Abigail Pov.
La mia esistenza tra i Metkayina aveva ormai assunto un ritmo prevedibile, scandito dalle maree e dalle lezioni infinite dell'oceano. Ogni giorno mi tuffavo, sentendomi sempre più a mio agio nel mondo acquatico. Il mio respiro si era adattato, il mio corpo si muoveva con una fluidità che una volta mi sarebbe sembrata impossibile. Anche il freddo penetrante delle acque più profonde non mi turbava più, come se le mie stesse vene si fossero riempite della temperatura dell'oceano. Le mie mani, un tempo più adatte a manipolare strumenti, ora erano abili nel raccogliere molluschi, nel tessere reti subacquee leggere e nel maneggiare il tridente con crescente precisione per la caccia.
Tsireya era diventata la mia ombra, una sorella che non sapevo di volere. I suoi occhi grandi e gentili brillavano di orgoglio ogni volta che padroneggiavo una nuova abilità. Mi insegnava le canzoni degli ilu, i segreti delle correnti e la saggezza dei coralli. Insieme, esploravamo i passaggi nascosti del reef, luoghi che solo i Metkayina più esperti conoscevano. Persino Aonung aveva smesso di lanciarmi sfide aperte. I suoi sguardi erano diventati più lunghi, carichi di una curiosità che non riusciva a nascondere. A volte, lo sorprendevo a osservarmi mentre mi muovevo con il mio ilu, i suoi occhi che seguivano ogni mia mossa con un misto di riluttante ammirazione e, forse, un pizzico di perplessità. La sua arroganza era stata scalfitura da ciò che aveva visto, rimpiazzata da un disagio quasi comico.
Quella mattina, l'aria era insolitamente calma, quasi stagnante. Avevo trascorso la prima parte della giornata a cacciare con il mio ilu, e ora stavo sistemando le reti appena rientrate, sentendo i muscoli dolenti ma soddisfatti. Il villaggio era stranamente silenzioso per l'ora. Un'inquietudine sottile cominciò a serpeggiare in me. Era una sensazione che andava oltre la semplice percezione uditiva, una vibrazione nel petto, un leggero tremore nell'aria che solo io sembravo percepire. Il "sussurro" di Eywa, che ormai era diventato parte di me, era diventato più intenso, quasi un lamento distante.
Improvvisamente, l'aria fu lacerata da un grido. Non un grido di caccia o di gioia, ma un richiamo acuto, disperato. Poi un altro, e un altro ancora. Le voci si moltiplicarono, il brusio del villaggio si trasformò in un caos crescente. Corsi verso il centro della piattaforma.
Vidi Tonowari e Ronal, circondati da un gruppo di genitori angosciati. I volti dei bambini erano pieni di terrore.
-Sono scomparsi!- urlò una madre, le mani che le coprivano la bocca.
-Sono andati a giocare oltre il reef esterno!- aggiunse un padre, gli occhi sgranati.
-Due! Ma'li e il piccolo Ro'a!-
Il mio cuore si strinse. Erano bambini. Troppo piccoli per affrontare le correnti insidiose del mare aperto. Il panico si diffuse come un'onda fredda. Gli uomini più veloci si stavano già preparando sugli ilu, i loro sguardi determinati ma visibilmente preoccupati. Neteyam era lì, il suo volto tirato, mentre parlava con suo padre, Jake. Anche Lo'ak e Tsireya si stavano preparando, i loro Ikran irrequieti.
-Non sono molto lontano,- disse Tonowari, la sua voce forte e autorevole, cercando di infondere calma. -Le correnti qui sono forti. Li troveremo.- Ma il suo sguardo tradiva l'ansia.
Sentii il "sussurro" di Eywa diventare un grido nel mio petto. Non era più un lamento, ma una spinta urgente, una direzione precisa. Era come se le acque stesse mi stessero indicando il percorso, un filo invisibile che si tendeva verso i bambini dispersi. Era una sensazione che superava il puro istinto, quasi una visione interiore.
Mi avvicinai a Neteyam, che stava per salire sul suo ilu. -Neteyam!- La mia voce era ferma, insolitamente decisa. -So dove sono.-
Lui si voltò, i suoi occhi che si spalancarono per la sorpresa. -Cosa? Come fai a saperlo?-
-Lo sento,- risposi, senza esitazione. -Il "sussurro". Mi sta chiamando. Sono in direzione del canale nord, verso le fosse del corallo. Sono... intrappolati.- Non sapevo come spiegarlo meglio. Non era una conoscenza acquisita, ma percepita.
Neytiri, che stava osservando Neteyam con la sua solita, vigile attenzione, si voltò di scatto. I suoi occhi, solitamente un lago di disprezzo per me, ora erano un mix di incredulità e una fiammata di disperazione. Aveva sentito le mie parole. -Tu... come osi? Come puoi saperlo?- La sua voce era un sibilo, un'accusa che suonava più come una preghiera negata.
Jake Sully, che era vicino, mi guardò con uno sguardo di profonda valutazione. Era l'unico che avesse una minima idea delle mie origini. -Sei sicura, Abigail?-
-Sì,- risposi con un'incrollabile certezza. -Sono sicura.-
Neteyam, fidandosi di me senza esitazione, mise una mano sulla mia spalla. -Andiamo. Io verrò con te.- Prese il suo ilu.
