-Capitolo 22-

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Scendo piano le scale, quasi spaventata dai tuoni che rimbombano in cielo. Questa casa è così vuota adesso che tutti sono andati via... è più fredda. La mia mano si poggia sulla ringhiera rotta e continuo attentamente a scendere i gradini che mi dividono dal piano di sotto; una volta arrivata mi guardo intorno: vi è ancora del sangue secco sul pavimento in legno; la stanza viene illuminata solo dalla luce macabra dei lampi, che entra alternandosi dalle finestre... e allora una domanda mi sorge spontanea: cosa faremo adesso? Non possiamo restare qui, non possiamo neanche andare via. Trascino infreddolita il mio corpo in cucina, quando un ennesimo tuono mi fa sobbalzare. Ho sempre avuto paura delle tempeste, probabilmente perché quando esse si manifestano, non puoi fare altro che rinchiuderti nel posto in cui ti trovi, e non importa se sia casa tua, una macchina, un supermercato, ovunque tu sia dovrai restare, e magari sarai solo, solo con i tuoi pensieri, solo mentre vedi il cielo cadere a pezzi, tutto ti sembrerà più triste, perché in questi momenti non puoi fare altro che riflettere, e lo sanno tutti che farlo a volte può uccidere... io sono morta tante volte per questo.
Mi dirigo verso la cucina, quando accendo l'unico fornetto che funziona: la fiamma esce leggera e osservando bene le onde che crea, sembra quasi che stia danzando. Scuoto la testa sorridendo, poi afferro una pentola e dopo averla riempita d'acqua la ripongo sulla fiamma. Ho davvero tanta fame. Mi avvicino alla sedia, non avendo nulla da fare mentre aspetto che l'acqua bolli; accendo la piccola televisione: è da tanto che non mi informo su cosa stia succedendo al resto del mondo. Giro diverse volte canale, ma nessuno parla più di me; sembra che si siano dimenticati tutti di questa storia; mi sento come se non esistessi. I miei occhi si riempiono di lacrime all'idea che non ci sia nessuno preoccupato per me: io non ho più una famiglia, sono sola, come Zayn. Asciugo le gocce di lacrime che scivolano sul mio viso.
"Non ho bisogno di nessuno, io ho lui!" mi ripeto cacciando via la malinconia.
Sospiro sollevata, prima di notare un cellulare sopra il tavolo: non l'ho mai visto prima, non sapevo che Zayn ne tenesse uno in casa; curiosamente lo afferro, lo guardo attentamente cercando di capire di chi sia, forse è di Jade, o magari di una delle due spose, ma perché l'avrebbero lasciato qui? Apro l'aggeggio quando vi vedo la foto del mio ragazzo con un bambino e una ragazza: sono abbracciati e sembrano essere davvero felici, la ragazza dagli occhi verdi e capelli biondi tiene stretta il bambino, mentre a sua volta viene teneramente abbracciata dal mio uomo; il volto di Zayn è appoggiato sul viso di lei, mentre ride di cuore; un sorriso come quello, non si è mai formato guardando me. Rimango impassibile mentre cerco di rielaborare l'immagine di lui con un'altra donna. Sono perplessa, confusa; i miei pensieri mi martellano il cervello di domande, alle quali non riesco a dare nemmeno una risposta. Perché lui non mi ha parlato di loro? Chi saranno? Chi è davvero Zayn? Mi sembra di non conoscerlo neanche.
Nel momento preciso in cui sto per posare il cellulare, per andare a chiedere informazioni, esso squilla e io mi ritrovo di fronte una scelta difficile: dovrei rispondere? Guardo curiosa il nome sul display.
-Gigi.- sussurro leggendo.
Non posso risponderle, non ne ho il diritto, magari se lo faccio lui si arrabbierà; nonostante sia cambiato so che la sua rabbia devastante rimarrà per sempre.
"Un nuovo messaggio." leggo quando il cellulare smette di squillare.
Mi mordo le labbra per ordinarmi di non aprirlo, ma non riesco a farne a meno, devo sapere. Clicco sul messaggio ed esso si apre; mi affretto nella mia missione di scoprire più così possibili non posso credere a ciò che sto leggendo:
"Zayn è da un po' che non ti fai sentire, è successo qualcosa a lavoro? Sono dannatamente preoccupata e il bambino mi chiede sempre dove tu sia finito! Ti prego richiamami! Mi manchi tanto cucciolo... torna presto, un bacio la tua Gigi.".
Le mie mani tremano, mentre il cellulare cade velocemente a terra. Mi ha mentito, mi ha imbrogliata quando diceva di amarmi... lo ha fatto solo per farmi mollare la presa su di lui. Mi ha usata... illusa, ferita. Cosa dovrei fare adesso? Non posso rimanere qui... dove potrei andare? La verità è che sono persa senza di lui... la verità è che mentre lui fingeva... io mi sono innamorata davvero.
Rimango, per quelle che a me sembrano ore, a pensare alla situazione che mi si è catapultata in faccia; ho pensato a lungo e sono arrivata ad una conclusione: forse dovrei costituirmi... così potrei ricominciare la mia vita da capo, ma il solo pensiero che lui possa essere arrestato mi provoca tristezza, non uscirebbe mai più di prigione... e nonostante lui mi abbia distrutta dentro io continuo ad amarlo, non posso fargli questo, non dopo tutte le parole che ci siamo detti, non dopo i baci che ci siamo dati, non dopo aver scoperto che ha un figlio, quel povero bambino non centra nulla con questa storia, lui si merita un padre.

