Affacciati

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Affacciati.

Lanciai le coperte con un calcio dall'altra parte del letto e corsi titubante verso la finestra.
Era davvero lì. Mi stropicciai gli occhi, ancora incredula.
Lo vidi appoggiato alla macchina nera che tanto conoscevo, con accanto la chitarra.
Tra lo stupore, mista all'ansia per non sapere cosa fare e come comportarmi, scoppiai in una risata isterica. Visto in quel modo, pareva troppo Edward Cullen che aspettava la sua Bella che scendesse.
"Oh cazzo, sono Bella Swan ora" pensai.
Presi il telefono e lo chiamai. Non volli guardarlo alla finestra mentre rispondeva.
"Che ci fai qui, Luigi?"
"Sono venuto a suonarti la canzone, mi fai salire?"

Che faccia tosta.
"No che non ti faccio salire, ma sei scemo che ti presenti qui così?"
"Eddai su, Carola, non è la prima volta che vengo a casa tua, ti vorrei ricordare. E poi volevo vederti. Sabato mi ha fatto piacere chiacchierare con te."

Non lo capivo quel ragazzo.

"Luigi, non ci vediamo da un sacco di tempo. Le nostre vite sono totalmente cambiate. Si, lo ammetto anche io che sabato è stato divertente ma è stato un caso e basta. Dai vai a letto che sicuramente sei pieno di impegni."

"Va bene, mi rendo conto del gesto improvviso, scusami. Me ne vado. Spero di incontrarti di nuovo un giorno e di poter chiacchierare un po'.
Buonanotte Carola."

"Ciao Luigi. " mi limitai a rispondere io e terminai la chiamata.

Sprofondai nei cuscini del letto mentre emisi un enorme sospiro di sollievo. Non ero pronta ad averlo lì, con me, nel mio spazio. Ma soprattutto quel suo presentarsi sotto casa, mi aveva colta impreparata. Come sempre d'altronde, ogni volta che si trattava di lui.

Emersero in me anche una serie di dubbi e perplessità. Sarà stata davvero la scelta giusta quella di mandarlo via?
Non lo sapevo. Ma non vedevo l'ora di crollare in un sonno profondo che mi distogliesse da qualsiasi pensiero di quel tipo.

Mi girai e rigirai nelle lenzuola, tentando di chiudere gli occhi, quando a un tratto sentii un accordo di chitarra.
In quei pochi minuti che erano trascorsi dalla fine della chiamata ad ora, non sapevo bene come, ma Luigi era riuscito a collegare ad un amplificatore, chitarra e microfono.
Ora si trovava sotto casa mia, cantando la sua canzone che aveva scritto per me.

A quel punto non potei fare nulla se non urlargli di smettere. Il mio pensiero corse subito a che cosa sarebbe potuto succedere se qualcuno lo avesse riconosciuto e messo foto su Twitter.

Mi infilai un giubbotto facendo attenzione a che mi coprisse il volto, presi le prime ciabatte che vidi sotto gli occhi e corsi giù da lui per farlo smettere.
Volai per quelle scale e appena fuori dal portone del palazzo, gli intimai:
"LUIGI, SMETTILA" mi avvicinai furiosa a lui, gli presi la chitarra, l'amplificatore e il microfono e glieli scaraventai dentro la macchina, anche piuttosto violentemente tanto che lui mi disse:" HEY, ATTENTA."

Ma non mi importava nulla, ero solo troppo spaventata all'idea che qualcuno potesse riconoscerci. Sbattei la porta dell'auto, mi girai verso di lui e gli afferrai una mano. Lo strattonai con forza e di corsa lo portai fin su casa mia.

Una volta che fummo al sicuro da occhi indiscreti, all'interno delle comodità del mio appartamento, riuscii finalmente a vederlo per bene.
Indossava un jeans e una maglietta con sopra una stampa di David Bowie e agli occhi, quei suoi nuovi occhialetti.
Ciò che spiccava però era il suo sorriso compiaciuto e soddisfatto di essere riuscito nell'impresa che si era proposto quella sera. E mi odiavo per questo.

