11.

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Mi fermai solo quando arrivai ad un laghetto, con i soli rumori della natura, a farmi compagnia. Mi sedetti sotto un albero di pesco, che perdeva profumati e piccoli petali rosa, dando al tutto, un aria di magia, una nevicata d'estate. Chiusi gli occhi, ascoltavo le piccole onde abbattersi sulle sponde, non volevo nient'altro. Forse solo... Sparire.
Volevo che quella notte non ci fosse mai stata, volevo tornare a quando non sapevo ancora come fosse dormire, e dire... Dire cosa?
Ed eccolo lì, occhi blu, capelli scompigliati. No, non doveva essere lì, perché era lì?
«Ho parlato con Luna. Le ho detto che non deve riprovarci, perché lo saprei.»
«Tornerai da lei?» mi sentivo stupido a domandare una cosa simile, persino in quel momento, io lo desideravo, desideravo sentirmi dire che ero importante, desideravo ripetere tutto, desideravo l'amore, desideravo lui.
«No.»
Perché ero felice? Non si è felici quando gli altri stanno male, eppure, in quel momento, mi sarei messo a saltare di gioia.
Lo abbracciai, ora ogni profumo, aveva un significato più piacevole, più fisico, i fiori dolci, la melma del lago, che sapeva di umidità, i sassi, che sapevano di polvere e calore e... La sua pelle, la sua pelle che profumava di noi, di quel morbido che tanto il mio corpo desidera.

Il profumo dei sentimentiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora