A Walk to Remember

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Sentì uno scalpicio di zoccoli e un vociare sempre più alto.
Grethe aprì gli occhi su un cielo azzurro come non l'aveva mai visto.
Respirò a pieni polmoni aria fresca e pura.
Quando lo scalpicio di zoccoli si arrestò, la donna si mise a sedere e realizzò di essere sotto lo sguardo di una decina di persone -tra uomini e donne- alti e robusti.
Agghindati con pesanti pellicce e vestiti di varia natura, avevano tutta l'aria di essere pericolosi ma soprattutto antichi.
Quella non era l'età contemporanea.
Quella era l'epoca dei vichinghi.
Una donna scese elegantemente da cavallo.
Il vestito che indossava, bianco perlaceo con ricami color rame, si raccolse attorno ai suoi piedi nudi.
Un uomo nerboruto le tolse delicatamente il mantello, rivelando una fluente chioma color pece che si appoggiò sulla sua spalla.
Tutto di quella donna urlava eleganza e leggerezza.
Era una visione celestiale, quasi divina.
Camminò leggiadra sul muschio che ricopriva il terreno, arrivando ad un passo dal corpo di Grethe.
"Dobbiamo fare in fretta, Silke.
I cacciatori non sono lontani." borbottò l'uomo che le aveva tolto il mantello.
"Nørbur caro, non possiamo affrettare il rituale. Né possiamo affrettare il destino."
La voce limpida e pacifica di Silke invase la radura e accarezzò la memoria di Grethe.
In lontananza si iniziarono a sentire grida e scalpicio di zoccoli.
"Disponetevi attorno alla Vilia. Non fate avvicinare nessuno all'albero sacro." ordinò Nørbur.
Grethe espirò forte, sorpresa.
Era come lei.
Silke appoggiò entrambe le mani sul tronco dell'albero e iniziò a recitare una nenia a bassa voce, estraniandosi dal mondo.
Quando i cacciatori arrivarono, i visi deturpati dai ghigni malefici, la Vilia aveva ancora gli occhi chiusi.
Una luce biancastra si sprigionava lì dove le mani della donna entravano in contatto con l'albero sacro.
Grethe iniziò ad agitarsi quando si rese conto che i cacciatori erano più numerosi e stavano avendo la meglio.
Nørbur, il corpo rovinato dalle lame, placcò un cacciatore e mutò con velocità in lupo, squarciandogli la gola.
Con il muso insanguinato, l'uomo-lupo si girò verso Silke e proprio in quel momento una lancia lo trapassò da parte a parte, facendo urlare d'orrore Grethe.
Il cacciatore recuperò l'arma e caricò verso la donna.
La Vilia più giovane urlò ancora e fu in quel momento che Silke si girò verso di lei.
"Non disperati per me, sorella cara. Questo è un passato immutabile, questo è il mio destino. Non devi temere. Io sono pronta a sacrificarmi per la causa, per te. Vai Grethe, e ricorda che il destino del nostro mondo è nelle tue mani."
La lancia del cacciatore trafisse il cuore di Silke con spietata precisione.
La donna emise un rantolo e si accasciò contro il tronco dell'albero.
Un rivolo di sangue le sporcò il candido vestito.
Grethe si asciugò gli occhi umidi e si alzò.
La testa le vorticò e chiuse gli occhi, presa da un conato di vomito.
Una volta che si fu ripresa, tornò retta e aprì gli occhi.
Davanti a lei trovò una distesa di fiori di luna che risplendevano sotto la luce bianca della pallida madre.
"È uno spettacolo unico, vero?" mormorò una voce femminile.
Grethe si girò di scatto e trovò al suo fianco una donna dai corti capelli biondo cenere.
Si allontanò, colta di sorpresa.
"Non avere paura di me, sorella. È tanto tempo che ti sto aspettando."
"Perché?" chiese confusa
La donna bionda esplose in una risata cristallina.
In lontananza alcuni stormi di uccelli si levarono in cielo, spaventati.
"Mia cara, tu sei la prescelta!"
Lo disse con una semplicità tale che Grethe ne rimase ancora più sconvolta.
"Tu riporterai l'ordine tra il soprannaturale." disse con ovvietà
"Come?" chiese stridula la Vilia.
La donna rise ancora, infastidendola.
"Questo non ti è dato saperlo. Tu continua con la tua vita, il destino si compierà da solo."
"Ma..." Grethe era pronta a fare altre domande ma venne risucchiata dalla realtà.

