Nelle puntate precedenti
Chirone: Imparare ad usare la katana sarà lungo, faticoso e molto molto difficile per te.
Percy: Sembra qualcosa fatto apposta per me. Sono dentro.
***
Talia: *arriva al campo*
Percy: Sembrano guai. Nota per me: starle lontano.
"Stava scappando dai mostri di Hades."
Nonostante la propria decisione di non mischiarsi con Thalia e tutti i guai che avrebbe sicuramente comportato la ragazza, Percy aveva scoperto che Luke era stato il volontario per mostrarle il Campo e, in generale, diventare suo amico.
Percy lo guardò vagamente interessato. "Perché?"
"Non deve essere stato felice che il fratello avesse infranto il giuramento, probabilmente." Luke fece una smorfia e Percy annuì concorde, il suo sguardo che trovava Thalia seduta da sola a pranzo.
La parte bella dell'anno scolastico era che molti ragazzi nella cabina di Hermes tornavano nel mondo mortale, pensando che almeno un genitore sarebbe stato interessato a loro, il che era comunque meglio che essere trascurati per tutto l'anno.
Percy e Luke, insieme a coloro che restavano nella cabina, riuscivano finalmente a respirare sia a tavola, sia nella cabina stessa.
Questo non voleva dire che fosse completamente vuota, cosa per cui Percy era comunque grato.
Dormire con qualcuno era la parte migliore di questa nuova vita.
Ma Thalia Grace dormiva da sola, mangiava da sola, si allenava da sola.
Percy strinse le labbra. "Usa l'arco e le frecce, vero?"
"Preferisce comunque la lancia, come arma. Ma sì, le usa."
Percy annuì, sapendo cosa avrebbe fatto appena finito il pranzo.
Infatti, quando la vide alzarsi, si affrettò dietro di lei.
"Thalia?"
La ragazza si fermò, guardandolo. "Sei l'amico di Luke. Il ragazzo della katana."
Percy sbuffò. "Sono stato chiamato in molti modi. Penso che ragazzo con la katana non sia mai stato uno dei miei titoli, per ora."
Thalia scosse la testa, dicendo. "Cosa vuoi?"
"Volevo chiederti se ti andava di allenarti insieme a me con arco e frecce." Percy disse. "Io uso sempre la variante giapponese che non proverò a pronunciare in questo momento. Ma l'allenamento non è diverso."
L'espressione di Thalia divenne tempestosa. "Non mi serve la tua pietà."
"E che ne dici di empatia?" Percy propose e Thalia strinse le labbra.
"Non è che sei costretta, sai?" Percy chiese, decidendo che non si sarebbe umiliato solo per rendere meno insicura l'altra ragazza. "Fai come meglio credi."
Si girò sui suoi passi, dirigendosi verso la propria cabina per prendere la sua arma.
"Aspetta!"
La voce di Thalia lo fece fermare, anche se Percy non si voltò.
"Grazie, io... Vado a prendere il mio arco e delle frecce."
Percy sorrise, guardandola da sopra la sua spalla. "Ci vediamo al poligono."
Thalia annuì, guardandolo con un sorriso grato.
***
Parlare con Thalia era stato oltremodo interessante.
La ragazza, dopo qualche persuasione, aveva ammesso di essere la figlia di una famosa attrice, Beryl, che aveva attirato l'attenzione di Zeus. Dopo la sua nascita, Zeus non aveva potuto fare visita a Beryl, e questa assenza aveva portato Beryl alla pazzia.
Percy aveva supposto che forse Hera aveva qualcosa a che fare con questa follia, ma Thalia non aveva mai detto e Percy non aveva mai chiesto.
Non sopportando più la situazione a casa, Thalia era scappata a undici anni, scoprendo grazie ai dei sogni sia di essere inseguita dai mostri per ordine di Hades sia dell'esistenza di Egida, la copia dell'arma di Athena.