Ero furiosa con lui e non passarono neanche due secondi che cominciai ad urlargli contro:
"Luigi, ma sei cretino? Ma che problemi ti affliggono esattamente? Ti rendi conto del danno? Ora avrai creato il caos. OH CAZZO, L'HASHTAG.
Ti giuro che se domani #caroligi dovesse andare in tendenza, ti ammazzo con le mie mani, qui ed ora. Ma che ti è passato per il cervello, io non ho parole."

Lui intanto non mi guardava ma si girava intorno, scrutando quelle poche stanze che già aveva potuto intravedere qualche giorno prima.
Fu strano vederlo così in un ambiente privato e personale.

Continuò a stare in silenzio fino a quando non vide la mia raccolta di vinili che avevo raccimolato un po' in giro per il mondo.

"Hai dei bellissimi gusti musicali Carola, alcuni di questi sono capolavori rari."

Non lo sopportavo quando faceva così, sviava dal discorso principale con complimenti e parole che ti facevano perdere le fila del ragionamento.

"Grazie, lo so. Ma questo non toglie il fatto che sono furiosa con te"

A quel punto non poté più tergiversare, esigevo una risposta che avesse un inizio e una fine.
Si girò verso di me e cominciò a dire:
"Carola, lo so. É stato tutto improvviso e ti giuro che non so bene neanche io perché sono qui e che cosa ho fatto poco prima.
Non é da me. Ma da quando ti ho rivista in stazione, non ho fatto altro che pensarti.
Tu sei stata una persona fondamentale nella mia vita e non capisco come siamo arrivati a questo punto in cui neanche ci parliamo. È un anno in cui sei sparita da tutti i radar. Le poche notizie che ho su di te mi giungono da internet e da Twitter. E nulla. Mi mancavi. Ecco perché sono qui."

A quel punto rimasi a fissarlo immobile per qualche minuto perché non sapevo bene cosa fare, nè cosa rispondere.
Non a caso Luigi si avvicinò e mi agitò la mano davanti la faccia dicendo: "Pronto, Carola. Ci sei?"

Ma non riuscivo a formulare parole di senso compiuto.
"Vabbè facciamo che mi siedo e mi metto un po' a vedere la tv. Quando ti riprendi, sai dove trovarmi."

Davvero si mise a guardare la televisione, come se non avesse una preoccupazione nel mondo.

Io, intanto, restai inerme. Il cervello tentava di assimilare quelle informazioni che mi erano appena state comunicate, ma era troppo difficile.

Gli mancavo? Che cosa avrebbe significato? E io provavo le stesse cose?
Non lo sapevo.
Il pensiero di riavere Luigi nella mia vita non mi era mai passato per la mente durante quel periodo di tempo. Apparteneva al passato. Invece ora, era lì, sul mio divano, con un braccio appoggiato allo schienale e un altro che abbracciava un cuscino.

Lo fissai per un po', ferma, immobile.
Ad occhi estranei, sarei sembrata una pazza. Finché poi, Luigi non mi guardò, distogliendo lo sguardo dallo schermo.
Si mise a ridere come un bambino, con un sorriso spensierato e gioioso e scuotendo un po' la testa disse:
"Ah quanto mi era mancato il tuo mondo, sulle nuvole."

A quelle sue parole, il mio corpo rispose di getto. Non c'era bisogno di pensare.

Mi fiondai su di lui e lo abbracciai.
Affondai il mio volto nell'incavo del suo collo e lo strinsi più forte che potevo.
Il suo profumo mi pervase le narici e capii che non vi era null'altro di più giusto e esatto di quel posto lì, tra le sue braccia.

Non riuscivo a vederlo in faccia, ma sapevo, dai suoi respiri, che stava sorridendo. Una sua mano, prese ad accarezzarmi la nuca con tutta la premura e la dolcezza di questo mondo.
E io non riuscivo più a staccarmi, non volevo farlo.
Sarei rimasta così per sempre.

"Anche tu mi sei mancato, Luigino."
Sospirai al suo orecchio, lasciandogli un leggero bacio sulla guancia.






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