Cap 12

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Abigail Pov.

La luce delle due lune di Pandora, Eywa's tear e l'altra più piccola, filtrava attraverso le fessure della marui, disegnando ombre danzanti sul pavimento di alghe intrecciate. Non riuscii a dormire molto quella notte. Le parole di Neytiri, dure e piene del dolore di un popolo tradito, risuonavano ancora nella mia mente: "Non mi fido. Gli umani portano solo distruzione." Ogni parte di me urlava di volerle dimostrare il contrario, di voler gridare che non ero come "loro", che ero fuggita dagli stessi oppressori che avevano strappato la pace dal suo mondo. Ma le parole erano inutili di fronte a un dolore così profondo, radicato da generazioni.
Eppure, c'era anche la voce di Kiri, la sua comprensione silenziosa, il suo sguardo che sembrava leggermi l'anima. E l'eccitazione quasi infantile di Lo'ak e Tuk. E poi c'era Jake Sully, il leader, l'Olo'eyktan, che pur con la sua cautela, aveva riconosciuto una scintilla in me, un barlume di speranza. La sua approvazione era un piccolo, prezioso passo. E soprattutto, c'era Neteyam. Il suo tocco, il suo sguardo che mi prometteva protezione, mi davano una forza che non credevo di possedere. Sentivo che il mio posto, anche se precario, era accanto a lui, e che avrei lottato con ogni fibra del mio essere per guadagnare l'accettazione, non solo per me stessa, ma anche per dimostrare che la fiducia di Neteyam non era malriposta.
Kanak si muoveva irrequieto, un richiamo gutturale che sembrava riflettere la mia stessa agitazione. Mi alzai, stiracchiando i muscoli indolenziti. L'aria era fresca, impregnata del profumo di sale e della dolcezza esotica delle piante marine. Uscii dalla marui mentre le prime luci dell'alba iniziavano a dipingere il cielo, e il villaggio si risvegliava lentamente con i primi rumori delle attività quotidiane. Gli sguardi si posarono su di me, alcuni curiosi, altri apertamente giudicanti, ma mi imposi di ignorarli. Ero qui per imparare.
Non dovetti aspettare molto. Tsireya si avvicinò alla mia marui, il suo sorriso caldo e accogliente come il sole nascente. Era accompagnata da Aonung e da un altro giovane Metkayina che sembrava essere un suo amico, dalla corporatura robusta e dall'espressione allegra, Rotxo.
-Oel ngati kameie, Abigail!- esclamò Tsireya, i suoi occhi luminosi. -Oggi, il mare ci chiama! Iniziamo con i nostri fratelli maggiori, gli ilu!-
Aonung, il figlio di Tonowari e Ronal, mi osservava con un'espressione che non era più di scherno puro. C'era un misto di curiosità e, osavo dire, un leggero disagio. Sembrava ancora voler trovare un difetto, ma le mie prime prove in acqua dovevano averlo scosso. Rotxo, al suo fianco, era più aperto nella sua curiosità, i suoi occhi che si soffermavano sui miei tratti insoliti con genuina fascinazione.
-Siete pronti a vedere la foresta lottare contro le correnti, ragazzi?- Aonung cercò di lanciare la sua solita frecciata, ma la sua voce mancava della consueta spavalderia. Sembrava più un tentativo di auto-convincimento.
Tsireya lo ignorò, prendendomi per mano e guidandoci verso una laguna più aperta, dove numerosi ilu nuotavano in gruppi, le loro forme eleganti che fendono l'acqua. L'energia era palpabile, i giovani Metkayina ridevano e scherzavano mentre sceglievano i loro compagni acquatici.
-Oggi imparerai a muoverti con un ilu per la caccia e la raccolta,- spiegò Tsireya, la sua voce calma mentre mi indicava un ilu più grande di quello del giorno precedente, dalla pelle di un blu più profondo. -Questo è il tuo compagno per oggi. È forte e saggio.-
Mi avvicinai all'Ilu con rispetto, la mano tesa. La sua pelle era liscia e fresca. Quando feci il tsahaylu, sentii la connessione espandersi in me. Era diversa da quella con Kanak, più profonda, quasi un abbraccio liquido che avvolgeva la mia mente. Sentii la calma dell'Ilu, la sua consapevolezza dell'acqua che lo circondava, le vibrazioni delle alghe, il movimento delle creature marine distanti. Era come se i miei sensi fossero amplificati, percependo il respiro stesso dell'oceano.
Salii sulla sua schiena. L'Ilu si mosse con grazia, e io mi lasciai guidare, i miei muscoli che si adattavano istintivamente ai suoi movimenti. Tsireya ci guidava attraverso i canali del reef, indicandomi i punti dove trovare i molluschi commestibili o i pesci più veloci da cacciare. La mia innata abilità nel nuoto si fuse con la potenza dell'Ilu, creando un'armonia che mi sorprese.
