Capitolo 3

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Una mattina, quando ancora frequentavo le medie, mi trovavo sul pullman per andare a scuola.
Durante il tragitto mi piaceva sempre ascoltare la musica e guardare dal finestrino il panorama mattutino che mi correva veloce sotto gli occhi.
Ad un certo punto il bus si fermò per far salire una ragazza che non avevo mai visto prima.
Era gialla; aveva dei capelli molto lunghi, neri e lisci, era alta, indossava una felpa nera, dei jeans e delle Converse bianche.
Rimase in piedi, perché i posti a sedere erano tutti occupati. Continuavo a guardarla e lentamente iniziai a provare una strana sensazione, prima molto leggera, poi, man mano che i secondi scorrevano, sempre più forte: una sensazione che, a parole, non so spiegare, e che sul momento ignorai.
Incrociai il suo sguardo, la guardai ed un flash catturò la mia mente: mi apparve, fermandosi per qualche attimo, il volto disteso della ragazza che stavo osservando; poi mi apparve un due, e dopo ancora un libro di scienze; e poi, alla fine della sequenza, di nuovo la ragazza,  in lacrime.
Mi guardai intorno, leggermente stordita, pensando di essermi addormentata e di aver solamente sognato; infatti non mi ero neanche accorta di essere già arrivata a scuola.
Scesi dal pullman e andai subito in classe, dal momento che la campanella era già suonata.
La giornata scolastica trascorse normalmente; poi, all'ultima ora, ci vennero a dire che il professore era assente. Ci divisero, assegnandoci ad altre classi per non farci restare soli. Io andai nella 3^B
Entrai e presi posto in un banchetto in fondo all'aula. L'insegnante stava interrogando in scienze; solo dopo notai che l'alunna interrogata era proprio la ragazza che quella mattina avevo incontrato sul pullman. Fece scena muta, continuando a fissare il vuoto finché la professoressa, stanca, decise di mandarla a posto.
– Ecco a te un altro due, Elisa –, disse la professoressa, senza neanche guardarla, con voce quasi stizzita.
La ragazza, che avevo scoperto in quel momento si chiamava Elisa, si alzò, mantenendo sguardo e testa bassi, così da nascondere le lacrime che le correvano lungo le guance, mentre tornava al suo posto.
– Strano –, pensai tra me e me. Mi sembrava di averla già vissuta quella scena. – Il sogno di stamattina, è successo davvero –, pensai stupita.

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