Melancholia pt.2 -Jotaro

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Quel giorno sarà per sempre il più bello per te. Holly era ormai guarita, la prima cosa che ha fatto al suo risveglio è stata andare sul porticato in vestaglia. Tu stavi stendendo degli asciugamani e l'hai vista uscire. "Holly-san!" Urlasti, correndo verso di lei. "Cosa ci fa fuori?"

"T/N, sono guarita!" Sorrise lei prendendoti per le spalle. "Presto torneranno a casa!"

Ti ci è voluto un po' per far calmare Holly e, nonappena vi foste sedute a bere un té per stemperare un po' la felicità esplosiva che entrambe provavate, riceveste una chiamata. Uno dei ragazzi della Fondazione Speedwagon vi avvisò che Jotaro e Joseph sarebbero tornati l'indomani nel primo pomeriggio.

Holly ha insistito nel non farti andare all'aeroporto a prenderli, così da poterla aiutare a preparare il pranzo. Ci avrebbe pensato la Fondazione Speedwagon. Anche se Suzie non ti sta permettendo di aiutare in alcun modo. "Lasciate fare a me, voi due dovreste riposarvi." In mancanza di altro apparecchi la tavola.

Non appena vedi Jotaro scendere dalla macchina, mentre lo aspettate sull'entrata, hai la voglia incontrollabile di corrergli incontro e abbracciarlo, ma ti controlli, per rispetto di Holly, che sicuramente vorrá riabbracciare suo figlio.

Gli sorridi felice mentre abbraccia sua madre, non accorgendoti che Joseph ti stava per stritolare in un abbraccio. "Sono felice di rivederla, Joestar-san." Sorridi mentre ti fa poggiare di nuovo i piedi a terra.

"Quante volte ti devo dire di chiamarmi Joseph?" Ride lui.

Ti avvicini a Jotaro, che accorcia le distanze e ti abbraccia con foga. "Ti amo." Ti sussurra debolmente.

"Anche io." Rispondi dolcemente ricambiando l'abbraccio. "Mi sei mancato." In tutta risposta ti stringe più forte.

Pranzate e chiacchierate, Joseph racconta un paio di cose divertenti che sono successe durante il viaggio e continua a chiedere a Holly se si sente bene. Il pranzo ti pare durare un'infinità, visto che hai un pensiero che ti ronza in testa.

Jotaro non ti ha mai detto esplicitamente ti amo, o quantomeno mai per primo. Durante le vostre rare chiamate mentre era via, si preoccupava per te e si assicurava che non stessi troppo in pensiero, ma non tel'ha mai detto per primo, anche se rispondeva volentieri quando lo dicevi tu. Deve essere successo qualcosa. Lo guardi preoccupata più volte durante il pasto e ogni volta sembra che si stia sforzando di sorridere e socializzare. Dopo pranzo annuncia che sarebbe andato a darsi una lavata. Lanci uno sguardo a Holly per chiedere il permesso di alzarti, lei annuisce e tu lo segui fuori dalla stanza.

Fai fatica a stargli dietro, ti eri dimenticata di quanto fosse lunga la sua falcata. Entri in camera e lo vedi recuperare i suoi vestiti dai cassetti. Ha la testa bassa e non vedi la sua espressione. "Jotaro." Lo chiami dolcemente appoggiandogli una mano su una spalla. "Io... mi dispiace." Sospiri, passandoti una mano tra i capelli. "So benissimo che tuo nonno ha raccontato le parti più belle per non far preoccupare tua nonna e Holly-san."

Jotaro poggia a terra i suoi vestiti e si gira completamente verso di te, passandoti le mani dietro alla schiena. È inginocchiato eppure ti arriva quasi alle spalle. "Non devi trattenerti con me." Gli sussurri contro la testa. "Lo sai."