Sotto la superficie, il mondo era un'esplosione di colori e vita. Tsireya mi insegnò a staccare i molluschi dalle rocce con movimenti precisi, a come usare le reti leggere per intrappolare i pesci più piccoli senza ferirli. La cosa più difficile era coordinare il respiro: dovevo imparare a rallentarlo, a far durare l'aria il più a lungo possibile, diventando una cosa sola con l'Ilu e l'acqua. All'inizio, la mia stamina era inferiore a quella di Tsireya, e dovevo riemergere più spesso. Mi sentivo frustrata da questa limitazione, ma Tsireya era paziente.
-Non forzare il tuo corpo, Abigail,- diceva, riemergendo accanto a me. -Lascia che si adatti. Il tuo respiro si allungherà con il tempo.-
Aonung e Rotxo ci osservavano. Ho notato che Aonung non aveva lanciato una sola battuta da quando eravamo entrati in acqua. I suoi occhi mi seguivano, la sua espressione sempre più incerta. Quando riemergevo dopo un tempo particolarmente lungo, lo vedevo scuotere leggermente la testa, un'espressione di incredulità sul suo volto.
-È... è strano,- mormorò Aonung a Rotxo in un momento in cui pensava non potessi sentirlo. -Si muove quasi meglio di me, sott'acqua. Non è possibile.-
Rotxo gli diede una pacca sulla spalla. -Forse non tutte le storie sugli umani sono vere, amico. Questa qui sembra davvero nata per l'acqua.-
Le loro parole mi diedero un barlume di speranza. Stavo guadagnando terreno.
Durante una delle nostre immersioni, mentre cercavamo una particolare alga curativa in una grotta sottomarina, sentii di nuovo quel "sussurro". Era più forte questa volta, come un coro di voci lontane che si fondevano in una singola, armoniosa vibrazione. Mi guidò attraverso i passaggi intricati della grotta, mostrandomi il punto esatto dove si trovava l'alga, nascosta dietro una roccia ricoperta di coralli luminescenti. Non era solo intuizione; era come se la grotta stessa mi stesse parlando, condividendo i suoi segreti. Era la connessione di Eywa, ne ero sicura. Ma era un segreto che avrei tenuto per me, almeno per ora.
Quando riemersi con l'alga in mano, Tsireya mi guardò con occhi ancora più spalancati. -Come hai fatto? È un posto difficile da trovare per la prima volta!- La sua voce era un misto di meraviglia e una punta di timore reverenziale.
Aonung, che ci aveva seguite fin lì, guardava l'alga che tenevo. La sua espressione era un misto di frustrazione e sbalordimento. -Impossibile,- disse, ma non c'era rabbia nel suo tono, solo una sincera confusione. -Ci vuole una vita per imparare quelle grotte. Come hai...?- Lasciò la frase in sospeso, incapace di completarla.
Sentii una fitta di adrenalina. Stavo facendo progressi, ma stavo anche rivelando qualcosa di insolito. Dovevo essere più cauta.
Il pomeriggio trascorse con altre lezioni di caccia e raccolta, e ogni volta, sentivo la connessione con l'oceano approfondirsi. Era come se Eywa, pur non mostrandosi apertamente, mi stesse offrendo un sentiero, una via per capire il mondo in cui ero stata gettata.
Verso il tramonto, esausta ma soddisfatta, salutai Tsireya e Aonung. Tsireya mi sorrise, i suoi occhi pieni di calore. -Sei veloce, Abigail. Il tuo spirito è forte.- Aonung mi lanciò un'ultima occhiata, senza dire nulla, ma il suo sguardo era meno di un estraneo e più di qualcuno che stava riconsiderando le sue convinzioni.
Tornai alla mia marui, sentendomi per la prima volta davvero parte di qualcosa, anche se in un modo ancora segreto. Kanak mi accolse con un frullare d'ali, e mi accoccolai accanto a lui, riposando. Il mio corpo era stanco, ma il mio spirito era elevato. Non ero ancora completamente accettata, ma stavo trovando la mia strada. La prova di Eywa era sottile, tessuta nella trama della vita quotidiana, e io ero determinata a superarla.
Più tardi, mentre la luna proiettava la sua luce argentea sull'acqua, sentii dei passi familiari. Neteyam si affacciò alla mia marui, il suo volto stanco ma i suoi occhi luminosi.
-Come è andata oggi?- chiese, la sua voce bassa e calda.
Gli raccontai della lezione, dell'Ilu, e della grotta. Parlai della "risonanza", ma senza entrare nei dettagli più profondi, ancora incerta su come spiegare ciò che sentivo.
Lui mi ascoltò attentamente, i suoi occhi che si illuminavano sempre di più. -Lo sapevo,- disse, la sua mano che si posava delicatamente sulla mia guancia. -Sapevo che avevi qualcosa di speciale. Non sei vuota, Abigail. Mai. La Tsahìk si sbaglia.-
Il suo tocco era rassicurante, la sua fiducia un balsamo per le ferite lasciate dalle parole di Ronal. Mi avvicinai a lui, appoggiando la testa sulla sua spalla, e lui mi abbracciò. Il calore del suo corpo era una promessa silenziosa, un rifugio nel caos. Ero un'estranea, un esperimento, ma tra le braccia di Neteyam, sentivo di appartenere. Sentivo il suo cuore battere forte, e per un momento, le incertezze del mondo esterno svanirono. La sua presenza era la mia casa.

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