Passo la notte a rigirarmi nel letto, davanti agli occhi l'immagine del Presidente scarmigliato e sporco del mio rossetto.
Praticamente l'incarnazione del sesso.
Mi alzo, mi faccio una tisana, accendo la tv. Niente mi toglie dalla mente le immagini della sera appena passata, che ripasso mentalmente decine di volte. Oscillo tra l'eccitazione e lo stato di profonda angoscia che mi assale quando penso a ciò che mi aspetterà domani, a quali potranno essere le ritorsioni che metterai in atto nei miei confronti, a quali sottili mezzi userai per distruggermi.
Alle 6, non avendo dormito letteralmente per un minuto, mi ficco sotto una doccia gelida. Mi asciugo i capelli, mi vesto, esco.
È prestissimo, ma ho bisogno di prendere aria e non c'è niente di meglio che camminare per una Roma bellissima, ancora sonnolenta, che si rianima lentamente.
Quel giorno non abbiamo plenaria e perciò non devo andare a Palazzo Chigi, ma alla sede del Ministero dell'Istruzione in viale Trastevere.
Appena arrivo, dopo un orribile caffè della macchinetta, apro la posta elettronica e mi accoglie il classico cetriolo volante: un'email direttamente dalla Presidenza del Consiglio con un elenco di assegnazioni di elaborati da fare e relative scadenze.
A me tocca un report su tutti gli edifici scolastici d'Italia costruiti tra il 1920 e il 1945, comprensivo di planimetrie e relazioni tecniche.
Praticamente avrei dovuto vivere negli uffici del catasto di tutta Italia per almeno sei mesi.
Data di consegna richiesta: dopo due giorni.
Bastardo, si è apparecchiato il licenziamento per notevole inadempimento agli obblighi contrattuali. Ah, ma se vuoi la giusta causa guarda, te la do io: ti metto le mani addosso così diventa insubordinazione grave.
Bastardo di merda.
Ma ogni tanto una botta di culo capita pure a me. La prima parte del lavoro la posso fare agevolmente on line, si tratta solo di fare un elenco degli edifici e della loro ubicazione e caratteristiche varie. In mezza giornata di lavoro ho questo elenco. Mentre faccio la fila alla mensa parlo con la collega Mariella del prosieguo della mia ricerca. Viene fuori che una delle inservienti è la nipote di un archivista storico del Ministero dei Lavori Pubblici e mentre mangio la ragazza carinamente chiama lo zio.
Lo zio, pur essendo in pensione, chiama un suo collega ancora in servizio che riesce a procurarmi per la mattina dopo più di metà delle planimetrie che mi servono. Sono al settimo cielo.
Dopo la pausa pranzo, quando sto organizzando tutto il materiale che ho in mano, mi arriva una telefonata da un numero privato.
"Dottoressa Marchetti? E' la segreteria del Presidente Nobile. Il Presidente le chiede di inviarle subito via mail il report richiesto e la riceverà poi alle 18 dopo aver visionato il materiale".
"Va bene", rispondo.
Chiudo la comunicazione. Ho ancora da finire qualche cosa nel report perciò non lo invio subito al Presidente. D'altronde l'appuntamento è alle 18 se anche glielo mando entro le 16 ha tutto il tempo per leggerlo, secondo i miei calcoli. Mal me ne incoglierà, come avrò modo di scoprire.
Quando arrivo a Palazzo Chigi vengo fatta accomodare in un salottino dove mi viene detto di attendere e che verrò chiamata non appena il Presidente fosse stato libero.
Dopo un'ora, ancora niente.
Passa un'altra mezz'ora. Mi affaccio nel corridoio per vedere se per caso ci fosse qualcuna delle sue segretarie a cui chiedere che fine avesse fatto il Presidente del Consiglio, ma non c'è anima viva. Sto per andarmene, perché comunque c'è un limite a tutto, quando vengo raggiunta da una signora di una certa età che mi dice "Venga, il Presidente la può ricevere", e mi fa entrare nel suo studio.
Entro, i miei occhi lanciano pugnali. Massimo Nobile è al computer, sta leggendo il mio report.
Per lunghi minuti mi ignora completamente, poi si rivolge a me, con un tono veramente antipatico:
"Se le viene detto di mandare un report alle 14.30, è perché chi lo deve leggere ha tempo solo a quell'ora. Non penserà che il Presidente del Consiglio dei Ministri mandi all'aria la sua agenda per leggere le sue cose vero?"
Sostengo il suo sguardo, senza parlare. È veramente infuriato.
"Perché poi, sa cosa succede? Che io la lascio due ore in anticamera per poter leggere quella milionata di pagine che mi ha mandato. Lei non ha il dono della sintesi, vedo".
Si alza dalla sua poltrona e va verso la porta. La chiude a chiave. Poi si avvicina a me e mi si para davanti.
Io oggi non porto tacchi, perciò mi sovrasta di circa dieci centimetri.
"Quando do un ordine, mi aspetto che venga eseguito nei tempi e nei modi che ho indicato".
Se si aspetta che io dica "Sì Signore" possiamo morire di vecchiaia, ma in realtà poco gli interessa se ho da dire qualcosa o meno, dato che mi spinge verso una libreria in noce piena di libri presumibilmente di diritto, bloccandomi.
Mi tiene le braccia sopra la testa, stringendomi entrambi i polsi con la presa ferma della sola mano sinistra, e unisce la sua bocca alla mia in un bacio prepotente, punitivo. All'inizio faccio resistenza, non voglio rispondere a quel bacio, dargli alcuna soddisfazione, ma con l'altra mano inizia ad accarezzarmi il seno, i fianchi, per poi approdare in mezzo alle mie gambe. L'attimo in cui schiudo le labbra per respirare, ne approfitta per approfondire il bacio, che diventa meno rabbioso e allo stesso tempo ancora più coinvolgente. La sua mano sa cosa fare quando si insinua all'interno dei miei jeans, e insieme al bacio sempre più profondo, sto per perdere il controllo quando qualcuno bussa alla porta.
Istantaneamente Nobile si stacca da me e va ad aprire la porta.
"Sì, non ti preoccupare", dice alla segretaria che gli ricorda un appuntamento, "La dottoressa Marchetti stava andando via".
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Soggezione
Fiksi Penggemar"Lo sai cosa si fa ai bambini che disubbidiscono?" "Sì Padrona" "E cosa?" "Devono essere puniti, Padrona". "E tu hai disubbidito?" "Sì Padrona" "Quindi meriti la punizione?" "Sì Padrona" Il quadro in copertina è Night Calls II di Jack Vettriano