Senti la sua tristezza senza usare il tuo Stand. Mentre lo accarezzi vedi sulla tua mano gli ormai familiari fiori. No. Pensi. Non ho bisogno di questo. Ho bisogno di essere forte per lui. Ma non serve. Vedi tutto quello che l'ha fatto soffrire. Il pericolo costante. L'ansia e la paura di non rivedere sua madre al suo ritorno. La costante minaccia degli stand nemici. La sofferenza fisica. La perdita. E infine il sollievo per aver sconfitto Dio. Quando ti passa davanti agli occhi la morte di Kakyoin non riesci più a resistere. Lo conoscevi da poco. Si era trasferito in città prima delle vacanze estive ed era nella tua classe. Era un ragazzo così dolce. Dopo le vacanze ti era sembrato strano, ma avete presto capito il perché. Dopo avergli tolto il germoglio di carne, infatti, è tornato il ragazzo di prima.

Cadi in ginocchio, con le lacrime che premono per uscire. Alzi lo sguardo sui suoi occhi tristi e lo senti singhiozzare. "È tutto finito." Sospiri. "Sei a casa." Lo stringi in un abbraccio.

Si discosta delicatamente da te e recupera di nuovo i suoi vestiti, lo segui in bagno silenziosamente. Apri l'acqua per riempire la vasca mentre lui si spoglia. Lo senti emettere un suono di frustrazione e ti giri verso di lui. Ci sarà qualche ferita che gli impedisce di muoversi bene. "Ti aiuto io." Sussurri, gli prendi le mani dolcemente. Si abbassa per permetterti di aiutarlo.

"Sai," sussurra con voce rotta. "Forse il problema è che sono a casa."

"Cosa intendi?" Chiedi confusa.

"Intendo che per quanto fossi lontano mi sentivo con in mano il mio destino." Dice, passandosi una mano sul volto.

Lo aiuti a togliersi la maglia e noti tutte le cicatrici che si era fatto durante il viaggio. "So cosa intendi." Sussurri.

"Mi sento come se non potessi fare più nulla." Inizia a singhiozzare, vedi le lacrime scorrergli sul viso. Non ti piace affatto vederlo così.

Gli asciughi le lacrime e lui poggia le sue mani sulle tue. Non sai perché ma ti aspettavi di ritrovare le sue mani molto più dure e callose dopo il viaggio.

"È finita."

"È vero, ma hai salvato tua madre." Gli sussurri dolcemente.

Ti guarda negli occhi, per la prima volta volontariamente da prima che ti abbracciasse, e li vedi pieni di lacrime e rabbia. "A che costo?" Ringhia quasi.

"Sono morti con uno scopo e facendo del bene, lo sai anche tu, e non c'è morte più onorevole." Cerchi di risollevarlo ma non sai davvero cosa dire per confortarlo.

"Non è giusto." Singhiozza più forte.

"Lo so." Lo accarezzi ancora.

"Credo che Kakyoin fosse il primo vero amico che abbia avuto." Ti intristisci a ripensare al ragazzo sempre sorridente dai capelli rossi. "Non ero pronto a...‐-" Gli si spezza la voce.

"Io... non voglio darti false speranze, ma..." Ti guarda con interesse, come se avesse la speranza che tu abbia pensato a qualcosa di nuovo, qualcosa che a lui non sia ancora venuto in mente. "Neanche la Fondazione Speedwagon può fare qualcosa? Sono passate meno di dodici ore, infondo, magari..."

Riesci ad incrociare il suo sguardo e lui subito lo abbassa e scuote la testa. "Ho-- Ho provato..." Singhiozza. "Non possono fare nulla."

Sospiri e lo fai alzare. Chiudi l'acqua della vasca. "Ti posso lasciare da solo?" Chiedi, recuperandogli degli asciugamani da uno degli scomparti in bagno.

"Ti prego, resta." Sussurra, sfiorandoti la mano mentre prende gli asciugamani.

"Va bene." Cerchi di sorridergli.

Ti volti mentre si spoglia e ti avvicini a lui non appena entra nella vasca. Prendi lo shampoo e inizi ad insaponargli i capelli delicatamente. Ogni tanto singhiozza. Fará fatica a superare tutto questo, lo sai bene. Ma sarai pronta a stargli vicino. "Ti amo." Sussurra, mente gli insaponi i capelli.

"Anche io." Gli lasci un bacio sulla voglia a forma di stella.

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