Thalia aveva anche detto che, grazie a suo padre, era riuscita a scoprire l'esistenza del Campo, arrivandoci sana e salva all'età di dodici anni solo grazie all'aiuto di Grover, il nome del satiro che la stava sostenendo la prima volta che Percy l'aveva vista.
"Deve essere stata... intensa." Percy disse, non appena Thalia smise di parlare.
La ragazza, seduta sulle panchine al poligono di tiro, sbuffò divertita. "E' un modo di dire, penso."
Percy si sedette vicino a lei, passandole una bottiglia d'acqua. "Storia per storia, allora. Ho otto anni. Sono scappato di casa quando ne avevo sette. Mia madre aveva sposato un uomo..." Percy si interruppe e Thalia annuì, dimostrando di aver capito quello che era stato taciuto. "Non potevo restare lì e far sopportare ad entrambi quel mostro. Un mese dopo ho incontrato Luke." Con un sorriso, Percy ricordò il loro primo incontro. "Mi ha dato un pugnale quando tre segugi infernali ci hanno inseguito e detto solo di non morire. Poi abbiamo ideato una strategia, ovvero trovare questo Campo e il centauro. Sono qui da un anno. Non so chi sia mio padre, sono uno dei non riconosciuti. Dormo nella cabina undici, perché Hermes è il patrono dei viandanti e offre protezione anche a chi non è suo figlio."
Thalia annuì, sembrando insicura. "Ci sono molti ragazzi non riconosciuti, mi ha detto Luke."
"Siamo tanti. I letti sono per i veri e propri figli di Hermes, mentre il pavimento e i sacchi a pelo sono per i non riconosciuti. Sembriamo delle sardine, durante l'estate." Percy si strinse nelle spalle. "Durante l'anno scolastico è leggermente meglio. Ci sono meno bambini, si sta più larghi."
Thalia fece una smorfia. "E' ingiusto. Io... ho un'intera cabina vuota, solo per me, e tu devi dormire su un pavimento? Hai solo otto anni!"
"E tu ne hai solo dodici, Thalia." Percy scrollò le spalle. "Non esiste giusto o sbagliato, è semplicemente così. Non possiamo fare altro che accettarlo fino a quando non avremo una soluzione noi stessi."
Thalia lo fissò stupita per un po', prima di mormorare. "Non credevo che mi avresti risposto così." Si scostò una ciocca da davanti ai capelli mentre diceva. "Voglio dire, mi aspettavo questa risposta da Travis o Connor, anche da Luke, perché loro sono stati riconosciuti. E' facile parlare di quanto bisogna accettare, quando si è stati riconosciuti, no? Stai parlando in generale, non di te personalmente." Thalia riportò lo sguardo su Percy. "Tu non parli in generale, stai parlando di te. Personalmente. Non hai davvero problemi?"
"No." Percy si strinse nelle spalle. "Suppongo che... ci sono certe cose che devono succedere e altre che non devono."
Thalia scosse la testa. "Come fai ad essere così calmo?"
"Forse è l'allenamento che sto facendo per imparare la katana e il daikyu." Percy accennò all'arco che teneva ancora in mano. "Probabilmente aiutano a mantenere calma ed equilibrio mentale."
"Forse." Thalia gli sorrise titubante. "Ti andrebbe di allenarci ancora insieme? Mi sento a disagio con tutta la cabina di Apollo. Sono troppo..."
"entusiasti, lo so." Percy annuì. "Sembrano essere stati iniettati di energizzante al mattino."
Thalia rise divertita e Percy la guardò annuendo. "Mi farebbe molto piacere."
Angolo autrice
Percy aveva un compito e ha fallito.
Okay, non importa. Ce lo aspettavamo tutti.
Ricordo che sto pensando a scene aggiuntive, quindi sentitevi libere di chiederle nei commenti e le scriverò in seguito.
Alla prossima
By rowhiteblack
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Il protettore dei semidei
FanficPercy Jackson aveva sette anni quando ha deciso di lasciare casa sua. Ecco come una semplice decisione cambia la storia
