Quella notte fu un vero incubo.
Coricata sul letto, non facevo altro che girarmi e rigirarmi da una parte all'altra.
Di tanto in tanto controllavo l'ora.
– 03:45 –.
...
– 04:01 –.
...
– 04:04 –.
Il tempo non passava mai.
Ascolta, Sara: senti i tuoni del temporale e la pioggia che batte prepotentemente sulla finestra.
Chiudi le orecchie; chiudi gli occhi e prova a dormire.
Più volte ti svegli dal dormiveglia di soprassalto, e ti ritrovi a fissare il soffitto bianco della stanza, non riuscendo a capire da cosa il tuo sonno sia continuamente disturbato.
Ti alzi piano, sedendo sul letto a gambe incrociate, portandoti la mano al petto, cercando di rallentare i battiti agitati; fai un respiro profondo, con la speranza di riuscire a ritrovare la calma. Rimani così per qualche minuto, poi riprovi a stenderti e chiudi gli occhi.
E poi dal nulla, vedo la bambina.
Lei si guarda intorno, cammina sul ciglio della strada, inizia a correre tra le macchine, verso di me, é vicinissima, sta per abbracciarmi e...
– Annaaaaa! –, grido.
Scatti rapidamente portando la mano davanti alla bocca; rendendoti conto, solo dopo, di non essere riuscita a strozzare l'urlo che ti è appena uscito.
– Anna? –, ripeto a bassa voce, scuotendo la testa che sorreggo con la mano, che nel frattempo ha iniziato a farmi un gran male.
– Chi è Anna ...?! –, penso, sconvolta.
Il cuore che batte all'impazzata; vorresti accendere la luce, ma il corpo sembra paralizzato.
Senti un tagliente nodo alla gola che a stento ti permette di respirare, e gli occhi bruciano.
Una sensazione gelida ed insidiosa si espanse dolce nel corpo, che iniziò a formicolare.
– Ma che succede adesso? –. Un pensiero disperato attraversò la mia mente.
Aspettai un po', rimanendo ferma e in silenzio; poi mi tirai lentamente su ed accesi la luce.
Erano le 5:00 e consapevole che dormire, quella notte, sarebbe stato impossibile, ripresi a sfogliare, senza risultato, il diario di Marco Montanari.
Percepivo la confusione che provavo nella testa, quasi fosse un dolore fisico, come un forte rimbombo che si ripeteva senza sosta.
Delle lacrime calde iniziarono involontariamente a solcare le mie guance, una atterrò sulla copertina del diario. Il pensiero fisso di chi fosse quella bambina, e soprattutto del perché l'avessi vista, martellava la mia mente senza pietà.
Un' angoscia inquietante, da cui sembravo non aver scampo, mi logorava.
In quel momento, odiavo quel diario. Avrei strappato le sue pagine riducendole in mille pezzi e odiavo la razionalità che mi tratteneva dal farlo.
Odia Sara. Odia il fastidio che il tuo corpo sta provando; odia stare lì seduta su quel letto.
Odia quella stanza, odia quell'aria satura che continui a respirare senza aprire la finestra; e odia il motivo per il quale di fronte a tutto rimani impotente, così tremendamente impotente.
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Con i miei occhi
General FictionSara ha quasi diciassette anni, è una ragazza tanto calma quanto determinata, appassionata dalla lettura. Vive di sogni, di emozioni, di fantasie; insomma, Sara vive di dettagli, di ciò che non si vede, o meglio, di ciò che molti, per pigrizia non v...