Leila se ne stava davanti alla Vilia, lo sguardo preoccupato rivolto verso di lei.
"Come ti senti?"
"Come se mi fosse passato sopra un treno" borbottò Grethe.
La Valchiria rise leggera e le carezzò la spalla
"Cosa hai visto?" le chiese poi
"Dolore...e altre Vilie." respirò piano
"Ma loro...loro parlavano con me. Mi hanno detto alcune cose...Cosa significa che sono la prescelta?"
Leila sospirò e chiuse brevemente gli occhi.
"Da anni ormai, il mondo soprannaturale non è più minacciato solo dai cacciatori ma anche dal mondo soprannaturale stesso." iniziò a parlare mentre la esortava a tornare verso la macchina.
"Un tempo vi era un'ordine, vi erano regole. Il mondo soprannaturale non poteva rivelarsi, non poteva attaccare, ma soprattutto non poteva dichiararsi guerra. Le specie soprannaturali non dovevano uccidersi tra di loro...ma qualcosa è andato storto. Avrai notato quella donna al ristorante,no?"
Grethe fece un movimento eloquente con gli occhi.
"Era impossibile non notarla"
"Lei è una Volva. Sono dee minori che prevedono il futuro, saggi oracoli ecco. Era alleata con lupi, per ucciderti. Il ché è stranissimo. I lupi sono naturalmente legati alle Vilie. Per loro ucciderti equivale ad uccidere una sorella." le spiegò Leila
"Perché allora?" domandò Grethe aprendo il cancello nero.
"Sei la prescelta e lei è la cattiva. Tutti quei film sui supereroi non ti hanno insegnato nulla?" la prese in giro l'amica.
Poi il discorso cadde.
Camminarono per un po' in silenzio.
Ripercorsero il vialetto alberato a passo lento.
La Vilia respirò e l'aria fredda le punse le narici.
Un frizzante odore di foglie e terriccio umido funzionò da calmante per i suoi nervi.
Lasciò gli occhi liberi di guardare, le orecchie libere di ascoltare e le mani libere di toccare.
Sfiorò l'albero -ricoperto di muschio soffice- alla sua destra e accostò la fronte al tronco.
Sentì chiaramente la linfa scorrere al suo interno e sentì con altrettanta chiarezza i sentimenti che l'albero provava.
Sembrava provasse dolore, come se lo avessero ferito.
Grethe avrebbe voluto curarlo e ,involontariamente, sprigionò il suo potere che riverberò nel tronco e raggiunse un ramo spezzato.
Leila guardò orgogliosa il ramo spezzato ricrescere e riempirsi di bellissime foglie verdi, rifulgenti di vita.
Quando la Vilia non sentì più il dolore dell'albero, aprì gli occhi e si staccò.
"Ecco cosa sei, Grethe. Ed è una cosa meravigliosa."
Si strinsero l'una con l'altra e poi continuarono il cammino verso la macchina.

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Qualche tempo dopo si ritrovarono davanti alla casa di Nikolai.
Qui, le due donne si ritrovarono davanti una scena stranissima.
Menelik teneva l'amico stretto per le spalle mentre quest'ultimo tentava di attaccare un incazzato Andrea.
Quando scesero dalla macchina, i tre uomini si accorsero di loro.
"Non osare guardarla!" abbaiò Nikolai facendo un passo verso il medico, trascinandosi dietro Menelik.
Andrea, incurante dell'avvertimento, si diresse verso le donne, guardando fisso Grethe.
"Come stai? Dove sei stata? Cosa ti ha fatto quel tizio?" domandò a raffica il suo datore di lavoro, prendendole il viso tra le mani.
La donna non fece in tempo a rispondere che Nikolai le circondò la vita e si frappose tra di loro, oscurando la vista all'uomo.
"Nikolai, cosa..." iniziò la Vilia
"Lasciala andare!" urlò Andrea, pronto a staccarlo.
"Andrea, caro, lasciali stare su..." tentò Leila.
Il medico tentennò ed ogni suo dubbio venne messo a tacere da un ringhio basso, possessivo.
"Lei è mia."
Grethe sentì il sangue defluire dal viso e decise di nascondersi contro il petto di Nikolai.
Avrebbe voluto essere indignata ma la verità era ben diversa.
Sentirsi dire una cosa del genere le faceva molto più piacere del normale.
Si sentì trascinare in casa, mentre Leila tentava di far ragionare Andrea.
Quando la porta si chiuse dietro di loro, Grethe si sentì una gazzella chiusa nella gabbia di un leone.
Ed il suddetto leone si stava leccando i baffi, mangiandosela con gli occhi.





Piccoli pensieri
Miei cari lupetti,
Eccoci qui con un nuovo capitolo.
Non mi dilungo molto in spiegazione.
Come al solito spero vi sia piaciuto e nel caso di lasciare un commento ed un voto.
Alla prossima,

lupodellabrughiera

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