presa e uscii dalla paninoteca con il cuore che batteva a mille e gli occhi lucidi. 

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