Abigail Pov.
La mente mi girava, non per la stanchezza fisica, ma per il turbine di emozioni e rivelazioni del giorno precedente. Ronal, la Tsahìk, la custode della saggezza di Eywa, aveva riconosciuto qualcosa in me. Non piena accettazione, no, ma un barlume di comprensione, una crepa nel suo scetticismo. "Un nuovo canto," aveva detto. "Una benedizione. O una prova che deve ancora manifestarsi del tutto." E Neytiri... vederla così sconvolta, la sua inflessibilità incrinata, era stato quasi più sorprendente del Tulkun stesso. Il suo sguardo di incredulità era impresso nella mia mente.
La notte portò con sé una quiete insolita. Dormii, cullata dal suono dell'oceano, con Kanak che riposava placidamente accanto a me. Al mattino, un senso di urgenza mi spinse ad agire. C'era qualcosa che dovevo fare, qualcosa che sentivo mi avrebbe aiutato, o forse solo liberato. Dovevo parlare. Non solo delle mie abilità, ma della verità delle mie origini.
Passai la mattinata seguendo le mie lezioni, affinando le mie abilità con l'Ilu e nel raccogliere le risorse del reef. Ogni immersione era un'opportunità per sentire quel "sussurro" di Eywa, quel legame profondo e misterioso che ora non sembrava più una maledizione, ma una parte di me, unica e inspiegabile. Aonung era ancora cauto, ma i suoi sguardi erano diventati meno ostili e più curiosi. Tsireya era, come sempre, una fonte di gentilezza e incoraggiamento, i suoi occhi che brillavano di un'ammirazione che non nascondeva.
A mezzogiorno, quando il sole brillava alto e caldo, vidi Neteyam avvicinarsi alla mia marui. Era solo. Il suo viso era un misto di sollievo e profonda preoccupazione. Non era sorpreso di trovarmi sola; sapevamo entrambi che quella era ancora la mia condizione.
-Abigail,- disse, la sua voce bassa. Entrò nella marui, guardando il mio Ikran Kanak che si strinse leggermente, riconoscendolo. Si sedette accanto a me, la sua presenza una coperta rassicurante. -Ho saputo. Di Ronal. E del Tulkun.-
Annuii, la gola che mi si stringeva. -È stato... incredibile, Neteyam. Ho sentito... la connessione. È stata così potente.-
Lui mi prese la mano, il suo tocco fermo. -Lo sapevo che non eri vuota. Lo sapevo che Eywa ti avrebbe accolto. Sono fiero di te.- I suoi occhi gialli mi guardavano con una sincerità che mi scaldava il cuore. -Anche mio padre è rimasto scosso. Non capisce, ma... l'ha visto. Solo mia madre...- Si interruppe, la sua espressione si fece triste.
Era il momento. Non potevo più tenerlo per me. Era una parte troppo grande di ciò che ero, e forse, l'unica vera spiegazione.
-Neteyam, c'è qualcosa che devi sapere. Qualcosa che forse... nessuno capirebbe.- Cominciai, la voce a malapena un sussurro. Era difficile, tirare fuori le parole. Era come riaprire una ferita dimenticata.
Neytiri, che aveva cercato suo figlio dopo le lezioni del mattino, si stava avvicinando alla marui di Abigail. Non era suo intento spiare, ma la sua profonda ansia per Neteyam, la sua preoccupazione per la sua vicinanza a quella "creatura" umana, la spingevano a vegliare su di lui. Sentì le loro voci, basse e sommesse, e si fermò, celata dall'ombra di una grande mangrovia, un'eco delle sue abitudini di caccia nella foresta. I suoi occhi penetranti si posarono sulla marui.
Ripresi a parlare, la voce ora più ferma, spinta dalla necessità di rivelare la verità. -Non sono nata come voi. Non sono cresciuta in un clan. Sono nata in un laboratorio, un esperimento degli umani. Ma la mia nascita è stata... diversa.- Chiusi gli occhi per un istante, cercando di ricordare, di afferrare i frammenti di un passato che non avevo vissuto consciamente, ma che viveva dentro di me.
