Neteyam Pov.
Il silenzio che riempiva la marui dopo le parole di Abigail era più assordante di qualsiasi battaglia. La mia mano stringeva la sua, ma ero io quello che tremava dentro. "La capsula era avvolta da un groviglio di vegetazione... come se le piante di Pandora mi avessero protetta... nutrita da lei." Le sue parole si aggrappavano alla mia mente, incise con la stessa chiarezza delle incisioni rupestri dei nostri antenati. Era una storia incredibile, quasi blasfema agli occhi del mio popolo, eppure la sua voce era così sincera, i suoi occhi così pieni di una verità innegabile.
Ho sempre saputo che Abigail era speciale, diversa. Non solo per il suo aspetto, o per il modo in cui mi aveva salvato, ma per qualcosa che sentivo in lei, una luce che non potevo spiegare. Ma questo... questa era un'altra cosa. Non era semplicemente "un'umana in un corpo Na'vi". Era una creatura nata dall'uomo, sì, ma toccata, forgiata, nutrita dalla stessa linfa vitale di Eywa fin dal suo concepimento. Non era una semplice intrusa; era un mistero, un canto nuovo, come aveva detto Ronal.
L'abbraccio in cui ci siamo stretti era un mix di sollievo e profonda preoccupazione. Sollevato che si fosse aperta con me, e preoccupato per le implicazioni di questa verità. Se Ronal, la Tsahìk, aveva percepito la sua connessione senza conoscerne l'origine, cosa sarebbe successo se avesse saputo che Eywa aveva "avvolto" la sua nascita? E mia madre...
La sera è calata sul villaggio, e sono tornato alla nostra marui, la mente che lavorava febbrilmente. Mi sono seduto con i miei fratelli e i miei genitori, ma le parole di Abigail mi risuonavano ancora. Ho osservato mia madre, Neytiri. La sua espressione era più tesa del solito, i suoi occhi lontani. C'era un'inquietudine in lei che non le avevo visto da quando eravamo fuggiti dalla foresta. Si muoveva con una grazia nervosa, il suo sguardo che si soffermava sulla direzione della marui di Abigail più spesso di quanto volesse ammettere. Sapevo che aveva sentito. Non c'era modo che non lo avesse fatto, con il suo udito acuto. La sua presenza così vicina, così silenziosa, era tipica delle sue abitudini di caccia.
Il cuore mi si è stretto. Lei odiava gli Sky People con ogni fibra del suo essere, e ora sapeva che Abigail, che aveva salvato suo figlio, era stata creata da loro, ma in un modo che sfidava la sua comprensione. Era una guerra dentro di lei, lo sentivo.
Mio padre, Jake, mi ha notato. -Tutto bene, figlio?- mi ha chiesto, la sua voce bassa. I suoi occhi indagatori.
Non potevo dirgli tutto, non ancora. Dovevo darle il tempo, a Neytiri, di elaborare. Dovevo proteggere Abigail. -Sì, padre. Solo stanco per la giornata. Le vie dell'acqua sono profonde.-
Lui ha annuito, accettando la mia risposta, ma il suo sguardo mi ha detto che percepiva qualcosa di più. Era lui stesso combattuto, diviso tra il suo passato umano e il suo presente Na'vi, e Abigail era un ponte incomprensibile tra questi due mondi.
I giorni successivi sono stati un vortice di attività. Abigail continuava le sue prove, e io la osservavo ogni volta che potevo. Era come se si stesse trasformando davanti ai miei occhi. La sua grazia nell'acqua, la velocità con l'Ilu, la capacità di trovare anche le risorse più nascoste. Gli altri giovani Metkayina, anche Aonung, erano visibilmente colpiti. Aonung in particolare, sembrava non sapere più come comportarsi con lei. La sua arroganza si era sciolta in un misto di rispetto forzato e pura, sbalordita curiosità.
Ma era la sua connessione con Eywa che mi affascinava di più. A volte, quando eravamo vicini, riuscivo a percepire un'eco di quella "risonanza" che lei descriveva, come un sottile battito nel tessuto stesso dell'aria e dell'acqua. Era la stessa sensazione che a volte emanava Kiri, ma in Abigail era... diversa. Più selvaggia, più primordiale, come le radici di un albero antico che si aggrappano alla terra.
