Roma, 2005
Prendo il telecomando e spengo la televisione. Poso lo sguardo sulla valigia disfatta vicino a me e vedo la maglietta verde di Shanna che spunta dalla tasca interna: rimango immobile e la fisso. Come vorrei che si animasse e mi coccolasse! Sopra c'è ancora il suo profumo e se penso all'ultimo giorno che gliel'ho vista addosso mi sento morire. Ci eravamo fatti tante promesse e quando guardo il mio appartamento mi rendo conto di quanto mi sembri anch'esso una promessa mancata. Mentre percorrevamo il cammino di Santiago le avevo detto che sarebbe dovuta venire a Roma con me, prima di tornare in Norvegia. Avrei tanto voluto che vedesse Roma, ma la cosa che mi premeva tantissimo era che vedesse il quartiere dove abitavo, Coopedè. Shanna era, è, architetto e sono quasi certo che l'avrei conquistata più con quei palazzi architettonici che con il Colosseo o il Circo Massimo. E invece era andato tutto a puttane. Shanna non ci era venuta con me a Roma, perchè aveva preferito tornare in Norvegia da suo marito. Già, suo marito. Io ero stato un cazzo di intervallo nel suo matrimonio di merda. E dopo essere stati a letto, tipo dieci volte, mi aveva gentilmente congedato. Ricordo ancora quella sera.
Ci eravamo fermati in un piccolo ostello e per un fortuito caso ci avevano dato la stessa stanza, ma con letti separati. Mi ero buttato sul letto sfinito dalla giornata troppo calda per i miei gusti e avevo intavolato il discorso su di noi. Shanna si era sfilata tutto, tranne la maglietta verde e le mutande e si era buttata sul letto anche lei.
I capelli rossi si erano aperti a ventaglio sul cuscino e il balsamo che aveva usato il giorno prima emanava ancora un certo profumo di rosa e chissà quale altra diavoleria femminile.
<<Pensavo di anticipare il viaggio a Roma.>> Lo dissi tutto d'un fiato, come se questo potesse camuffare l'agitazione che provavo.
<<Roma?>> Parlava abbastanza bene in italiano, ma in qualche parola si impappinava ancora.
Mi tirai su poggiando il gomito sul cuscino e la testa sulla mano. Cercai il suo sguardo ma lei fissava solo il soffitto.
<<Avevamo deciso così, no? Devo farti vedere il quartiere Coppedè. Ne rimarrai estasiata! Davvero dico. Sai, lo so che Roma viene ricordata per il Colosseo, ma ci sono tantissimi quartieri sia centrali che periferici che sono pezzi di sto..>>
Shanna si voltò, gli occhi azzurri sgranati e io mi fermai. In cuor mio speravo volesse fare una battuta o chissà che altro, ma la verità era che sapevo cosa voleva dirmi, ossia che a Roma sarei tornato da solo. Deglutii e aspettai e alla fine parlò:<<Mi dispiace, Daniel. Devo tornare a Oslo. Non te l'ho detto subito, ma..vedi sono sposata.>>
Se in quel momento fosse entrato un pazzo e mi avesse sparato addosso, sono quasi certo che sarei sopravvissuto. Ma questa rivelazione mi spaccò il cuore. Fu lei a sparare e mirò benissimo al cuore. Cominciai a sudare, il labbrò mi tremò un pò e dovetti usare tutte le mie forze per non scoppiare a piangere davanti a Shanna, ma lei se ne accorse e si alzò dal letto in preda all'isteria. Non l'avevo mai vista così agitata.
<<Mi dispiace, Daniel. Mi dispiace tanto. Ma non credevo di incontrare un altro. Volevo solo schiarire le mie idee e poi tu..>>
Non risposi. Ero troppo sconvolto per dire qualsiasi cosa.
<<Dì qualcosa, ti prego.>>
<<Non so che dire, Shanna. Sono andato a letto con una donna sposata e..Dio mi sento anche in colpa per tuo marito, cazzo.>>
<<Non devi preoccuparti di questo.>>
<<Cosa? Ma ti rendi conto che mi hai preso per il culo? E hai preso per il culo pure lui. Dio santo.>> Mi alzai dal letto e andai alla piccola finestrella che affacciava sul cortile dell'ostello. Mi aggrappai al davanzale e inspirai forte.
<<Daniel, pensavo avessi capito che..>>
<<Vattene.>>
<<E dove?>>
Scoppiai a ridere:<<E che ne so. Da tuo marito, presumo.>>
Dopo qualche minuto sentii la porta sbattere e quando mi voltai non c'era più. L'indomani mattina, quando mi svegliai, Shanna se n'era andata. Trovai la sua maglietta verde sul cuscino e un biglietto con scritto "non pensarmi più, sei un bravo ragazzo".
Non seppi mai se la maglietta se la fosse dimenticata o se voleva comunque dirmi di pensarla nonostante il biglietto, ma ora sono qui, da solo, che fisso quella stessa maglietta verde e mi chiedo se sia nel letto con suo marito o se abbia iniziato un'altra avventura viaggiando chissà dove e incontrando chissà chi. La nostra storia è stata breve e non mi azzarderei a parlare di amore, ma qualcosa ho provato e purtroppo provo ancora. Non so dire se nella mia vita io sia mai stato innamorato, ma sono sicuro che è la prima volta che penso così ad una persona. Mi sarebbe piaciuto averla qui e fare tutte quelle cose sceme che fanno le coppie. Avrei voluto sentirla parlare di quanto belli o brutti fossero i palazzi di Coppedè, ma la vita non va mai come vorremmo noi. Alla fine mi alzo, prendo la maglietta verde, apro la finestra e la lancio fuori. Alzo gli occhi al cielo e la luna mi guarda: sembra quasi che sorrida.

STAI LEGGENDO
amoR- Amore nella città eterna
ChickLitUna raccolta di racconti di fantasia, tutti d'amore e tutti ambientati a Roma. Dagli anni '50 sino ai giorni nostri, l'amore raccontato in mille modi diversi tutti in grado di emozionare e sulle note delle canzoni d'amore italiane più belle.