**

Mi torturo le dita, mangiando la pellicina che circonda l'unghia: è ora, devo farlo. Mi inginocchio sul pavimento, raccogliendo il telefono; mi guardo intorno con gli occhi pieni di lacrime, compongo il numero che mi cambierà nuovamente la vita. Le mie dita si muovono molto lentamente, mentre ripenso a tutto ciò che ho vissuto in questa casa, dal primo giorno fino ad ora; una fitta allo stomaco mi devasta, prima che i singhiozzi escano forti dalle mie labbra: sto piangendo senza rendermene conto. Il mio fiato esce sforzato, mentre mi porto il cellulare all'orecchio. È ora di lasciarmi tutto alle spalle, è ora di liberare Zayn e fargli vivere la sua vita... io starò bene.
-Pronto, qui è la centrale di polizia chi parla... possiamo esserle d'aiuto?- una voce femminile risponde cordialmente.
Il mio respiro è ansimante; sto tremando alla sola idea di dover dire addio al ragazzo che amo, ma se per lui non è lo stesso che senso ha restare? Soffoco i miei singhiozzi rimanendo in silenzio: non ho la forza di pronunciare nemmeno una parola.
Non credevo di poter soffrire così tanto per una cosa simile, ma il mio cuore adesso sembra essersi spezzato, come il cielo blu sopra di noi e sono consapevole che l'agonia che sto provando deriva dal semplice fatto che ero davvero convinta del suo pieno amore nei miei confronti... che stupida.
-Pronto? È in linea?- chiede ancora l'agente -Vede che riattacco.- mi avverte e in quel secondo la mia bocca parla da sola.
Si vede che è destino.
-S-s-scusi.- dico con voce rauca e tremante.
-Oddio dolcezza, cosa succede?!?- domanda avvertendo nella mia voce paura.
Mi astengo ancora un secondo dal parlare, ingoiando le mie urla di dolore. Il mio cuore si ferma. Guardo la porta dietro di me, se solo lui entrasse adesso, mi impedirebbe di fare l'errore più grande della mia vita... ma lui non c'è.
-Voglio parlare con l'agente Horan.- pronuncio a stento ricordandomi del dolce poliziotto.
Dall'altra parte del telefono nessuno risponde per una manciata di secondi e io mi sento morire dentro. Mi sento sola in questa stanza fredda. Come se fossi una sbavatura in un quadro perfetto.
-Mi dispiace... non può venire ora, è impegnato... ma può dire sempre a me.- cerca di convincermi.
So cosa fare, serve solo una parola per attirare l'attenzione di un'intera città è solo che ho paura di pronunciarla.
-Gli dica che al telefono... c'è...- ci penso un secondo -C'è Perrie Edwards.- dico tutto d'un fiato.
Silenzio, un silenzio atroce risuona attraverso il cellulare, prima che la poliziotta urli il mio nome a tutti.
Due grosse gocce di lacrime percorrono il mio viso, mentre io mi dondolo infreddolita: con le ginocchia portate al petto, le mie braccia semi conserte e il viso basso... mi ritornano in mente le volte in cui da bambina, dopo un litigio con mia madre mi rinchiudevo nell'armadio e ci rimanevo per delle ore... era il mio posto segreto, perché era come se niente riuscisse a raggiungermi lì dentro... come se i problemi si perdessero nel suo buio e nel suo silenzio, esattamente come ora.
-Pronto?!? Pronto Perrie?!? Sei davvero tu?!?- risponde un uomo.
Dal tono severo riconosco che è l'agente Payne.
Infondo mi è mancato sentire la sua voce.
I singhiozzi rompono il mio silenzio.
-Perrie? Perché stai piangendo? Cos'è successo?- quasi chiede come fosse un amico.
La mia mano tremante asciuga alcune lacrime scivolate sul collo, quando socchiudo le labbra sospirando pesantemente. Dovrei dirgli che mi sono innamorata del mostro del mio passato?
Dovrei forse rimanere qui in silenzio, o riattaccare subito? Non so cosa dovrei fare.
Piango in silenzio, non voglio che Zayn mi senta.
-La prego mi venga a prendere.- sussurro queste parole con estremo dolore.
Un dolore che anche il poliziotto può benissimo percepire.
Non fa nessuna domanda riguardo alla sofferenza che trapela dalla mia voce, piuttosto assume un tono più duro attenendosi al ruolo che è giusto faccia.
-Dove ti trovi?- domanda esigente.
Un lampo illumina il mio viso, regalando al mio cuore numerosi battiti di paura. Come potrei spiegarglielo? Come potrebbe mai capire? Questo
posto è in mezzo al nulla, se non ci fossi dentro, penserei che non esistesse.
-Perrie dove cazzo sei?!?- urla per farmi parlare.
Mi agito notevolmente alle sue parole.
-Io... io non lo so.- piango.
Riesco a sentire benissimo il suo sbuffo irritato dalle mie vaghe risposte. Dall'altra parte del telefono sento un -Rintracciata.- e capisco che stanno venendo a prendermi. È la fine.
Qualcuno afferra poderosamente il cellulare dalla mia mano, quando viene scaraventato violentemente sul muro.

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È PASSATO UN BOTTO DI TEMPO LO SO, NON UCCIDETEMI.

VI ANO ;) 🥰

Insane||ZerrieDove le storie prendono vita. Scoprilo ora