Ronal si avvicinò, il suo sguardo penetrante. -Il Tulkun ti ha benedetto con una visione, forse?- La sua voce era bassa, ma aveva riconosciuto la possibilità. -Andate. Ma siate cauti.-
Con un'urgenza che mi spingeva, salii sul mio ilu. Senza esitare, mi diressi verso il canale nord, il mio compagno acquatico che si muoveva con una velocità e una determinazione che rispecchiavano le mie. Neteyam mi seguiva a ruota, la sua figura forte e affidabile alle mie spalle. Ma non eravamo soli. Vidi con la coda dell'occhio che Neytiri, invece di unirsi al gruppo di ricerca principale, aveva preso il suo Ikran, Pa'li, e ci stava seguendo, la sua figura oscura che si stagliava contro il cielo, un'ombra silenziosa ma implacabile. Anche Jake e Tsireya si unirono a noi, seguendo la mia rotta, i loro volti seri.
Il "sussurro" si fece più forte man mano che ci addentravamo nel mare aperto. Era come una melodia subacquea, fatta di angoscia e debole speranza, che mi guidava attraverso le correnti mutevoli e i pinnacoli rocciosi. Sfrecciavamo tra le formazioni coralline più pericolose, luoghi che i giovani Metkayina avrebbero dovuto evitare. Sentii il piccolo battito di cuori spaventati. Erano vicini.
Poi, la vidi. Una piccola grotta subacquea, nascosta da un tendaggio di alghe luminescenti. Le correnti erano instabili qui, tiravano con forza. Ma percepivo il loro panico. Dentro, debolmente, c'erano due piccole figure aggrappate a una sporgenza di roccia, i loro occhi sgranati dal terrore. Ma'li e il piccolo Ro'a. Erano incastrati da una piccola frana di corallo, e la corrente li spingeva più in profondità.
-Sono qui!- urlai, indicando la grotta. Mi immersi subito, il mio ilu che mi seguiva fedele. Neteyam era già al mio fianco.
La grotta era stretta, i passaggi bui e il flusso dell'acqua forte e pericoloso. Ma il "sussurro" mi guidava, mostrandomi le vie più sicure, i punti deboli delle rocce cadute. Mi mossi con agilità, sentendo la vita dei coralli intorno a me, la loro paura e la loro resistenza. Era una danza precaria con l'oceano.
Raggiunsi i bambini. Erano tremanti, gli occhi pieni di lacrime. Il piccolo Ro'a piangeva in silenzio, aggrappato alla sorella maggiore. -Abigail!- Ma'li sussurrò, i suoi occhi che brillavano di un sollievo incredulo.
-Va tutto bene,- dissi, la mia voce calma e rassicurante. -Vi tiro fuori.-
Il passaggio era troppo stretto per l'Ilu. Dovevo farlo a mano. Mi posizionai, usando la mia forza per spostare i coralli. Erano pesanti, ma l'adrenalina mi dava una spinta extra. Sapevo che ogni secondo contava. Sentivo i miei muscoli bruciare, ma non mi fermai. Spostai abbastanza corallo da creare un varco.
-Via! Subito!- li spinsi dolcemente. Ma'li e Ro'a scivolarono fuori, Neteyam li afferrò subito, portandoli al sicuro.
Mentre li vedevo salire verso la superficie, sentii una corrente improvvisa, più forte delle altre. Un pezzo di roccia si staccò sopra di me, minacciando di intrappolarmi. Istintivamente, mi lanciai di lato, un movimento fluido, quasi come se l'acqua stessa mi spingesse. Ero veloce, e scampai per un soffio.
Quando riemersi, prendendo un grande, roco respiro, il sole brillava sulle acque. Ma'li e Ro'a erano già sulla schiena dell'Ilu di Neteyam, al sicuro, tremanti ma vivi. E poi vidi lei.
Neytiri era lì, su una piattaforma corallina vicina, il suo Ikran appollaiato. I suoi occhi gialli erano fissi su di me. Non c'era odio, non c'era disprezzo. C'era pura, assoluta, incredulità. E, per la prima volta, un lampo di sollievo che le attraversò il volto, un'emozione che non avrebbe mai permesso di mostrare a nessun'altra creatura che non fosse il suo clan. Era stato un momento fugace, ma l'avevo visto. Aveva visto tutto. La mia rapidità, la mia conoscenza delle correnti, la mia abilità di trovare i bambini e di salvarli.
Jake era atterrato accanto a lei, il suo sguardo grato e orgoglioso. Tsireya era già con i bambini, coccolandoli e rassicurandoli. Aonung era lì, in acqua, e la sua espressione era di un imbarazzo quasi comico: aveva dubitato, e io avevo provato la mia capacità.
Tornammo al villaggio. I genitori dei bambini piansero di gioia, stringendoli a sé. Erano al sicuro. Ero stanca, ogni muscolo mi doleva, ma il mio cuore era pieno. In mezzo al caos, le loro piccole mani si erano aggrappate a me, e in quegli occhi spaventati, avevo visto fiducia.
Più tardi, nella calma della sera, Neteyam mi raggiunse nella mia marui. Mi avvolse in un abbraccio stretto, forte, quasi disperato. -Hai visto la faccia di mia madre?- sussurrò, la sua voce rauca di emozione. -Era... sconvolta. Ma eri tu. Hai salvato quei bambini, Abigail. L'ha visto.-
Non disse altro. Ma la sua stretta, la sua presenza, erano un balsamo per la mia anima. La battaglia con Neytiri non era finita, non ancora. Ma quel giorno, nell'abisso oscuro delle fosse del corallo, avevo lottato non solo per i bambini, ma per un posto in questo mondo. E forse, per la prima volta, la guerriera ferita aveva visto una parte di Eywa in me, non solo l'ombra dell'uomo. Era un passo. Un piccolo, ma decisivo, passo verso l'appartenenza.
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il principe blu
Adventure??? Pov. Non ricordo niente di quella notte non so nemmeno dove mi trovo, sento come un caldo abbraccio come quelli di mia mamma, io l'ultima cosa che ricordo e mia madre che piange, mio padre che consolare i miei fratelli, poi è tutto buio, ho vis...
