«Direi che è stata una bella caduta ma per fortuna non si è rotto nulla. Le consiglio caldamente di rimanere a letto ancora per qualche giorno. Poi potrà riprendere le sue normali attività», disse cordialmente il dottore Dupont.
«Grazie, dottore», disse Amelie.
«Si figuri. Se non c'è altro... io tolgo il disturbo Madame».
«La accompagno alla porta» disse Anne, gentilmente.
Usciti il dottore e la domestica, Amelie si ritrovò da sola con Diana, che la osservava dai piedi del letto come se aspettasse qualcosa. «Perché mi guardi in quel modo?», le chiese Amelie in modo abbastanza scorbutico.
Diana alzò le spalle.
«Allora puoi andare, non ho bisogno della balia» e con la mano le fece segno di andarsene.
Diana, d'altro canto, non dava segno di volersene andare.
«Senti, piccoletta, o mi dici che cosa stai aspettando o te ne vai, perché ora vorrei riposare, ma non riesco con te che mi fissi».
La bambina, rise divertita, si avvicinò e timidamente disse: «Non ti sei dimenticata di quello che ti ho chiesto ieri vero?».
Amelie non se l'era dimenticato, semplicemente non pensava fosse così... urgente. Capendo che la bambina lo desiderava tanto sospirò. «Non l'ho dimenticato. Se sei così impaziente, prendimi quel foglio di carta e quella penna».
Diana corse alla scrivania ridendo. «Questo?», domandò con gli occhi spalancati.
«Si».
Corse da Amelie. Le porse tutto e aspettò. La zia cominciò a scrivere ma poi si accorse che Diana non aveva mosso un passo. Si voltò verso di lei e alzò un sopracciglio.
«Posso vedere?», chiese allora la bambina.
Amelie annuì chiedendosi cosa mai volesse vedere. Diana allora si avvicinò e appoggiò i gomiti sul bordo del letto per avere una buona visuale del foglio. Amelie poté riprendere a scrivere chiedendo al maestro della sua infanzia, se potesse ancora insegnare a sua nipote, che aveva manifestato un grandissimo desiderio di imparare a leggere e a scrivere.
Diana, nel frattempo, si era sporta talmente tanto che aveva completamente coperto la vista alla zia. Quest'ultima si trattenne dal dirle qualcosa perché ormai aveva finito. Firmò, chiuse la lettera e scrisse il destinatario sul dorso. La bambina al contempo si alzò in piedi senza mai staccare gli occhi dalla lettera.
«Dalla ad Anne e dille di spedirla».
«Al più presto», aggiunse la bambina, molto determinata.
Amelie strinse le labbra mentre Diana sorrise più che poté, prese la lettera e corse fuori, più felice che mai. «Anne, Anne!», urlò correndo incontro alla domestica, che si voltò.
«Diana! che succede?», chiese Anne spaventata dal tono della bambina.
«Anne, Anne...», riprese fiato per la grande corsa. «Devi... spedire questa lettera. Subito».
«Lo ha detto la zia?».
«No, l'ho detto io» e sorrise.
Anne si fece una risata. «Va bene, vado subito a spedirla, allora».
La bambina annuì continuando a sorridere. Anne le fece una carezza. Guardò la lettera. Nel frattempo, Diana era già corsa via, saltellando e sprizzando gioia.
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La dolcezza delle nuvole
Narrativa generaleMarsiglia, 1900. Amelie, un tempo allegra e solare, è ormai una donna acida e scorbutica, determinata a non aprire mai più il suo cuore a nessuno, essendo stata troppe volte delusa dalla vita. A causa di un incidente nel quale perde la vita la sorel...
