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"Mi dice anche alcune cose belle, ma alla fine ricordo solo questa: secondo lui non sono in grado di provare emozioni."

- Respiro solo se tu, Jennifer Niven

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Nives appoggiò sul tavolo il regalo che aveva fatto a Will, curiosa di sapere come avrebbe reagito.
Pensò che forse non sarebbe mai stato bello quanto il suo, perché quello che le aveva fatto aveva un valore affettivo esilarante. A lei piaceva fare fotografie: soprattutto quelle divertenti, o quelle che vengono scattate durante dei momenti a caso. Non avrebbe mai aspirato ad un futuro da fotografa, eppure non le dispiaceva fermare il tempo e scattare una foto a dei tramonti o al mare mosso.

<<Io non so che aspettarmi...>>.
<<Non riesco mai a sorprenderti, mi sorprendi sempre tu>> rispose la ragazza sedendosi di fronte a Will che scartava il pacco.

Non era brava a fare sorprese: non si era mai impegnata a farlo. Forse avrebbe dovuto, semplicemente perché adesso aveva qualcuno da sorprendere: non avrebbe più potuto rifilare il classico regalino di circostanza, come la sciarpa o i calzini agli zii.

<<Sei seria?! Non è per niente scontato!>>.

Aveva deciso di regalargli una pianola, quelle di grandezza media, che si utilizzano per capire se si sia interessato allo strumento o meno.

<<Io mi aspettavo più un "perché? Che dovrei farci?">>.

<<Infatti lo penso... Aspetta- sai suonare il piano?!>>

Nives sbiancò. Si chiedeva se Will dubitasse di lei, sembrava davvero così persa, con la testa tra le nuvole?

<<Si... Ti stupisci?>>.

<<In realtà lo sapevo, cioè avevi capito qualcosina... Ho visto che trascrivi musica. Eravamo in biblioteca e avevi scritto tutto perfettamente sullo spartito...>>.

Will sorrideva e notò che su quella strana pianola ci fossero già incollati dei bollini con delle note. <<Vuoi insegnarmi? Davvero?>>.

Nives fece un ghigno, cercando di nascondere il sorrisino.

Quando aveva comprato il regalo, se l'era chiesta se sembrasse troppo personale. Un regalo del genere sarebbe stato un azzardo.
Se il piano gli facesse schifo?
Se avesse avuto voglia di tutto, tranne che di imparare a suonarlo?

Ma con Will, si sapeva, ormai, le cose erano semplici. Non c'era niente da aspettarsi, niente da bramare, nulla da fare che pretendesse un qualsiasi tipo di sforzo.

La faceva stare bene e le stava dando tutto.

Era certa che non le avrebbe spezzato il cuore, però, sapeva che avrebbe potuto farlo lei: i suoi piani per il futuro erano chiari e, per quanto emotiva fosse, non avrebbe mai lasciato che qualcuno condizionasse queste scelte.

🍫🍫🍫

<<Spero che la camera riesca a farti fare sogni sereni>> le disse Will, aprendo la porta.

Nives entrò e notò quanto fosse graziosa e accogliente. Tutta beige, con qualche ritocco bordeaux, e di grandezza media.
La ragazza non aveva mai dormito in un altro letto se non quello di camera sua. Non sapeva come fare: nel dubbio, s'era portata il cuscino.

Il ragazzo si fermò sull'uscio e la guardò addentrarsi nella stanza.
Pensò ancora che quel senso di calma, tranquillità e spensieratezza, non era riuscito a provarlo con nessuno.

Si sentiva felice nonostante sapesse che trattare con Nives fosse complicato. Aveva una considerazione ampia di lei, quasi una persona di spessore, per lui era come quel libro che consideri preferito, solo perché è il primo che hai letto.

All'inizio ti piace, ti sembra stupendo, scritto con armonia e maestria. Il peggio arriva solo quando diventi grande e hai aspettative altissime. Lo apri, contento, e appena leggi le prime righe noti "sarebbe dovuto essere" al posto di "avrebbe dovuto essere".

Ti senti morire, ma lo superi.

Per lui, la ragazza, era nella fase intermedia, la stava ancora leggendo.

Saranno state circa le quattro di notte: dopo che i parenti aprirono i regali, andarono via. I bambini erano crollati, presi troppo dal sonno.

<<Non preoccuparti...>>.

Non c'era stato alcun tipo di contatto troppo ristretto, niente di invasivo.
Will sembrava essere sempre aperto e, anche se possa sembrare scontato, i due ragazzi erano altamente consapevoli del fatto che se uno dei due avesse fatto il primo passo, non sarebbe dispiaciuto a nessuno.

Né a lei.
Né a lui.

Volevano godersi il momento e amarsi come si fa nei romanzi, come si usava fare ai tempi. Senza fetta e senza affanno. Amandosi senza colpe, intrighi o spettacoli alcuni.

<<Niv, girati>>.

<<Dimmi...>>.

<<Sto per farti una richiesta: non reagire male, dimmi qualcosa. Urla, magari. Sappi che è colpa del caffè che ho bevuto esattamente alle 3 e 27 minuti->>.

La ragazza corrucciò la fronte e mentre sperava dicesse una delle tante pranzare cose che voleva sentieri dire, smise di pensare e cercò di non crearsi aspettative.

<<Insegnami ora a suonare la->>.

<<A quest'ora?>>.

<<Ookaaay... Immaginavo fosse->>.

<<No, no. Va bene. Però ora dormono tutti...>>.

Will, furbo com'era, aveva pensato anche a questo.

<<Camera mia è l'ultima tra quelle in fondo. Poi non farà poi così tanto rumore, no?>>.

Nives annuì e Will la fece entrare nella sua camera.

Era blu, con dei decori verdi, ma una qualsiasi persona che sarebbe entrata avrebbe capito gli piacesse l'azzurro.

C'erano delle costellazioni, attaccate sul soffitto, che si illuminavano al buio.
Il letto, posto al centro della camera, affianco alla scrivania, richiamava le stelle su di esso.

Aveva stile, sempre.

<<Siediti, con che cosa iniziamo?>>.

<<In teoria dovremmo iniziare con Fra Martino->>.

<<No... Quella è brutta... MI-MI-SOL MI-MI-SOL-MI-SOL-DO-SI-LA-LA-DO... No, dai...>>.

Nives rise e Will si stese sul letto di fianco a lei, con la pianola davanti.

<<Quella era la ninna nanna>>.

<<Non puoi suonarmi tu qualcosa, prima di iniziare?>>.

La ragazza annuì.
Si prospettava una lunga notte rumorosa.





-Spazio-

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