Capitolo 16

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Uscii dallo studio; ero abbastanza scossa.
– Suggestione da parte del nostro cervello –. Le parole fastidiose di Lisa mi rimbombavano nella mente.
– Impossibile –, commentai a voce bassa, scuotendo leggermente la testa.
Aspettai qualche minuto nel parcheggio, poi vidi mia madre arrivare.
– Puntuale per la prima volta –, le dissi con tono leggermente scocciato, dal quale si poteva cogliere una piccola nota di sarcasmo, non appena aprii la portiera dell'auto.
Ignorò la mia affermazione un po' provocatoria e con un grande sorriso mi chiese immediatamente com'era andata.
– Bene –, le risposi seccamente.
– E ci tornerai? –, aggiunse abbassando il tono della voce, poggiando senza fretta le mani sul volante.
– Forse –, risposi vaga, spostando lo sguardo verso il finestrino.
– Va bene; mi hai reso felice oggi –, disse con tono posato.
Rimasi in silenzio per tutto il tragitto, mentre continuavo a pensare alle parole di Lisa: «la razionalità ci ha già dato la soluzione».
La confusione iniziale e lo sconcerto provato non appena terminato l'incontro, lasciarono piano piano spazio ad un sentimento di paura e sconforto.
Spavento perché mi sentivo sola, tremendamente sola ad affrontare qualcosa di grande; paura perché il pensiero di Lisa era quello di una società intera, che piegava la scienza a proprio vantaggio, a comoda giustificazione della propria pigrizia per non voler vedere. Le situazioni che mi ero ritrovata a vivere, gli episodi, le sensazioni che avevo provato in determinate circostanze, ne erano la prova: era tutto reale.
Arrivata a casa, andai nella mia stanza.
In un silenzio rumoroso, mi trovavo seduta sul bordo del letto, con lo sguardo perso nel vuoto.
Ad un certo punto il rumore della porta del salotto che sbatté di colpo, mi fece sobbalzare, riportandomi bruscamente alla realtà, anche se per poco; subito dopo infatti mi ritrovai bloccata di nuovo, questa volta il mio sguardo si spostò, puntando sulla piccola agendina che si trovava sulla mensola, accanto al diario di Montanari.

Trascorsero così, senza neanche accorgermene, lunghi minuti; poi d'improvviso mi alzai e mi avvicinai alla scrivania. Con movimenti lenti presi tra le mani l'agendina, e una matita un po' stemperata dal portapenne; infine tornai a sedere.
Sul letto, a gambe incrociate, mi portai i capelli dietro l'orecchio, liberando così il viso; feci un respiro lungo nella speranza di rallentare i battiti nervosi del mio cuore. Girai la copertina e posizionai l'elastico per tenere il segno, poi rimasi ferma.
Per alcuni istanti fissai la pagina bianca che si era aperta silenziosa sotto i miei occhi.

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