Extra - L'incontro tra Nico e la famiglia di Will

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Trovare la casa non fu così difficile. Insomma, Will si ricordava la strada, più o meno, ma le bandierine arcobaleno che spuntavano nel giardino non passavano inosservate.
«Mio dio» mormorò Will. Nico aveva gli occhi sgranati.

Quando bussarono fu ancora peggio. Apollo, che il giorno dopo sarebbe andato in carcere, indossava una maglietta nera con un arcobaleno e la scritta "LGBT+", il ché già non preannunciava niente di buono. Poi comparve Naomi nel suo grembiulino totalmente arcobaleno e la scritta nera "My son is gay and I'm proud of him".

Il massimo del disagio arrivò quando Naomi, salutando velocemente per poter tornare in cucina, disse allegramente: «Nico, tesoro, ti abbiamo preso un pensiero.» e Apollo gli portò un piccolo set di smalti.

«Vado a seppellirmi» annunciò Will. Nico lo fermò con una stampella. Doveva ancora usarle, finché la ferita alla gamba non avesse smesso di mandargli scariche di dolore appena poggiava a terra il piede. Will aveva ancora la fasciatura alla spalla.
«Non lasciarmi qui» sibilò. «O ti mando all'altare senza arti». Will deglutì.

Apollo e Naomi continuavano a parlare della loro relazione, di cosa dovessero affrontare come spie gay (cosa dovevano affrontare come spie gay?), se avessero mai finto di essere etero, come la loro sessualità fosse gestita alle due basi delle agenzie, e altra roba sugli omosessuali.

Nico e Will cercarono in tutte le maniere di sviare il discorso su cose più normali, sugli argomenti di cui si parla alla presentazione di un compagno di un figlio normalmente. Il successo fu raggiunto alla fine del secondo piatto, quando Naomi chiese come avessero combattuto al 600esimo piano. Non era un argomento normale, ma almeno non riguardava le scelte di vita dei due ragazzi. In un certo senso...

«É un lavoro piuttosto pericoloso, il vostro» disse all'improvviso Apollo, con una serietà mai vista. «Gente come me fa cose orribili a gente come voi. Non sono pochi quelli che torturano a morte le spie».
Will strinse i denti. Nico intrecciò le loro dita sotto il tavolo, cercando di dargli conforto.

«Dovete promettermi, anzi dovete giurarmi sulla vita di chi avete più caro, che non farete mai, mai, i coraggiosi ma stupidi della situazione che si vanno a buttare tra le braccia del nemico» li guardò entrambi negli occhi. «Ce ne sono già abbastanza e nessuno é mai finito bene».

«Non c'è rischio» rispose Will. Strinse più forte la mano di Nico quando lui lo guardò confuso. «Era da un po' che ci pensavo» mormorò. «Ma, lo sai, dopo Giove, non mi riesco a riprendere. Non ho avuto un attimo di tempo per metabolizzare il trauma, per capirlo».
Le loro mani si strinsero così tanto da far male.

«Ogni anno reclutiamo sempre nuovi agenti» il tono di Will fu quasi come se si stesse giustificando. «La CIA non ha bisogno di me in particolare, no? E comunque saremmo quasi sempre separati».
Nico accennò un sorriso, capendo perfettamente cosa stesse cercando di dire. Gli abbassò la testa per dargli un bacio tra i riccioli prima di guardarlo negli occhi. «Qualunque sia la tua scelta» disse «io ti affiancherò».

Will lo baciò come se la sua vita dipendesse da quelle labbra.
In effetti era così che si sentiva.
E amava quella sensazione, amava quei brividi dietro la schiena, amava sentire quella chioma nera tra le sue mani, amava Nico.

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