Ero fuori di me.
Faticavo a mettere un piede davanti all'altro per la loro pesantezza, sembrava rischiassi di inciampare continuamente, ma nonostante questo la mia andatura era sempre più veloce.
I raggi del sole vennero coperti da grandi nubi nere e gonfie; il cielo era violaceo e l'atmosfera cupa.
D'improvviso si sollevò un vento afoso e pieno di polvere.
Ogni mio passo sembrava rimbombare sull'asfalto che lentamente veniva colpito da piccole gocce di pioggia. Sentivo il mio corpo stanco e i miei muscoli bruciare, bruciare ovunque. Il cielo si illuminò con grandi fulmini, mentre in sottofondo dei tuoni fragorosi iniziarono lentamente a rompersi nel cielo, e dopo poco iniziò il diluvio.
– Maledizione –, esclamai tra me e me. Tenevo le mani sulla testa mentre la pioggia tamburellava, senza sosta, su di me; sembrava volesse cancellarmi.
Sentivo addosso lo sguardo dei passanti, che camminavano nascosti sotto i loro ombrelli ingombranti.
Una ventina di minuti dopo, arrivai finalmente a casa. Infilai la chiave nella serratura e con forza cominciai a girarla, poi spalancai la porta. Tirai un sospiro di sollievo quando mi accorsi che i miei non erano ancora tornati: In quelle condizioni, non volevo incontrare nessuno che avrebbe potuto fare domande. Ero completamente zuppa.
Salii le scale, due gradini alla volta, per raggiungere la mia stanza che si trovava al piano superiore.
Grondavo dalla testa ai piedi, i vestiti erano ormai incollati alla pelle, ma non importava.
Andai dritta verso la scrivania, e presi dalla mensola il diario di Marco; per la fretta feci anche cadere diversi foglietti che si trovavano poggiati sulla sua copertina e che si posarono leggeri sul pavimento, anch'esso bagnato per colpa delle mie scarpe.
Iniziai a sfogliare rumorosamente le pagine del diario, le giravo così velocemente che se ne strappò una per metà.
– Dov'è, dov'è!? –, ripetevo in un sussurro strozzato, voltando nervosamente avanti e indietro le pagine, passando da un capitolo all'altro.
Non ricordo con precisione per quanto continuai, ma sicuramente per molto.
Cercai ovunque, lessi e rilessi le pagine di quel diario, ma da nessuna parte, e dico nessuna, Montanari raccontava un episodio anche vagamente somigliante a ciò che mi era successo quel pomeriggio .
Mi sembrava incredibile, ma a lui non era mai capitato di vedere qualcuno che non c'era più.
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Con i miei occhi
General FictionSara ha quasi diciassette anni, è una ragazza tanto calma quanto determinata, appassionata dalla lettura. Vive di sogni, di emozioni, di fantasie; insomma, Sara vive di dettagli, di ciò che non si vede, o meglio, di ciò che molti, per pigrizia non v...