Un pomeriggio, l'ho trovata da sola sulla spiaggia, osservando l'oceano. Mi sono avvicinato, il mio cuore che batteva più forte. -Come stai, Abigail?-
Si è voltata, i suoi occhi che riflettevano la luce dorata del tramonto. -Mi sento... strana. Come se ogni giorno mi capissi un po' di più, ma il mondo mi capisse sempre meno.- Ha sorriso, un sorriso malinconico. -Ronal mi osserva. Più di prima. Non c'è rabbia nel suo sguardo, ma un'intensa, quasi spaventata curiosità. E Neytiri... la sento. La sua presenza è come un'ombra, sempre lì, che mi segue.-
Ho preso la sua mano, stringendola forte. -Mia madre è così. È un guerriero, Abigail. Ha perso troppo. Non sa come fidarsi di ciò che non capisce. Ma ha sentito le tue parole. Anche se non lo ammetterà. Quel che hai detto sul tuo concepimento... sulla vegetazione di Pandora... l'ha scossa.-
Lei mi ha guardato, un barlume di speranza nei suoi occhi. -Lo pensi davvero? Che le parole di Eywa le arrivino, anche attraverso di me?-
-Lo spero,- ho ammesso, la voce incerta. Era la mia più grande speranza, che mia madre potesse vedere oltre la sua paura. -Ma non sarà facile. Lei è un muro. Un muro di dolore.-
Abbiamo parlato a lungo, delle sue prove, delle sue sensazioni nell'acqua, della sua crescente comprensione dei Metkayina. E ogni parola, ogni sguardo che ci scambiavamo, rafforzava il legame tra noi. Non era solo amicizia o gratitudine per avermi salvato. Era qualcosa di più profondo, qualcosa che sfidava le convenzioni del mio popolo e le sue stesse origini. Mi sentivo attratto da lei in un modo che non avevo mai provato, un'attrazione che andava oltre il fisico, toccando l'anima. Volevo proteggerla, sì, ma volevo anche capirla, esplorare questo mistero che era Abigail.
Più tardi, tornato alla mia marui, ho trovato mia madre seduta in silenzio, affilando le sue frecce con una concentrazione quasi ossessiva. La tensione era palpabile.
-Madre,- ho detto dolcemente.
Lei non ha alzato lo sguardo. -Hai passato molto tempo con l'umana oggi.- La sua voce era piatta, priva di emozione.
-Sta imparando,- ho risposto, cercando di mantenere la calma. -Sta imparando le nostre vie. Il Tulkun l'ha accettata.-
Neytiri ha smesso di affilare, il suo sguardo ancora fisso sul suo lavoro. -Il Tulkun... non ha mai sbagliato. Ma una cosa è una creatura di Eywa. Altra cosa è... l'ombra di un demone.-
-Non è un demone, madre. L'ha salvata la foresta stessa,- ho detto, la voce bassa, quasi un sussurro. Era una prova, per lei.
Lei si è irrigidita, la mano che stringeva l'arco. Era chiaro che aveva sentito, che stava elaborando. Ha alzato lo sguardo, i suoi occhi gialli fiammeggianti, ma non di rabbia. Di una profonda, combattuta, confusione.
-Le radici la proteggevano... non ha senso,- ha mormorato, più a se stessa che a me. La sua mente di guerriera, abituata a pattern e certezze, stava lottando con un paradosso. -Un inganno... o una cosa mai vista.-
Non ho detto altro. Ho solo annuito, lasciando che le sue parole galleggiassero nell'aria. Sapevo che la mia verità, la verità di Abigail, aveva piantato un seme nel suo cuore. Un seme di dubbio, forse. Ma un seme, a differenza di una roccia, poteva germogliare. E questo, per Neytiri, era già un inizio rivoluzionario.
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il principe blu
Pertualangan??? Pov. Non ricordo niente di quella notte non so nemmeno dove mi trovo, sento come un caldo abbraccio come quelli di mia mamma, io l'ultima cosa che ricordo e mia madre che piange, mio padre che consolare i miei fratelli, poi è tutto buio, ho vis...
