Inutile dire, che nonostante tutto, io e
Gian, continuavamo ad essere solo amici.
Eravamo un casino. Eravamo il tutto e non
eravamo niente. Con lui avevo provato di
tutto, anche se ripensandoci, non avevo
ancora provato niente di anormale. Avvertivo
ad ogni suo sguardo quella fame sazia, ma
allo stesso tempo, non sentivo niente. Un
giorno, il mercoledi tre giugno, il dottori,vennero da me,porgendomi una cartella clinica. Guardai
Gian e senza dirgli nulla, chiesi al mio
medico preferito, cosa fosse:
«Allora, ragazzi, sono lieto di dirvi che Diego,
hai messo abbastanza peso da poter uscire
tranquillamente due o tre volte a settimana!»
esclamò felice.
«Oh mio Dio! Ci credi Gian? Dopo quasi un
mese!» lo stritolai.
«Oh, sii fantastiico.» disse poco entusiasto
allungando le f. Lo guardai perplesso, ma ero
troppo felice per pensarci in quel momento.
«Diego, per la tua sicurezza, e per la nostra
tranquillità, abbiamo pensato che sarebbe
meglio stabilire dei turni d'uscita.» Tutti
sorridavamo,anche se il sorriso di Gian sembrava finto.
«Turni tipo, chessò, il Giovedi e il Sabato?»
«Bravo, bravissimo.»
E se non uscisse in quei giorni per dei
problemi?» Guardai male Gian per quello
che aveva appena chiesto.
«Dipende da che problemi. Se di salute, no.
Se personali, può fare quello che gli pare:
entrare uscire. Basta che ci avverti.» sorrisi al
dottore.
«Mia madre già lo sa?»
«Si, ovvio. Prima di dirti la qualsiasi,
dobbiamo prima dirlo a tua mamma, sei
minorenne comunque. » Rispose.
Risolvemmo altre questioni e
decidemmo che sarei uscito di martedi,
giovedi e sabato, dalle undici di mattina, alle
sette di sera e per variazioni, avrei dovuto
avvertire.
Gian mi lasciò un qualcosa che sembrava un
bacio sul lobo.
«Gian, tutto bene, non mi sembri felice» gli
accarezzai il braccio. Praticamente lo stronzo
dormiva e stava tutto il tempo con me.
«Nulla.» mugolò al mio orecchio.
«Sicuro?»
«Si.. È solo che..»
«Lo sapevo!» esclamai.
«Si... Ho paura. Paura di non poterti avere più
ora che puoi uscire. » la dolcezza di 'sto culetto
di bambino, è impressionante.
«No, Gian, parleremo sempre.»
«Non è vero.»
«Si. E poi cazzo, sei qualcuno per me. Ti voglio
bene. Non succhio cazzi a destra e a sinistra.
Sono etero. »
«Un etero succhia cazzi!» rise.
«Che controsenso.» aggiunse.
«Sai, mi piaci.» gli Sussurrai. Mi buttò sul
cuscino, e mi riempì di baci.
«Anche tu.»
s.a
aspettavate tutti questo momento,lo so.