-Quando mi stavano creando,- continuai, la voce quasi un sussurro, le parole che fuoriuscivano con fatica, -non ero solo un corpo in una capsula. Ero... avvolta. La capsula era avvolta da un groviglio di vegetazione, di radici. Era come se le piante di Pandora, la foresta stessa, mi avessero... protetta. Avessero avvolto la mia capsula mentre mi stavo sviluppando.- La memoria era più una sensazione che un'immagine chiara. Un ricordo ancestrale di essere accudita da qualcosa di vivo, di verde, di vibrante. -Era come un bozzolo. Le radici, le fibre, si intrecciavano intorno a me, filtrando tutto. Ogni cosa che entrava, ogni fluido, ogni segnale... passava attraverso la vita di Pandora. Non ero sterile, Neteyam. Ero... nutrita da lei. Anche prima di respirare.-
La mia mano strinse la sua. -Forse è per questo che sento Eywa. Forse per questo sono diversa dagli altri umani. Non sono cresciuta solo in una macchina. Sono cresciuta dentro Pandora. La sua linfa, la sua energia, forse ha permeato il mio essere fin dall'inizio. Non sono "vuota". Sono... impregnata della sua essenza. Sono una parte di lei, fin dalla mia creazione.-
Neteyam mi guardava, i suoi occhi gialli spalancati, il suo respiro si era fermato. Sembrava sopraffatto, incapace di elaborare una tale rivelazione. Non era incredulità, ma una profonda, quasi dolorosa comprensione.
Neytiri, nascosta nell'ombra, rimase immobile. Ogni parola di Abigail era come un colpo, una pietra che cadeva nel suo stagno di certezze. Le radici. La vegetazione. La foresta che avvolgeva la capsula. Nutrita da Pandora. Non un veleno puro, ma qualcosa che era stato toccato dalla Madre stessa, fin dalla sua origine più profonda. Era qualcosa che sfidava tutto ciò che sapeva degli umani, tutto ciò che odiava. I suoi muscoli si tesero, non in rabbia, ma in un'incredulità che rasentava la paura. La Tsahìk aveva detto che il suo spirito non era vuoto, ma un "nuovo canto". Poteva essere questa la spiegazione? Una creatura nata dall'uomo, ma protetta e nutrita dalla vita stessa di Eywa? Era un'eresia, eppure... la sua voce, la sua disperazione sincera, la risonanza che la Tsahìk aveva percepito...
Dentro la marui, continuai, la mia voce ora ferma e carica di convinzione. -Non sono un mostro. Non sono una minaccia. Forse sono un errore, ma un errore che Eywa ha deciso di toccare. E questo posto... questo clan... voglio che sia la mia casa. Voglio proteggerlo. Voglio appartenere.-
Neteyam si chinò, la sua fronte che toccava la mia. -Tu appartieni, Abigail. Lo sento. Appartieni a me. Appartieni qui.- Le sue parole erano una promessa, un giuramento silenzioso. Non mi aveva interrotto, aveva solo ascoltato, e ora la sua accettazione era totale, assoluta.
Neytiri rimase immobile, ogni fibra del suo essere tesa. Le parole di Abigail erano un veleno e un balsamo allo stesso tempo. La rabbia che aveva bollito per anni contro gli umani si scontrava con questa inaspettata, incomprensibile rivelazione. Nutrita dalla Madre? Era un concetto blasfemo, eppure... il Kuru, la reazione del Tulkun, la stessa incredulità di Ronal. C'era un'anomalia, una stranezza che la tormentava, che sfidava ogni sua convinzione. Non avrebbe mai accettato facilmente, ma un piccolo, minuscolo seme di dubbio, impensabile fino a quel momento, era stato piantato nel suo cuore tormentato. Si ritrasse lentamente, silenziosamente, nell'ombra, lasciando i due giovani al loro momento, ma portando con sé il peso di quelle parole, un segreto pesante che avrebbe dovuto affrontare da sola.
Neteyam mi strinse più forte, il suo abbraccio era tutto ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Non sapevamo che un'altra, forse la più importante, delle mie prove, era appena iniziata, silenziosa e invisibile, nelle profondità del cuore di Neytiri.
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il principe blu
Adventure??? Pov. Non ricordo niente di quella notte non so nemmeno dove mi trovo, sento come un caldo abbraccio come quelli di mia mamma, io l'ultima cosa che ricordo e mia madre che piange, mio padre che consolare i miei fratelli, poi è tutto buio, ho vis...
