Cap 14

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Abigail Pov.

La notte seguì il mio confronto con Neytiri, portando con sé non il riposo, ma una tempesta di pensieri ed emozioni. Le sue parole mi avevano colpito nel profondo, un eco di quel "vuota" che Ronal mi aveva scagliato contro giorni prima. Sentivo la rabbia di Neytiri, il suo dolore come un'onda impetuosa che minacciava di travolgermi. Ma c'era stata anche quella fessura, quel momento in cui la mia "risonanza" aveva vibrato, un'increspatura nella sua inflessibile certezza. Era stato un barlume di speranza, una debole promessa che forse, solo forse, il mio posto non era un'illusione.
Al mattino, mi mossi con una nuova consapevolezza. Ogni mio movimento, ogni mio respiro, era un atto di sfida silenzioso. Ero l'estranea, l'ibrido, ma non mi sarei arresa. Mi preparai per la giornata, il mio Ikran, Kanak, mi osservava con i suoi occhi intelligenti, come se percepisse la mia determinazione.
Non ero rimasta a lungo nella marui quando Tsireya apparve, il suo solito sorriso gentile questa volta velato da una certa apprensione. -Oel ngati kameie, Abigail. Mia madre... la Tsahìk... vuole parlarti. Vuole che tu venga al Kuru.-
Il mio cuore fece un balzo. Il Kuru. Sapevo che era un luogo sacro, il Cuore della Gente, dove i Metkayina si connettevano con i loro antenati e con Eywa. Essere convocata lì da Ronal non era né un bene né un male certo, ma era sicuramente un momento cruciale. Tsireya sembrava capire la mia ansia. La sua mano si posò brevemente sul mio braccio in un gesto di rassicurazione. -Non temere, Abigail. Lei... lei è rigorosa. Ma giusta, a modo suo.-
Aonung, che aspettava a pochi passi, mi guardava con la sua solita espressione mista di curiosità e scetticismo, ma anche lui sembrava più serio del solito. Era chiaro che non era una convocazione qualunque.
Ci avviammo, il rumore del villaggio che lentamente si affievoliva mentre ci addentravamo in una parte più remota e sacra della laguna. Il Kuru era un luogo di una bellezza mozzafiato. Enormi formazioni coralline si innalzavano dall'acqua cristallina, creando archi e colonne naturali che sembravano toccare il cielo. L'acqua era di un blu più profondo qui, quasi violetto, e la vita marina sembrava più abbondante, più vibrante.
Al centro di questa meraviglia naturale, su una piattaforma di roccia liscia che si ergeva dall'acqua, stava Ronal. La sua figura era imponente, l'espressione sul suo volto marcata da una saggezza antica e da una profonda austerità. Accanto a lei c'erano Tonowari e, con mia sorpresa, anche Neytiri e Jake Sully. Il loro essere lì, in un luogo così sacro, significava che questa non era solo una lezione, ma una vera e propria prova, forse un giudizio definitivo sulla mia presenza nel clan.
Ronal mi osservò mentre mi avvicinavo, i suoi occhi azzurri mi trafiggevano. Non c'era traccia della minima emozione, solo un'intensa valutazione. Tonowari mi lanciò uno sguardo neutro, mentre Neytiri, ai suoi fianchi, mi fissava con la solita, implacabile diffidenza. Jake, invece, mi offrì un cenno quasi impercettibile, un piccolo incoraggiamento che mi diede un barlume di speranza.
-Abigail,- disse Ronal, la sua voce risuonava nel silenzio del Kuru, profonda come le onde dell'oceano. -Ho sentito delle tue "abilità" in acqua. Dicono che ti muovi come i nostri figli. Che senti ciò che altri non sentono. La Tsahìk sente. Ma in te non sento nulla. Il tuo spirito è vuoto. Una menzogna.-
Le sue parole erano lame affilate, ma ero preparata. Dovevo rimanere calma. -Non sono una menzogna, Tsahìk,- risposi, cercando di mantenere la voce ferma e rispettosa. -Ho solo cercato di capire. Di imparare.-
-Comprendere si fa con il sangue e con la connessione,- ribatté Ronal. -Non con la magia degli umani. Oggi, ti darò una prova. Una vera prova. Ti connetterai con un Tulkun.-
Il mio fiato si mozzò in gola. I Tulkun. Le creature più sacre per i Metkayina, le loro sorelle e fratelli spirituali. Connettersi con un Tulkun era un privilegio, un legame che andava oltre il corpo, unendo gli spiriti. Io, un'umana, un'estranea, a connettermi con un Tulkun? Era un'impresa quasi impossibile. Era la prova definitiva, o forse un modo per escludermi definitivamente. Sentii gli sguardi di Aonung e Rotxo su di me, i loro volti che tradivano la stessa incredulità. Anche Tsireya sembrava sbalordita.
Neytiri fece un passo avanti, la sua voce un sibilo. -Madre! È pericoloso! Una creatura come lei non deve profanare un Tulkun!-
