Relax, take it easy

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Sabato mattina, partii per Milano.
Ero contenta, avevo urgente bisogno di staccare con Roma e i suoi tormenti.
La serata trascorsa, mi aveva intristito.
Non sapevo cosa sarebbe successo tra Michele e me. Non mi interessava in quel momento.
Nulla di grave si era verificato, ma era tutto il contesto di "detto non detto" che mi turbava molto.
Mi piaceva la sua leggerezza e spontaneità e ora avvertivo come un macigno che pesava sulla testa e che, da un momento all'altro, avrebbe potuto schiacciarci.
Poche ore dopo che ci eravamo salutati, mi mandò un messaggio in cui mi ringraziava della cena. Poi aggiungeva:
"Se vuoi scrivermi o chiamarmi io sono qui."
Risposi semplicemente inviando un cuore rosso e poi spensi il telefono.
Il viaggio per Milano fu breve e indolore, mi addormentai persino lungo un tratto.
Appena misi piede nella grande metropoli, andai direttamente al teatro senza passare per l'albergo.
Mi cambiai velocemente, indossai gli abiti adatti, e vidi che gli altri colleghi mi stavano aspettando.
"Carola, sei arrivata. Che piacere."
Andai da loro per salutarli e prima di iniziare le prove mi mostrarono il volantino che promuoveva lo spettacolo. Era davvero bello, sopra una foto di me con addosso gli abiti tradizionali di Nikiya.
"Tra oggi e domani vedrai tutta le città di Milano tappezzate con la tua faccia." Disse il coreografo. Io sorrisi un po' imbarazzata, ma molto fiera e contenta.
"E ora al lavoro che questo spettacolo non si prepara da solo."

Provai tutta la giornata, avevo proprio il bisogno di un allenamento intenso per non pensare a nient'altro.
Da sempre, la danza era lo strumento che mi permetteva di affrontare i momenti difficili e confusionari. Era ordine nel caos della mia testa. Armonia e pace.

Mi intrattenni anche un'oretta in più rispetto agli altri colleghi e decisi, quella sera, di non uscire con loro. Sarei ritornata in albergo per una serata di relax  e tranquillità.

Mentre camminavo per le strade di Milano, intravidi i primi manifesti pubblicitari con il mio volto. Erano davvero così belli che presi il cellulare per scattare una foto veloce, da mandare a Serena.
A pochi passi dall'albergo, su un muro, era attaccata la mia locandina e, accanto, una più scura con sopra a caratteri cubitali: STRANGIS.

Era l'insegna che pubblicizzava l'imminente tour di Luigi.
Non potevo credere all'ilarità di tutta la situazione. A volte pensavo che nel mondo ci fosse qualche forza oscura che, nel perseguitarmi, si prendeva gioco di me, sorridendo delle mie sventure.

Fissai le nostre foto per qualche secondo e poi finalmente decisi di tornare in stanza.

Appena misi piede nella camera, non persi neanche il tempo di svestirmi, che mi buttai sul letto. Ero stremata, e crollai velocemente in un sonno profondo. Mi svegliai di soprassalto quando sentii il cellulare squillare.
Vidi una serie di chiamate perse da parte di mio padre e di Serena, così, senza neanche spostarmi dal letto, e con la voce assonnata li richiamai, per tranquillizzarli del fatto che fossi viva.

Finalmente si fece ora di cena e decisi di optare per il servizio in camera. Scelsi di mantenermi sul leggero con una semplice fetta di carne, e un'insalata come contorno. Accesi la TV e feci zapping tra i vari canali per scegliere qualcosa che mi piacesse. Trovai poco o nulla.

Terminato di mangiare, cominciai la mia routine relax che consisteva in una maschera viso, un bel bagno caldo, musica jazz, champagne e un buon libro. Proprio nel bel mezzo della lettura, mentre ero immersa in un mondo pieno di bolle, squillò nuovamente il telefono. Era Michele questa volta, che mi faceva la richiesta di videochiamata.
Attaccai subito e poi gli mandai un messaggio scrivendogli che in quel momento non mi era possibile rispondere poiché stavo facendo un bagno.
Rispose così:
"Dai Caro, stai tranquilla. Basta che nascondi tutto. Ti devo urgentemente dire una cosa e non posso aspettare."

Ero un po'imbarazzata ma poi ha prevalso la mia "non" voglia di alzarmi, asciugarmi e interrompere quel bel momento self care.

Così gli risposi che andava bene e che poteva chiamarmi.
Fortunatamente, l'hotel disponeva di un vassoio per vasche da bagno.  Riuscii a sistemare il telefono affinché non si vedesse nulla se non dalle spalle in su.

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