Jean sente bussare alla porta della sua camera d'albergo di Berlino, anche se si trova sdraiato sul letto, e sa che in qualche modo è arrivata l'ora di mettere qualcosa sotto i denti. Le regole parlano chiaro: quando senti bussare è segno che è ora di cena, aspetta per sicurezza due minuti e poi puoi aprire e prendere il vassoio. Detesto questo stupido virus, detesto stare da solo in camera, detesto come sta andando questa stagione. Il francese si alza dal letto controvoglia, la stagione è ricominciata malissimo per lui nonostante la qualifica fosse praticamente perfetta. Si passa una mano tra i capelli, per sistemarli un po', mentre attraversa il corto corridoio che porta alla seconda stanza della camera, per avvicinarsi alla porta d'ingresso. Butta uno sguardo sul divanetto lì accanto, vede la sua tuta e la maglia tecnica buttate lì sopra senza un minimo di riguardo, sospira. Afferra la maniglia e praticamente senza pensarci apre la porta, certo che dietro ci sia solo il suo vassoio posato sulla moquette beige del pavimento. Ma sulla moquette non c'è la sua cena, davanti a lui, dove i suoi occhi si sono posati, ci sono un paio di scarpe della Nike bianche, sovrastate da un paio di jeans. Alza lo sguardo e André è davanti a lui, impaziente di entrare. Con un riflesso incondizionato Jean alza una mano per tenerlo indietro, le regole parlano chiaro, lui non dovrebbe uscire dalla sua camera ed essere lì dal francese.
"André, non dovresti stare qui." mormora, sperando che in corridoio nessuno lo possa sentire.
"Ti prego, fammi entrare, voglio solo parlarti." André tiene d'occhio il corridoio, nessuno è in vista, ma non nega di essere agitato. Jean è riluttante, ammette a sé stesso che la compagnia del tedesco potrebbe farlo stare meglio, così lo lascia passare.
"Non potrei nemmeno farti entrare senza che tu abbia una mascherina." il tono di voce di Jean è duro, ma per nulla convinto. André lo supera, poi lui chiude la porta, e il tedesco si ferma al centro del piccolo salottino.
"Ti starò lontano se questo ti fa stare più tranquillo." Jean rimane vicino alla porta, a due metri da lui, il nodo in gola che sentiva prima ora sembra farsi ancora più forte, si appoggia all'ingresso con la schiena, le mani semi nascoste dietro di sé.
"No, il virus non mi spaventa..." la voce del francese muore nella sua gola, i suoi occhi diventano lucidi, ma lui cerca di nasconderlo. "Ti faccio un po' di spazio, scusa il casino, siediti pure." Jean fa per avvicinarsi al divanetto, per togliere i suoi vestiti da lì, ma André lo precede, lo blocca a metà strada e lo stringe in un abbraccio. Jean rimane sorpreso dal gesto, ma ricambia subito, non potresti farlo, ma ti prego, non smettere adesso. Affonda il viso nella maglia bianca del tedesco, mentre le sue mani sfiorano la schiena di André, una sola lacrima sfugge dai suoi occhi, bagnando il cotone della maglietta. Jean si perde nel profumo di André, gli era mancato, come d'altronde gli manca sempre, averlo così vicino.
"Cos'è successo oggi?" mormora il tedesco, le labbra a qualche centimetro dell'orecchio del francese.
"Non lo so..." risponde Jean, la voce che si perde tra le fibre di cotone. "C'è stato un problema alla macchina, ma sarei potuto arrivare in fondo, se non fosse stato per Lucas... mi ha preso in pieno, non ho potuto farci nulla." ripensa all'attimo in cui ha sentito il contatto con la macchina di Lucas, la rabbia che gli era sorta sul momento, la frustrazione quando è dovuto uscire dall'abitacolo della sua Techeetah.
"Va tutto bene Jean, è solo un momento, lo sai. Si sistemerà tutto." Jean si allontana appena da André, lo tiene ancora vicino a sé, ma non lo guarda negli occhi. Improvvisamente se ne rende conto, si stanno abbracciando come se fossero...
"So bene che quest'anno è di Antonio, lo sapevo già dall'inizio, e Marrakesh me l'ha solo confermato." risponde, scacciando quel pensiero, non vuole rovinare la loro amicizia. "L'unica cosa che voglio solo, adesso, è finire il campionato in una buona posizione, tornarmene a casa e dormire un giorno intero, buttarmi questa stagione alle spalle e guardare alla prossima." André scioglie l'abbraccio del tutto, e Jean sente subito freddo, si sente esposto e vulnerabile. Incrocia le braccia sul petto per compensare quella sensazione, prima di spostarsi in camera da letto, e andarsi ad appoggiare contro la scrivania. André lo segue, si siede sul letto matrimoniale del francese, i loro occhi si incontrano per qualche istante.
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Electrified {Formula E OS}
Fanfiction[Richieste aperte] Una raccolta di OS sui piloti di Formula E che scrivo quando mi annoio o quando ho ispirazione, dipende. Alcune os sono lgbt (quasi tutte via) Alcune sono AU, CO, OC e chi più ne ha più ne metta. In teoria molte sarebbero pure 18+...
