34. questa è un'occasione speciale

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giovedì 10 dicembre

Jisung non sapeva cosa ci facesse seduto sulla panchina accanto allo scivolo alle nove di sera, gli occhi fissi sulla finestra del monolocale di Minho. Tremava per il freddo, nonostante il giubbotto e la sciarpa a riscaldarlo, eppure non sembrava intenzionato a muoversi. I suoi respiri si condensavano in nuvolette bianche mentre cercava di capire cosa diavolo stesse facendo Minho: l'aveva visto passare almeno dieci volte davanti alla finestra nei venti minuti in cui era rimasto lì. Non sapeva se questo potesse essere considerato stalking – probabilmente sì –, ma c'era un motivo se era lì. Doveva solo trovare il coraggio.

Spostò lo sguardo sull'erba morente sotto le sue scarpe. Probabilmente quella notte avrebbe nevicato. Sorrise ripensando a quando, quel pomeriggio, Minho si era messo a saltare sul posto nel leggere le previsioni del tempo. A quanto pareva, amava profondamente la neve, anche se per sua sfortuna non aveva mai avuto l'occasione di andare in montagna. Jisung pensò che un giorno sarebbero potuti andarci insieme e arrossì di fronte a quel pensiero.

Però un primo passo verso di lui l'aveva già fatto, no? Quella mattina, infatti, una volta arrivato davanti all'università in compagnia di Felix, aveva acconsentito ad andare a salutare i loro amici, nonostante la paura di ricevere domande o, peggio, sguardi compassionevoli che l'avrebbero fatto rinchiudere nel suo guscio un'altra volta. Fortunatamente, però, i loro amici li avevano salutati come se Jisung non li avesse evitati per una settimana, senza fare domande ma coinvolgendolo nella conversazione, senza stranirsi di fronte al suo mutismo, al suo ascoltare senza proferire una parola. Se avesse aperto la bocca, probabilmente sarebbe uscito un lamento indistinto, perché voleva essere come loro e invece si sentiva ancora l'undicenne che il padre aveva abbandonato, che non riusciva a parlare e a darsi una spiegazione; assoggettato alla persona la cui assenza era diventata una presenza continua e tossica.

Ricordava ancora lo sguardo sorpreso di Minho quando se l'era ritrovato davanti e il timido sorriso che gli aveva rivolto prima di tornare a prestare attenzione alle chiacchiere infinite di Jeongin. Nel vederlo davanti a sé, così vicino, Jisung si era accorto di quanto gli fosse mancata la sua presenza fisica. Durante quella settimana Minho gli aveva sempre scritto per raccontargli della propria giornata, eppure leggere i messaggi attraverso uno schermo e averlo di fronte, così vicino da poter notare i più piccoli particolari del suo viso, era completamente diverso. Non avrebbe resistito ancora a lungo lontano da lui.

E difatti eccolo lì, seduto sulla loro panchina, a osservare l'edificio in cui Minho abitava. Voleva entrare, bussare alla sua porta e abbracciarlo; si sentiva pronto per accoglierlo nella sua vita perché non voleva più stare senza di lui. Strinse le mani, affondate nelle tasche del suo giubbotto, a pugno. Il solo pensiero di alzarsi lo faceva tremare. Una volta che Minho avesse spalancato la porta, facendolo entrare, Jisung non sarebbe potuto più tornare indietro. Dopo aver incrociato i suoi occhi, aver assaggiato di nuovo il suo profumo, aver visto il suo sorriso rivolto solo ed esclusivamente a lui non avrebbe avuto la forza per scappare.

Presentarsi a lui, donarglisi completamente, avrebbe significato far entrare Minho nel vortice del suo dolore. C'erano ancora troppe cose che doveva risolvere; la ferita che aveva creato suo padre nove anni prima era ancora aperta dentro di lui e forse non si sarebbe mai ricucita del tutto. Avrebbe sofferto ancora, avrebbe avuto altri attacchi di panico, avrebbe toccato il fondo di nuovo prima di poter vedere il cielo senza alcuna ombra nel suo sguardo.

Ma avrebbe voluto guardare il cielo con Minho quando quel giorno sarebbe arrivato. Avrebbe voluto avere la certezza che Minho sarebbe stato abbastanza forte anche per lui, che lo avrebbe sorretto senza odiarlo per le sue debolezze, che non sarebbe scappato quando si fosse reso conto quanto la sua testa fosse incasinata.

IKIGAI, minsungLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora