"Allora che ti va di fare stamattina, Scarol." disse Michele abbracciandomi, mentre tentavo di versarmi un po' di caffè dentro la tazzina.
"Come mai mi chiami Scarol?" Lo guardai un po' stranita.
"Non so, l' ho letto in giro e mi piaceva... ti da fastidio?"
"No, è solo il mio "nome Twitter", non riesco a prenderlo sul serio, detto da te" tentai di spiegargli.
E lui " Très bien, non preoccuparti non lo userò più, ma chere "
"Glad we cleared it up" aggiunsi, mentre tentavo disperatamente di aprire un pacco di cereali.
Nel frattempo, mi osservava senza dire nulla con un leggero sorriso che gli illuminava il volto.
"Comunque non mi hai ancora risposto, sto aspettando" così sbuffando un po' gli risposi : "Miche, ma non te l'hanno detto che non si parla con le persone prima che queste non abbiano terminato di fare colazione? E poi non lo so. Di solito il lunedì è il mio giorno tranquillo di riposo totale."
"Pardon mademoiselle, finisca pure io nel frattempo andrò a fare una doccia. Au revoir."
Prese l'asciugamano che gli diedi la sera prima, se lo mise intorno al collo e entrò nel bagno.
Rimasi un po' a fissare il vuoto. Qualche ora fa ero contenta del fatto che si sarebbe intrattenuto.
Adesso, vederlo girare tra le mura della mia tana e occupare spazio, mi provocava un leggero fastidio. Fino a quel momento la mia casa aveva ospitato soltanto Serena, qualche amico e a volte delle "one night stand" che mai avrei più rivisto.
Il pensiero che quella di Michele fosse una visione ricorrente, mi faceva stare male.
Decisi in quel momento che avrei dovuto parlargli. Il rapporto tra noi era molto strano. Ci piacevamo entrambi ed eravamo andati ad un bellissimo appuntamento ma poi, per una serie di cose, tutto era un precipitato.
Tra poco, però, Michele si sarebbe trasferito qui a Roma, ci saremmo visti più frequentemente ed era giunto il momento di capire dove questo rapporto fosse indirizzato.
Non era troppo tardi per restaurare la nostra amicizia, se lo avessimo voluto, e non era neanche troppo presto per iniziare una relazione più seria. Ma io non capivo bene cosa desideravo, né conoscevo la sua versione dei fatti.
Uscì presto dal bagno, vestito di tutto punto e pronto per scendere.
"Caro, il bagno è libero, prenditi il tempo che vuoi, ti aspetto qui." Si sedette sul divano e cominciò a guardare un po' di tv.
Non me lo feci ripetere due volte, posai le tazze da cui avevamo fatto colazione nel lavandino, e corsi a farmi una bella doccia.
Appena uscita, con indosso solo un accappatoio, sentii Michele che camminava ossessivamente, avanti e indietro per la stanza, mentre parlava al telefono.
"Ma oggi mi avevate detto che non dovevo venire". Poi pausa.
"Va bene, capisco. Vi raggiungo il prima possibile."
Riagganciò la chiamata e cominciò a toccarsi i capelli ossessivamente. Non si era accorto della mia presenza, perciò decisi di parlare:
"Tutto apposto, ci sono problemi?"
Mi squadrò da testa a piedi, imbarazzato dal mio stato, e poi iniziò:
"Caro non ti avevo visto, scusami. Mi ha appena chiamato la compagnia.
Hanno bisogno che io vada lì. Mi dispiace tantissimo, ma non posso rimandare.
Dovrei comunque cavarmela in poche ore, oggi pomeriggio ti trovo?"
"Certo Michi, stai tranquillo. Lo so bene come funziona. Io credo che starò a casa. Il lunedi lo passo così di solito."
"Troverò il modo di farmi perdonare" si avvicinò a me e mi diede un bacio sulla fronte. "Lascio qui tutte le mie cose, avrò un ulteriore motivo per tornare" ci pensò su e poi aggiunse "come se la tua presenza non sia già un motivo più che valido" e aggrottò un po' la fronte.
Mi venne da sorridere e così risposi semplicemente:
"Che scemo che sei, a dopo, corri che sei in ritardo."
"A dopo Carol" e andò via.
Non appena si chiuse la porta, potei emettere un sospiro di sollievo. L'ordine naturale delle cose era stato ripristinato. Il lunedì era il mio giorno e il mio giorno soltanto.
Feci scivolare l'accappatoio che mi cingeva il corpo per terra e cominciai a girare nuda per tutta casa.
Afferrai delle cuffie argentate che mi capitarono sotto gli occhi e cominciai a ballare su ritmi latini e sensuali:
"When marimba rhythms start to play
Dance with me, make me sway ... nanana...the shore...nanana...sway me more"
E così buona parte della mattinata fino a che non sentii bussare al citofono.
Andai a rispondere, ancora un po' frastornata e accaldata da quello show che avevo deciso di organizzare per me stessa.
Era Serena che era venuta a portarmi la colazione.
"CARO APRII SONO IO" .
Indossai una maglietta da casa che avevo sul letto e corsi ad aprirle la porta.
"Sto aspettando da mezz'ora, qui fuori come una cretina."
Entrò diretta verso la cucina per posare sul tavolo le brioches.
"Ciao, anche a te, tutto bene? io sto bene grazie, ma che carina la colazione. Non dovevi."
La vidi scrutare l'appartamento e posare gli occhi sugli oggetti di Michele. Rimase in silenzio per un po', poi, urlando come una pazza: "CARO MA SEI STATA CON MICHELE STANOTTE? AIUTO, DOV'È?. PERCHÉ NON ME LO HAI DETTO, STRONZA".
STAI LEGGENDO
Insostenibile Leggerezza
FanfictionQuesta è una storia su Carola Puddu. Cosa sarà accaduto dopo la fine di Amici21? Immersa in amicizie, amori, successo, inseguirà il suo sogno di ballerina e alla fine riuscirà ad averla vinta. 💛🖤✌🏻 #carolapudduworlddomination
