La katana

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Nella puntata precedente:

Luke: Dobbiamo trovare il centauro.
Percy: Quale metà è umana?
Luke: Per favore, fermati.

***

Signor D: Chi è tuo padre?
Percy, che ha fatto un sogno su suo padre: Non ne ho idea, mi spiace.

**
Luke: Per favore, comportati bene.
Percy: Lo farò!
Luke: Non so perché, ma non ti credo.
Percy: Perché hai buon senso.

Il pugnale che Luke gli aveva regalato, sebbene utile e maneggevole, non si sentiva giusto nelle mani di Percy.

Quindi, dopo che Chirone aveva finito il loro tour e le spiegazioni aggiuntive, Percy si era diretto immediatamente nell'armeria, sperando di trovare armi più idonee alla sua personalità.

Per arrivare all'armeria bastava uscire dalla U di cabine e dirigersi verso la Casa Grande. Tra i due luoghi, l'armeria e la fucina trovavano posto.

Mentre camminava, Percy si prese il momento di osservare la disposizione delle cabine stesse.

Erano dodici in tutto, due sulla base e cinque per ognuno dei due bracci. Si affacciavano su un cortile comune grande quanto un campo di calcio, disseminato di rappresentazioni di statue greche, fontane, aiuole e perfino un focolare.

La prima cabina che saltava all'occhio era grande e massiccia, le porte di bronzo levigato che, osservate da una certa angolatura, sembravano fulmini. Poteva solo appartenere al re degli dei e dio dei fulmini, Zeus. La casa affianco alla sua poteva solo essere dedicata a sua moglie, Era. Era decorata da ghirlande di fiori e melograni, con immagine di pavoni scolpite sulle pareti.

Un'altra cabina era lunga, massiccia e passa, le pareti esterne di pietra grigia e porosa, costellate da conchiglie e corallo. Dall'odore salmastro che proveniva da essa, Percy poteva solo immaginare che fosse in onore di Poseidone.

L'unica cabina vuote, oltre a quelle tre, era una cabina argentea, piccola e chiaramente mai abitata, a giudicare dal modo in cui la polvere si era accumulata sui davanzali. Percy poteva solo supporre che fosse in onore di Artemide, la dea vergine della caccia.

Tutte le altre cabine, invece, erano piene di semidei, sebbene la più numerosa fosse la cabina di Hermes, dove Percy alloggiava.

Una era piena di tralci di pomodori sui muri e il tetto fatto d'erba, chiaramente appartenente alla dea della terra, Demetra. Un'altra era rossa accesa, il tetto rivestito di filo spinato e sopra la soglia la testa di un cinghiale salutava gli altri semidei. Percy pensava che dovesse essere in onore di Ares, dio della guerra, il cui animale sacro era proprio il cinghiale.

Poi, una aveva sulla soglia una civetta con occhi decisamente inquietanti, neri e capaci di seguire i movimenti di tutti i semidei in una volta sola. Sembrava sempre pianificare la morte di qualcuno e Percy supponeva che fosse in onore di Atena, la dea della saggezza.

La settima era molto luminosa e brillava d'oro, chiaramente in onore del dio del sole, Apollo. Un'altra sembrava un'industria, con le ciminiere sul tetto, pareti ed infissi di metallo e la porta simile a quella delle casseforti, chiaramente in onore del dio fabbro, Efesto. Affianco ad essa, una cabina dalle pareti rosa e finestre decorate con telai bianchi e tendine di pizzo celesti e verde pastello faceva la sua apparizione, chiaramente appartenente alla moglie di Efesto, Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza.

La dodicesima cabina era la cabina con meno ragazzi, solo due. Lungo le pareti correvano grappoli d'uva, identificandone il dio di riferimento, Dioniso, dio del vino.

Il protettore dei semideiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora