Snap out of it (pt 1)

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Il resto della settimana lo trascorsi cercando di liberare la mente da qualsiasi cosa fosse accaduta nell'ultimo periodo e con l'attesa dell'imminente weekend a Milano.
Mai come quella volta, desideravo scappare via e non tornare più.
Ahimè, non era possibile.
Durante quei giorni, decisi di cancellare qualsiasi forma di social. Utilizzavo il telefono soltanto per la musica e per contattare, di tanto in tanto, Serena o mio padre.
Non volevo alcun rapporto con il mondo virtuale, non volevo sapere cosa la gente pensasse di me. Non volevo vedere storie di amici, di Michele, di Luigi.
Nulla di tutto questo mi interessava più. Ormai Maggio era alle porte.
Tra un mese avrei fatto il mio grande debutto alla Scala, non avevo bisogno di altre distrazioni.
C'era sempre tempo per l'amore, pensai.
I giorni trascorsero veloci e presto dovetti partire.
Come sempre, sveglia all'alba, sperando fino all'ultimo di non perdere il treno. Arrivai in teatro e ritrovai tutti i miei colleghi che, piano piano, prova dopo prova, cominciai a conoscere sempre meglio.
Claudia, l'interprete di Gamzatti, fu quella con cui nacque maggior intesa.
Ci divertivamo tantissimo tra una diagonale e l'altra, avevamo stessi interessi e stessi gusti in fatto di musica.

Sabato mattina passò in questo modo, mentre il pomeriggio, mi aspettava una lezione intensa da sola, con il coreografo, il quale voleva comunicarmi una serie di informazioni di servizio.
Dopo un leggero pranzo, andai nella sala che mi fu assegnata e aspettai l'arrivo del maestro.
"Carola, vedo che ti stai riscaldando, molto bene, perché abbiamo tante cose da fare e pochissimo tempo. Ti voglio carica e reattiva."
"Si, sono pronta."
"Ormai manca un mese al debutto, non abbiamo neanche un secondo da perdere ed è per questo che dalla settimana prossima voglio che tu ti trasferisca definitivamente a Milano. All'alloggio, ci penserà la compagnia mentre per il vitto, sarà tua premura occupartene. Ora cominciamo."
Non ebbi neanche tempo di rifletterci su che dovetti iniziare diversi manege molto complessi.

Finite le prove, corsi in albergo per farmi la doccia e pensare a tutto quello che mi era stato comunicato. Non avevo troppo tempo, Claudia mi aveva convinto ad uscire con loro, pertanto dovevo muovermi.
La prospettiva di trasferirmi a Milano per qualche settimana, era davvero elettrizzante e pensai non ci fosse momento migliore di quello. Era una occasione che calzava a pennello in quel frangente della mia vita.
Tuttavia, il pensiero corse subito a Serena, dalla quale non mi separavo ormai da troppo tempo o, se capitava, era sempre per periodi limitati. Avevo bisogno di sentire la sua voce e la chiamai subito:

"Sere, devo dirti una cosa."
"Aiuto, che succede?"
"Il coreografo vuole che io mi trasferisca qui a Milano fino al debutto"
La sentì urlare dall'altra parte dello schermo:" Carola ma è una notizia fantastica, dobbiamo festeggiare. Quando parti?"
"Settimana prossima"
"Perfetto, una festa al giorno fino a quando non parti."
"Si ma hai capito che non ci vedremo per un po'?"
"Ma che scema che sei, ti pare che la mia amica se ne va a Milano e io non le vado a rompere le palle un weekend sì e l'altro, pure?"
Mi sentii sospirare e con tono rassicurante disse:" Io ci sarò sempre per te, Carolina, al costo di prendere tutti gli aerei e i treni di questo mondo. Ti voglio bene"
"Anche io te ne voglio, non so come farei senza di te."
"Faresti benissimo, solo che insieme è meglio. Ora scendi, bevi e divertiti che è Sabato e sei a Milano."
"Si tranqui, alcuni colleghi hanno organizzato, passeranno tra mezz'ora sarà meglio muovermi."
E così continuammo a parlare, anche se a distanza. Le mandai le foto degli outfit che avevo pensato di indossare quella sera e parlammo di quanto avremmo voluto un Jess Mariano nella nostra vita.

Serena era diventata, in poco tempo, un punto di riferimento essenziale. Avevo bisogno di lei perché il mondo assumeva colori diversi attraverso i suoi occhi, le sue parole e i suoi gesti. Mi raccolse sotto la sua protezione, quando ancora non capivo bene tutto quello che mi girava intorno.
Non dimenticherò mai la prima volta che la vidi dal vivo al balletto di Roma.
Aveva i capelli sciolti in lunghi ricci e stava allo specchio cercando di mettere un rossetto rosso molto pigmentato.
Io entrai timidamente presentandomi con tutti, fino a che lei non si avvicinò a me, tutta radiosa dicendo:
"Carolina, non é che puoi aiutarmi con questo" indicando il rossetto.
Le sorrisi, anche se un po' in imbarazzo, e le risposi con: "Certo che ti aiuto, Serenina, finalmente ci conosciamo" e da quel momento capii che tutto sarebbe andato per il verso giusto.

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