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- Alice, per favore, preparami la vasca - dico, entrando nel bagno.
Tutto ciò di cui ho bisogno adesso è immergermi nell'acqua calda e lasciare che il tepore mi avvolga.
Quando Alice lascia la stanza, mi spoglio lentamente e poi entro nella vasca. Il contatto con l'acqua calda è subito rilassante e sembra spazzare via le mie preoccupazioni, almeno per qualche istante. Volto la testa ed abbasso lo sguardo per osservare l'acqua ondeggiare contro le mie spalle. Mi lascio scivolare e poggio la testa all'indietro sul bordo della vasca, poi chiudo gli occhi.
Sto venendo a prenderti.
Apro gli occhi di scatto, tirando su la testa con un brusco movimento che fa fuoriuscire dell'acqua dalla vasca. La sua voce. È stata così vicina e così terribilmente reale. Esco subito dall'acqua e rapidamente mi avvolgo in un telo, asciugandomi per poi rivestirmi.

- Eleanor, James ha risposto alla mia lettera - la voce di mia madre è anticipata dai suoi passi veloci.
Mi volto verso di lei, distogliendo lo sguardo dalla vasta campagna che si estende oltre la terrazza.
- Mi state cacciando così...- sussurro.
- Partirai domani. Non possiamo aspettare oltre e non intendo rischiare. È per il tuo bene - dichiara, prima di lasciare la terrazza e rientrare in casa.
Sospiro, tornando a fissare le campagne londinesi. Sospiro, provando a ricordare il volto di James. Essendo stato un amico di mio padre, sarà stato sicuramente suo ospite, ma se avessi ragione, sarei stata troppo piccola e non posso ricordarlo nei dettagli.
Il silenzio viene interrotto dal rumore di zoccoli in lontananza. Mi irrigidisco istintivamente, tendendo le orecchie. Un cavallo nero sfreccia sul viale alberato oltre il cancello della nostra proprietà. Mi sento improvvisamente agitata e non capisco il motivo del battito impazzito del mio cuore, che galoppa allo stesso ritmo degli zoccoli sulla terra. Qualcosa mi dice che nel profondo so cosa sta per accadere, ma mi rifiuto di accettarlo. Infatti, quando il cavallo si ferma con uno sbuffo all'altezza del cancello, permettendo all'uomo di scendere, il mio respiro si fa pesante e la terra sembra mancarmi sotto ai piedi: è Evan.
Indietreggio e corro dentro casa, avvertendo il disperato bisogno di fuggire e soprattuto di avvertire mia madre.
- Signor Woods, che sorpresa avervi di nuovo qui -.
Mi blocco, sentendo la voce di mia madre provenire dall'ingresso. È troppo tardi. Le mie paure stanno diventando realtà.
- Sono venuto a riprendere ciò che mi appartiene - risponde Evan con un tono melodioso, ma affettato.
- Perdonatemi, ma non so di cosa state parlando - ribatte mia madre, sforzandosi chiaramente di non far tremare la voce.
Evan emette un verso che è un incrocio tra una risata senza ironia ed un ringhio di avvertimento. Sobbalzo, terrorizzata al pensiero della sua eventuale perdita di controllo con mia madre.
- So perfettamente che lei è qui, perciò non giocate con me, madame Donato. Ero intenzionato a comportarmi in maniera educata e pacifica, ma evidentemente mi sbagliavo, - inizia Evan; poi, alzando la voce, si rivolge a me:
- Eleanor, puoi raggiungermi di tua volontà o verrò a prenderti. Non tirare troppo la corda, se non vuoi che accada qualcosa ai tuoi cari.
- Signor Woods, mi dispiace, ma mia figlia non si trova qui. È solo passata per un saluto, nulla di più.
Passano alcuni istanti di silenzio dopo che mia madre ha osato parlare di nuovo.
Resto con il fiato sospeso.
- Eleanor - sussurra Evan, ma riesco comunque a sentirlo. Il suo tono morbido e suadente mi avvolge completamente, portandomi a desiderare all'improvviso di andare da lui, di sentire le sue braccia attorno a me.
Sì, così, vieni da me.
Qualcuno mi afferra per un braccio ed io mi volto di scatto, uscendo dal mio strano intorpidimento.
- Dovete andarvene, adesso. Forza, seguitemi - bisbiglia Alice guardandomi negli occhi. La preoccupazione è ben leggibile nei suoi. Non più in trance, metto un piede davanti all'altro ed inizio a correre dietro di lei. Usciamo dalla porta delle cucine che dà sul retro della casa. - Dovete correre, adesso. Il più velocemente possibile. Poi dovrete trovare un mezzo per raggiungere la città e rifugiarvi dall'amico di vostra madre - comunica rapidamente, mentre si guarda intorno.
- Mi mancherai, Alice - sussurro, gli occhi umidi.
- Mi mancherete anche voi, signorina Eleanor. Addio.
- Addio - mormoro guardandola rientrare in casa. Resto una frazione di secondo a contemplare ciò che è stata a lungo la mia dimora, il mio rifugio sicuro. Non potrò più tornarci e non ho nemmeno potuto salutare mia madre a dovere.
Il grido rabbioso di Evan mi desta dai miei pensieri, costringendomi a correre via. Il cavallo nero è ancora qui, tranquillo e silenzioso. Mi fissa con i suoi occhi scuri ed io prendo una decisione in fretta: questo è il mio unico mezzo per arrivare in città ed in modo veloce. Monto sul cavallo ed inaspettatamente, l'animale si lascia guidare fuori dalla proprietà della mia famiglia.

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