Episodio 3

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***SPAZIO AUTRICE***

Allora, chi mi conosce e ha già letto le altre mie due storie, sa che ho un debole per associare parti di storia a delle canzoni, quindi, trattandosi della terza stagione, non potevo non metterle anche qui, vi pare? ;)

In questo caso, saranno indicate da un PLAY/STOP SOUNDTRACK con i relativi minuti, e come al solito, il mio suggerimento è quello di ascoltare quel pezzetto di canzone mentre leggete, proprio come se steste guardando un film (o meglio, una serie tv).

N.B. I minuti si riferiscono ai video coi lyrics di Youtube, quindi se ascoltate la canzone dal video originale oppure da Spotify, gli "inizi" potrebbero essere leggermente diversi.

Detto ciò, buona lettura/visione!



Dopo aver trovato il cestino e buttato la spazzatura tornai alle sedie, peccato che Izumi non era più lì.

"Certo che è davvero incredibile." Dissi sottovoce, scuotendo la testa.

"Chishiya, vieni qua!" Sentii la sua voce, un po' distante, così mi girai e la vidi a qualche metro di distanza, davanti agli ascensori.

Mi diressi verso di lei e misi le mani in tasca.

"Che c'è?" Le chiesi, e il mio tono di voce sembrava diverso, molto più apatico, ma lei sembrò non notarlo.

"Prendiamo l'ascensore." Disse, schiacciando il bottone di chiamata. "Mi è appena venuta in mente una cosa."

"Okay."

L'ascensore arrivò subito ed entrammo; per mia sfortuna, eravamo soli e la cosa iniziava a darmi fastidio. Era come se dentro di me fosse in corso una battaglia tra i miei sentimenti che cercavano di uscire e io che cercavo di metterli a tacere.

Izumi, fortunatamente, sembrava assolutamente ignara dell'effetto che stava avendo su di me e si mise a guardare i bottoni con i relativi piani.

"Allora, dove andiamo?" Le chiesi.

"Da nessuna parte." E premette il pulsante di arresto di emergenza, facendo bloccare l'ascensore. Poi, si mise a fissare con più attenzione i bottoni.

Peggio di così non poteva andare. Ero bloccato con lei, e la cosa mi stava facendo agitare più di quanto avrei voluto ammettere, anche se da fuori sembravo calmo e indifferente come al solito.

"Ti dispiace dirmi che cosa stai facendo?" Le domandai, restando a debita distanza.

"Sto-" Si girò a guardarmi e si interruppe. "Stai bene? Sembri stano."

"Sono claustrofobico." Mi inventai sul momento. Sicuramente non le avrei detto che era lei a mettermi a disagio.

"Oh, mi dispiace. Ci vorrà solo un minuto." Si scusò, poi tornò a guardare i bottoni. "Guarda qua."

"Che cosa dovrei vedere?"

"Bè, se stai lì, proprio niente." E mi tirò la manica della felpa per farmi avvicinare. "Lo vedi?"

Cercai di ignorare completamente la scarica di elettricità che mi era corsa giù per la schiena, e mi concentrai sui bottoni.

Vidi che oltre a esserci indicati tutti i piani, dal primo al quindicesimo, c'era qualcosa di anomalo: tra i piani 7 e 8, c'era un piano che non c'entrava niente. 

"Piano 505? Non ti sembra sospetto?" Mi chiese.

Come avevo fatto a non vederlo prima?

"Non l'avevo mai notato prima." Dissi infatti.

Alice in Borderland 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora