Amelia è di spalle, la schiena ricurva e le braccia stese lungo i fianchi, le mani aperte con i palmi davanti a sè. Si volta, lentamente, gli occhi due braci accese.
- Tu...- sibila.
Ho ancora il respiro affannoso per la corsa appena fatta, ed insieme al mio si confonde quello di Evan, accanto a me, rigido come una statua.
Una statua.
Alzo lo sguardo, sconvolta da quello che vedo: la fontana non esiste più. Le statue dalle nostre sembianze sono crollate su loro stesse, finendo in pezzi di pietra ammassati attorno la base della struttura.
Il boato di poco fa.
- Guarda cosa hai fatto, dannata! - urla Amelia, riportando la mia attenzione su di lei, che improvvisamente appare stanca, debole.
- Non capisco...come posso essere stat...- mi interrompo bruscamente nel sentire il repiro affannoso di Evan in sottofondo.
Lo osservo, sconcertata.
- Stai boccheggiando - constato, quasi spaventata.
Lui si acciglia, si tocca il petto con una mano, all'altezza del cuore, sembra che fino ad ora non ci abbia fatto caso neanche lui. Allontana di scatto la mano dal petto, come se si fosse appena scottato, poi i suoi occhi verdi saettano da me ad Amelia e viceversa. Una volta, due, tre volte.
- Che sta succedendo? - gli sussurro, quasi temendo la risposta.
Evan non mi risponde subito, piuttosto si osserva i polsi, ruotandoli ed accarezzandoli, come se si fosse liberato da manette invisibili.
- Tu non hai più potere su di me - sogghigna, rivolgendosi ad Amelia, la quale nel frattempo si è accasciata al suolo, le mani tra i capelli, ora sporchi e non più così lucenti come un tempo.
Una folata di vento caldo accarezza le siepi, smuovendo le rose, ed i petali iniziano a sanguinare. Tutto il rosso, simbolo delle morti delle Donato precedenti, viene spazzato via, lasciando il posto a delle bellissime, purissime rose di un bianco immacolato. Il vento caldo mi attraversa, mi coinvolge ed io decido di seguire la sua direzione. Evan corre con me, di nuovo, ma stavolta giungiamo di fronte l'ingresso principale della villa. La metà distrutta dalle fiamme è tornata ad essere perfettamente ricostruita, l'edera rampicante è scomparsa dai muri esterni, e le ampie finestre permettono alla luce solare di entrare ed illuminare a giorno gli interni.
- La villa...è davvero magnifica - mormoro estasiata, guardandomi attorno.
- La maledizione è svanita, così come tutti i suoi effetti - spiega Evan, passandomi un braccio attorno ai fianchi.
Mi volto di scatto. - Questo significa che...?
Annuisce, un ampio sorriso. - Significa che Amelia è stata sconfitta. Ed io sono finalmente libero, tornato ad essere chi ero un tempo. Ed è accaduto tutto grazie a te, Eleanor. Non potrò mai ringraziarti abbastanza, non potrò mai essere alla tua altezza, non dopo tutto il male che ti ho recato e tutto quello che invece tu hai voluto fare per me. Per mio am...- si blocca, distogliendo lo sguardo ed allontanandosi di qualche passo.
- Amore. Esattamente, Evan. Me ne sono resa conto troppo tardi forse, ma è ciò realmente provo per te - confesso, posandogli una mano sul braccio.
Lui mi sorride, ed il sorriso gli si estende agli occhi. Quel verde, così brillante ma così diverso allo stesso tempo da come lo ricordo. Non sono più occhi ammalianti, seducenti, ipnotizzanti. Sono semplicemente dei bellissimi e luminosi occhi smeraldo. Non più opacizzati dalla malvagità.
Improvvisamente, il pensiero di Amelia lì fuori, ancora nel labirinto mi dà la nausea.
- Amelia è ancora nel labirinto?
- Suppongo di sì - Evan si fa serio, poi senza proferire parola mi prende la mano ed insieme torniamo in quell'inferno.
Ma Amelia non c'è più, svanita insieme alle statue che ornavano la fontana al centro del piccolo piazzale. Non ci saranno più Donato di cui prendere le sembianze ed Evan non dovrà più uccidere alcuna giovane donna per garantire il corretto ciclo della maledizione. Niente più rose rosse, niente più sangue. Eppure, tutto questo mi sembra ancora un sogno, e temo di dovermi svegliare molto presto, scoprendo che c'è qualcosa di cui non abbiamo tenuto conto, qualcosa che ci è sfuggita e che sconvolgerà le nostre vite serene, prima o poi.
- Il fatto che abbiamo spezzato la maledizione, ha comportato dell'altro, non è così? - domando, rabbrividendo al pensiero che ci sia una stonatura in questa perfetta sinfonia, ma non posso tenermi dentro il senso di malessere e disagio che sto provando in questo preciso istante.
- Sì, è così - ribatte Evan, guardandomi a lungo.
Mi accorgo di star tenendo il fiato sospeso, ma sono le sue parole successive a togliermi davvero il respiro:
- Sono tornato umano.
FINE.
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Bleeding Roses
ParanormalEleanor Donato è riuscita a fuggire dalla buia dimora di Evan Woods, con l'aiuto di una misteriosa carrozza. È tornata nella residenza della madre, che però l'accoglie terrorizzata, desiderosa di portarla indietro. Eleanor si crede finalmente al sic...