Ronal alzò una mano, silenziando Neytiri con un solo gesto. -La volontà di Eywa si manifesta in modi misteriosi, figlia di Mo'at. Questa creatura ha salvato un figlio di Eywa. Ora, vediamo se è degna della sua benedizione o della sua ira.- I suoi occhi si posarono su di me, un'espressione di sfida gelida. -Se non puoi connetterti, la tua pretesa sarà svelata. E la tua presenza qui sarà intollerabile.-
Non c'era via di fuga. Annuii, il cuore che mi batteva all'impazzata. -Lo farò, Tsahìk.-
Ronal mi guidò verso l'acqua, indicando una zona più profonda della laguna. -Aspetta qui. Li chiameremo.-
Poco dopo, il canto dei Tulkun iniziò a risuonare, un suono profondo e malinconico che vibrava attraverso l'acqua, un richiamo potente che sembrava provenire dalle profondità dell'anima di Pandora. Era un suono sacro, ipnotico, che mi riempì di riverenza. Sentii la vibrazione nel mio stesso corpo, come se ogni cellula rispondesse a quella melodia ancestrale.
Poi, emerse. Un Tulkun adulto, massiccio ma incredibilmente aggraziato, la sua pelle liscia e screziata che brillava sotto il sole. I suoi occhi, grandi e antichi, si posarono su di me, e sentii una saggezza immensa che mi avvolgeva. Ronal e i suoi figli si avvicinarono, salutando il Tulkun con profondo rispetto.
-Ora,- disse Ronal, indicandomi il Tulkun. -Connettiti. Usa il tuo tsahaylu. Se Eywa è con te, sentirà. Se sei una vuota, rimarrà silenzioso.-
Presi un profondo respiro. Mi avvicinai al Tulkun, la mano tesa, mentre i miei occhi incontravano i suoi. C'era un'immensa pace nella sua presenza, una calma antica che mi invitava. Toccai delicatamente il suo tsahaylu, e sentii un'esplosione di sensazioni. Non era solo una connessione, era un'immersione. Vidi immagini, non nitide, ma percezioni: l'immensità dell'oceano, la gioia della libertà, il dolore della caccia, il canto di migliaia di voci antiche.
Non era il "sussurro" che avevo sentito prima. Era un ruggito. Una sinfonia. Era Eywa che mi abbracciava, non solo attraverso l'acqua, ma attraverso la creatura più sacra ai Metkayina. Era la conferma che non ero vuota. Ero solo... diversa. Sentii l'anima del Tulkun, la sua storia, il suo legame indissolubile con Eywa. Era un dolore profondo, il dolore di millenni, e una gioia inesprimibile. Era una connessione così potente che per un istante, non c'ero più io. C'era solo l'oceano, e il Tulkun, e Eywa.
Quando mi staccai, la sensazione svanì lentamente, lasciandomi stordita. Mi sentii come se avessi viaggiato attraverso il tempo e lo spazio. Mi voltai verso Ronal, il fiato corto, gli occhi ancora lucidi per l'emozione travolgente.
Ronal mi guardava, la sua espressione completamente cambiata. Non c'era più giudizio, né scetticismo, né rabbia. C'era solo... stupefazione. E una punta di terrore riverente. I suoi occhi erano spalancati.
-Tu... tu hai sentito,- sussurrò, la sua voce appena udibile, non un'accusa, ma una constatazione piena di meraviglia e di una paura quasi sacra. I suoi occhi vagarono dal Tulkun a me, poi di nuovo al Tulkun. Era la prima volta che la vedevo così. La sua inflessibilità si era incrinata.
Dietro di lei, anche Tonowari aveva gli occhi spalancati. Neytiri, invece, era immobile, il suo volto una maschera di incredulità. Aveva visto. Aveva sentito, forse, quell'increspatura nell'aria. Il suo odio, per un momento, fu sostituito da una profonda confusione.
Non dissi nulla. Le parole non erano necessarie. Il Tulkun mosse leggermente il capo, un gesto che sembrava una conferma, un saluto.
Ronal si avvicinò a me, i suoi occhi che scansionavano ogni dettaglio del mio viso, come se cercasse di capire il mistero che ero. -Non hai sangue Na'vi,- disse, la sua voce ancora un sussurro. -Ma Eywa... Eywa ti ha toccato. Non capisco. È una cosa mai vista.- Si fermò, le sue mani tremavano leggermente. -Il tuo spirito non è vuoto. È... un nuovo canto. È una... benedizione. O una prova che deve ancora manifestarsi del tutto.-
Non era l'accettazione piena e incondizionata, ma era un'ammissione. Era un riconoscimento della mia connessione con Eywa. Era un passo gigantesco, inaspettato, che mi riempì di una gratitudine così profonda che mi vennero le lacrime agli occhi.
Ronal si voltò verso il clan, la sua voce che riprendeva forza, ma con un tono diverso. -Il Tulkun ha parlato. Eywa ha mostrato un sentiero sconosciuto attraverso questa... figlia della Foresta e dell'Acqua. La sua prova continua. Ma il suo spirito è stato toccato dalla Madre.-
Non era stata una totale accettazione del clan, non ancora. Ma Ronal, la Tsahìk, la voce stessa di Eywa per i Metkayina, aveva riconosciuto la mia connessione. La battaglia più grande, forse, era appena stata vinta.

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