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"Potrei vivere qui. Potrei essere felice. Qui con lui. Potrei restare per sempre."

- Respiro solo se tu, Jennifer Niven

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<<Alla fine sei riuscita a fare il tema?>>.

<<Will, con tutto il rispetto, ma non era questione di riuscirci... Avremmo dovuto farlo e basta...>>.

<<Credi davvero che me la sarei presa per questo?! Maddai... Comunque mi è venuto male. Però -come hai detto tu- l'importante è che sia uscito qualcosa, no?>>.

Nives pensò che, qualsiasi cosa dicesse del suo tema, fosse una bugia: non avrebbe mai scritto qualcosa di così orribile.

Continuarono a percorrere il sentiero, mentre cercavano un modo per parlare e riempire quel quarto d'ora.

<<Secondo te... Che cosa avranno mai fatto e di così... Bè-ecco... Cattivo, quella sera?>>.

<<Che cosa ne so... Sarebbero capaci di andare dai professori e urlargli:"guarda! Sono qui e sto spacciando!">>.

Il ragazzo aveva scoperto un lato di Nives, una cosa che non si sarebbe mai aspettato: era molto autoironica. Agli occhi degli altri sarebbe potuta sembrare insicura, persa nel suo mondo immaginario e strana.

La realtà è che, come aveva intuito, per lei stare da sola era così normale, dato che non avesse mai provato la sensazione di stare in gruppo, sentirsi inclusi o addirittura esclusi.

Era forte, più di quanto sembrasse. Forse non lo sapeva neanche lei.

<<Chi hai alla prima ora?>>.

<<Dovrebbe arrivare la nuova di italiano>>.

<<Ho saputo di quella prof... Se non sbaglio. Era nel tuo corso, no? Dicono che fosse bravissima>>.

<<Lo era, tanto>>.

🍫🍫🍫

-"Ciao, tesoro. Papà mi ha chiesto se preferisci passare la settimana da lui o restare qui. Fammi sapere 😘".

Le lezioni erano terminate e Nives aveva ricevuto un messaggio da sua madre, uno dei pochi.

-"Ne parliamo dopo. Per pranzo resto a casa".

<<Ehi, vieni in biblioteca oggi pomeriggio?>> domandò Nives a Will, ancora con lo sguardo diretto verso il telefono.

<<No, devo badare ai miei fratelli. Potresti passare, se ti va. Non sentirti costretta, se ti mette a disagio. Non voglio obbligarti->>.

<<Ho capito, tranquillo. Se vorrò venire ti avviserò. Faccio io>> e gli sorrise.

Will la osservò meglio, incuriosito da cosa avesse di così importante da fare.

🍫🍫🍫

<<Quindi? Che fai?>> Adele non voleva che la figlia andasse dal padre: una settimana, un giorno, un'ora, un minuto... Non era importante. Avrebbe solo voluto evitare che Nives, nella sua grande empatia e con il suo modo contorto di pensare, credesse che il padre avesse avuto un buon motivo per comportarsi così.

<<Mamma... Non-non so, per me è->>.

<<Nives, no. Non è okay. L'unica volta in cui hai urlato, nella tua vita -penso- , è stato perché io ti avevo impedito di vederlo e tu volevi andare a casa sua. Ah, a proposito: ha cambiato casa. Non andresti più in quel casermone gigante, insieme a quella stupi->>.

Nives iniziava a perdere la pazienza, le diede estremamente fastidio questa sua battuta. Lei credeva che i litigi fossero inutili e che le parole non andassero sprecate per quello.

C'era una cosa che odiava molto: quando la libertà, ciò per cui avrebbe sacrificato la sua vita, le venisse negata.

La ragazza non sopportò la madre, quel giorno, perché non le chiese neanche un parere.

Aveva deciso per lei.

<<Mamma. Ho capito. Va bene. Non ci andrò, non voglio andarci. Non mi interessa niente dei vostri battibecchi, a dire il vero>>.

Ed era vero: non gliene importava. I genitori avevano sbagliato, entrambi, e Nives non era solita rammentare il passato. Loro erano l'ultimo dei suoi problemi.

<<Ti voglio ben->> iniziò, con tono superficiale, come se qualcuno le avesse detto di avere il coltello dalla parte del manico.

<<Non ho finito. Non ne ho il tempo materialmente, okay? E poi ho ricevuto un invito a casa di un amico, preferisco passare il pomeriggio con lui>>.

Adele si alzò dalla tavola, sogghignando.

Nives pensò che avesse frainteso, come fece, ma non disse altro. Avrebbe solo complicato le cose e aggiunto disagio a questa situazione -molto, forse troppo- imbarazzante.

<<Abita lontano da qui? Se vuoi ti ci accompagno>>.

<<È vicino, non serve che ti disturbi>> la ragazza abbassò il capo e lasciò che la madre sistemasse la cucina.

🍫🍫🍫

-"L'invito è ancora valido?"


"Ti mando la posizione."

🍫🍫🍫

Nives suonò il campanello e -neanche fosse stato programmato- dopo pochi secondi, il ragazzo le aprì.

<<Non credevo mi avresti scritto che saresti venuta, ne sono felice>>.

<<Invece sono qui>>.

La fece entrare e la prima cosa che notò fu la grandezza della casa: le aveva detto che fossero in tanti, ma non credeva che ciò comportasse una casa alta due piani con 10 stanze totali. Si tolse la giacca e Will le sorrise prendendola e appendendola all'attaccapanni. Si sentiva un po' fuori luogo ma non troppo. Ed era un bene: conosceva Will da poco ma da tanto tempo, smetteva di sentire quell'orribile sensazione di scappare.

Scappare dai problemi, scappare dalle situazioni, scappare e correre.

Semplicemente correre senza fermarsi.

Fermarsi comportava avere pazienza: ancora una volta, si rese conto di non averne per niente.

<<Vieni, ti faccio conoscere i tipetti... Non fanno tanto chiasso, giuro>>.

Entrati nel salotto, vide quattro bambini fare i compiti.

<<Allora: la più piccolina è Scarlett, ha quattro anni. Passa la sua vita a disegnare. Poi ci sono Matt e Josh, loro sono gemelli, fanno la terza elementare. Poi c'è Andrew: lui fa la quinta ed è abilissimo con il computer>>.

<<Dobbiamo aiutarli a studiare?>>.

<<Sentiti a casa. In tutti i sensi. Fai ciò che vuoi>>.






















-spazio-

HO PAURA DI AVER TRESHATO DI BRUTTO

Mi scuso anche per aver pubblicato troppo tardi. La scuola mi porta via tempo e, vi giuro, non è colpa mia se l'ispirazione arrivi solamente nei momenti in cui non posso scrivere. Detto questo, alla prossima.



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EPHEMERAL  //  Will PoulterLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora