Day 6 - Jimmy

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Non ci riesco. Non posso andare in giro con Jimmy in quel modo, mostrando allegria.

Da quando è uscito dall'ospedale, due mesi fa, tutte le sante mattine mi chiede la stessa cosa «Mamma, poi torno a giocare a basket vero? E quando posso tornare? Cosa ti hanno detto i dottori?»

E via di questo passo.

E io sorrido e gli rispondo «Presto tesoro, presto. Ma ora su, fatti aiutare, dobbiamo andare a scuola e siamo già in ritardo.»

La vita della mia famiglia è cambiata negli ultimi sei mesi. L'incidente di Jimmy ci ha distrutti.

Oh, lui ci vede sempre gioiosi, abbiamo imparato a mostrare al mondo esterno una maschera, ci siamo dipinti il sorriso sul volto.

Dentro di noi, invece. Io e mio marito stiamo lentamente morendo. Quanto avrei voluto esserci io su quello scuolabus.

L'autista è stato radiato e condannato per omicidio preterintenzionale, dodici bambini periti nel fiume in cui il bus era precipitato, e Jimmy costretto all'immobilità, senza più poter camminare.

Una condanna non mi basta, deve soffrire quanto Jimmy, deve soffrire quanto me.

Quando usciamo di casa ci sono già gli amichetti che ci attendono, il più grande, Lucas, si avvicina e capisco cosa desidera. Spingere la carrozzina.

Con qualche timore decido di lasciarlo fare, Jimmy ne è felice, lo vedo. Gli altri bambini li circondano e ridono e scherzano facendo i complimenti al mio bambino per il costume da scheletro.

Invidio la sua forza, la sua volontà di vivere nonostante la disgrazia.

L'unica cosa che gli manca e per cui tutte le mattine mi fa quella domanda è il basket.

Quando riuscirò ad avere il coraggio di dirgli che le probabilità di tornare a camminare sono meno del 3% e a correre... forse anche meno?

Per questa sera Jimmy sarà un bambino allegro, come gli altri.

Mentre attendo di fronte alla casa dei Campbell vedo uno strano personaggio che si avvicina ai ragazzi. Sembra un adulto, ed ha lo stesso costume di Jimmy.

Gli si avvicina e ho un colpo al cuore, ho paura, istintivamente ho paura. Ma non posso muovermi, sono come incollata al terreno. Nessuno si sta muovendo, sono tutti immobili, tranne Jimmy e quel tipo.

Non riesco nemmeno a chiamare, non escono suoni dalla mia bocca.

"Jimmy" penso...

Il tizio si abbassa e gli parla, poi gli prende una mano.

Di colpo l'immagine svanisce, il frastuono dei ragazzini torna e posso muovermi.

«Mamma?»

«Sì tesoro?»

«È venuto un signore che si chiama Jimmy come me e aveva il mio costume. Mi ha detto che domani andrà tutto a posto.»

Povero tesoro mio, un cretino qualsiasi gli ha fatto una promessa che non potrà essere mantenuta.

Il mattino dopo sul giornale "La famiglia dell'autista di Scuolabus condannato massacrata da un folle abbigliato da scheletro la notte di Halloween".

Allora la giustizia divina esiste.

Welcome to HalloweenVault TwoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora