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La giovane aggrottò le sopracciglia, alquanto confusa.

- Sparito? Che vuol dire sparito? -

- Hanno attaccato il furgone con cui lo stavano riportando all'Hotel. Abbiamo ritrovato i corpi dei soldati che erano con lui, ma di Tony nessuna traccia. - la voce del soldato era ferma, decisa, quasi fosse una macchina senza emozioni o sentimenti.

Il cuore di Sharon smise di battere. Le sue paure si erano avverate, era come trovarsi in un incubo.
Dalle sue labbra non uscì un suono, avrebbe voluto urlare, ma la voce le rimase in gola ferma, bloccata. I suoi occhi erano spalancati, apparentemente intenti a fissare la parete della camera da letto, persi nel vuoto. La sua mente faceva fatica ad assimilare le notizie appena ricevute; il suo cervello era come la memoria di un computer piena, doveva cancellare dei dati per farsi si che ne entrassero altri, ma ella non voleva. Si rifiutava di far entrare quelle informazioni come vere, non voleva crederci. Non poteva. Tony faceva parte della sua famiglia: anche se non avevano legami familiari, lo considerava il fratello che non aveva mai avuto.

- Grazie per avermi avvisato... - mormorò dopo un po', chiudendo la chiamata. Mantenne lo sguardo fisso nel vuoto. Le si formò un groppo alla gola, non aveva più voce, o almeno, non riusciva a farla venire fuori. Iniziò a passarsi una mano fra i capelli, continuando a torturarli; era un modo per scaricare lo stress, ma non ci riusciva. Il sonno le era passato, era come se le avessero buttato un secchio pieno d'acqua gelida in faccia, rendendola iperattiva.

- Chi era al telefono? - domandò cautamente Johnny, che fino a quel momento se n'era stato zitto, paziente, ad aspettare che finisse la chiamata.

- Rhodey. - il suo tono di voce era neutro, come se non provasse emozioni. - Hanno rapito Tony. -

- Tu come ti senti? -

Come si sentiva? Non lo sapeva nemmeno lei. Sentiva un dolore enorme provenire dalla cassa toracica, come se qualcuno le avesse strappato di colpo e con forza il cuore. Adesso avvertiva solamente un vuoto. Si sentiva terrorizzata. Aveva paura per l'incolumità del suo migliore amico, che potessero torturato, infliggergli qualsiasi tipo di dolore, fisico o psicologico, o peggio ancora, ucciderlo.
Quell'ultimo pensiero le fece venire un brivido lungo la spina dorsale, come se avesse preso la scossa. - Non lo so... -

Johnny capì lo stato d'animo della ragazza. Prese delicatamente Jessica tra le sue braccia, la spostò alla sua destra e si voltò verso Sharon. Mise un braccio intorno alle sue spalle, l'avvicinò a sé; Sharon mise la testa sulla sua spalla e sospirò profondamente, immersa nei suoi pensiero più profondi.
Johnny non provò nemmeno a capire a cosa stesse pensando, era da una vita che ci aveva rinunciato: se Tony Stark era un mistero, lei era dieci volte tanto.
Non si aspettava lacrime da parte sua, sapeva che non si sarebbe mai mostrata debole davanti a nessuno: succedeva rare volte con Tony, e lei stessa gli aveva confessato che si era odiata in quei momenti. 

Rimasero una buona mezz'ora in quella posizione, anche se alla Thompson parvero ore.

- Prova a dormire almeno un poco. - le aveva detto Storm, ma ella non ci provò nemmeno. Si alzò dal letto, improvvisamente divenuto troppo piccolo per i suoi gusti. - Dove stai andando? -

- A bere qualcosa. - si limitò a rispondere. Si infilò i pantaloni e fece il giro del letto, accovacciandosi vicino a sua figlia. La piccola dormiva beatamente, era a pancia in giù, un braccino era sotto la testa mentre l'altro era libero sul materasso. Le scappò un sorriso pensando che fosse sua, solo e unicamente sua. Le lasciò un bacio fra i capelli, alzandosi e uscendo dalla stanza. Percorse il lungo corridoio, svoltò a destra e aprì la porta, ritrovandosi in una cucina graziosa, abbastanza grande per tutti e quattro.

Dream || Loki Laufeyson ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora