44. l'unico argomento leggero

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Jisung salutò Felix allungandosi verso i sedili posteriori per lasciargli un bacio nella guancia, poi Changbin fece manovra e uscì dal parcheggio del palazzo in cui viveva l'australiano dirigendosi verso la casa di Jisung. Adesso che aveva parlato con la psicologa si sentiva leggermente più tranquillo. Avrebbe dovuto fare degli esercizi per la respirazione prima di dormire e prendere della melatonina se i pensieri nella sua testa continuavano a tormentarlo. Da una parte, sperava che la presenza di Minho sarebbe riuscito a calmarlo e a farlo dormire sereno.

La tensione all'interno della macchina era palpabile. Sia lui che Changbin avevano mille pensieri per la testa. Jisung si chiedeva cosa sarebbe successo se suo padre sarebbe tornato ancora a tormentarlo e si chiese perché si fosse messo a cercarlo dopo nove anni. Che si fosse pentito? Non ci voleva certo tutto quel tempo per cambiare idea. Che cosa si aspettava, poi? Che Jisung lo accettasse nella sua vita come se niente fosse successo?

«Quindi...» Changbin interruppe il silenzio che si era creato fra loro e abbassò la radio, un sorriso malizioso che gli piegava le labbra. «Tu e Minho vi siete baciati.»

Jisung arrossì. Lo aveva confessato mentre passeggiavano lungo il fiume Han, i milkshakes in mano. Felix si era messo a saltare davanti a loro urlando quanto fosse felice e attirando l'attenzione delle persone che li circondavano, mentre Changbin, sebbene fosse troppo esterrefatto per riuscire a parlare, aveva dato qualche pacca sulla spalla del suo migliore amico dicendogli: «Ben fatto. Sei un uomo adesso.» Né lui né Felix avevano capito che cosa intendesse con quelle parole.

«Ne abbiamo già parlato. Perché devi tirarlo fuori ora?» gli chiese, spostando lo sguardo sulla Seoul fuori dal finestrino.

Changbin sospirò. «Perché è l'unico argomento leggero che abbiamo nel nostro arsenale» spiegò, la voce che tradiva la tristezza che gli attanagliava il cuore.

Jisung abbassò gli occhi sulle proprie gambe. Il tremore era quasi scomparso, a differenza del peso costante che gli appesantiva il petto. «Mi ha detto che mi ama» confessò. Questo era un dettaglio che aveva evitato di svelare quando erano tutti insieme, troppo imbarazzato per dirlo ad alta voce. Ma Changbin aveva ragione: era meglio imbarazzarsi e parlare di Minho piuttosto che continuare a nuotare nel dolore.

Changbin frenò di scatto davanti a un semaforo rosso e si voltò verso il suo migliore amico, gli occhi spalancati. «Sei serio?»

«Sì, ma non c'era bisogno di farmi quasi battere la testa sul-»

Jisung non riuscì a finire di parlare perché si ritrovò stretto fra le braccia di Changbin, che si era allungato dal suo sedile verso il suo, il cambio che premeva sulla sua pancia. «Sono così felice, Sung» mormorò, allontanandosi da lui quando la macchina dietro di loro suonò. Riprese a guidare, un sorriso sinceramente felice che non voleva abbandonare le sue labbra. «Penso sia la cosa più bella che tu mi abbia raccontato oggi. Dico davvero. Sono contento che vi siate incontrati. Come ti ho già detto, adesso sono sicuro al cento per cento di lasciarti in mani sicure.»

Jisung scosse il capo con un sorrisetto. «Non mi lasci da nessuna parte, Binnie. Io sarò sempre con te» replicò, stringendogli una guancia fra le dita e ridendo quando lo vide arrossire. «Timidone.»

Changbin rallentò. «Smettila di prendermi per il culo e guarda chi c'è là. Il tuo futuro fidanzato» disse indicando con un movimento del capo Minho, che si stava incamminando verso casa sua.

Jisung arrossì e diede un pugno al braccio del suo migliore amico. «Cretino» borbottò.

«Mi ami, ammettilo.»

«A proposito... non gli ho detto nulla. Non sono riuscito a rispondergli» confessò prima che Changbin fermasse la macchina davanti a casa sua. Minho li salutò con la mano, fermandosi ad aspettare che Jisung scendesse.

IKIGAI, minsungLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora