Apro gli occhi, ma vedo sfocato.
Sento come un peso sul petto.
Faccio un respiro profondo.
Non riesco a respirare.
Respiro, si, ma il petto mi fa male ad ogni boccata d'aria.
Guardo attorno a me. Sono in una stanza senza finestre. Ci sono un paio di oblò.
C'è un monitor.
Adesso la mia vista migliora.
Riconosco il posto. È una camera iperbarica.
Il monitor lampeggia e suona seguendo il mio ritmo cardiaco.
Pressione 130/55, la minima è bassa.
Battiti 95. Accelerati.
Ossigeno profuso tramite cannule nasali.
-Bentornata!
Dice una voce maschile. È Dylan, lo riconosco.
-Che succede? Perché siamo qui dentro?
Chiedo
-Diciamo che hai respirato troppo monossido di carbonio...
Dice
-Perché il capo di chirurgia è con me se ho solamente respirato del monossido di carbonio?
Chiedo
-C'è stato un incidente...
Dice
-Mi aiuti a mettermi più comoda?
Lui sorride. Si avvicina e mi accarezza il viso.
-Ho avuto tanta paura, Beth.
Dice.
Lo bacio
-Siediti qui con me...
Dico.
Sposta le coperte del letto in cui mi trovo e si siede di fianco a me. Mi accarezza un fianco.
-È iniziato tutto due giorni fa...
Dice
-Quanto tempo sono stata incosciente?
Chiedo
-Un paio di ore.
Dice
-Non ricordi nulla?
Chiede
-No...
Rispondo.
•Two days before•
Io e Dylan abbiamo finalmente parlato di noi. Noi come coppia, come amici, come persone che si piacciono e si rincorrono senza sapere dove stanno andando.
Siamo arrivati a...nessuna conclusione in realtà. Lo so, sembriamo due ragazzini.
Busso alla porta della sala riunioni. Sono stata convocata con urgenza
-Scusate il ritardo. È arrivata un'emergenza...
Dico.
Guardo il tavolo, tutti i capi reparto sono già seduti
-Ora che anche la dottoressa Dawson è arrivata, vi posso comunicare che siamo stati contattati poche ore fa, per dare la nostra disponibilità per accettare feriti provenienti da un crollo nel pieno centro di Columbus...
Dice John
-Scusa John, ma se il crollo è avvenuto ore fa, perché hanno chiamato solo adesso?
Chiede Abby
-Perché a quanto pare in un primo momento si trattava solamente di un incendio e non c'erano nè vittime, nè feriti.
Dice
-È strano...
Dice Joey
-Si, è tutto molto strano, ma non siamo noi che ci occupiamo delle indagini.
Dice John visibilmente agitato.
Lo guardo, ma lui distoglie lo sguardo
-Mi è stato anche chiesto di mandare due medici sul posto. Avevo pensato a Dylan e Beth.
Dice
-John, ma chi gestirà il mio reparto?
Chiede Dylan
-Servi più sul posto che in ospedale.
Risponde John
-Ma...
Dice Dylan
-Non ci sono se e non ci sono ma. Ormai è tutto deciso.
Tutti lo guardiamo senza dire una parola
-Potete andare.
Dice.
Rimango nella stanza mentre tutti escono
-John mi spieghi che ti prende?
Chiedo
-Beth non posso parlare...
Dice
-Vai. Fai il tuo lavoro e torna in ospedale.
Non mi guarda in faccia mentre parla. Il suo sguardo è perso, preoccupato.
Non dico niente.
Raggiungo Dylan nel parcheggio delle ambulanze
-Non ti sembra tutto molto strano?
Chiedo
-Sì, troppo.
Risponde Dylan
-Ma adesso dobbiamo andare...
Dice.
Saliamo su una delle ambulanze nel parcheggio e raggiungiamo il luogo dell'incidente.
Appena arrivati ci rendiamo subito conto della gravità di ciò che è accaduto.
Uno dei palazzi della finanza è crollato, quello di fianco è ancora avvolto dalle fiamme.
Ci occupiamo dei primi feriti, fino a quando Andrew viene verso di noi accompagnato da Stella.
-C'è una donna bloccata sotto le macerie del palazzo in fiamme.
Dice
-Gli uomini della mia squadra dicono che non riescono a liberarle le gambe perché il movimento potrebbe provocare un altro crollo.
Dice
-Dovreste andare lì sotto...
Dice
-Non abbiamo il materiale per effettuare una doppia amputazione.
Dice Dylan
-La donna potrebbe morire da un momento all'altro!
Dico
-Non c'è altro modo...
Dice Stella
-A quanto pare la gamba destra è senza battito da ormai mezz'ora...
Dice
-Va bene, ci andremo.
Dico
-Tu non vai da nessuna parte!
Dice Dylan
-Io vengo con te e ti assisto.
Dico
-Non ti lascio solo.
Sorrido.
Andrew e Stella ci forniscono tute e maschere nel caso in cui l'ossigeno scarseggiasse durante il corso dell'operazione.
Raggiungiamo la vittima. È una donna ben vestita che avrà poco più di trent'anni
-Ciao!
Dico
-Io sono Elizabeth e lui è Dylan. Siamo due chirurghi...
Dico
-So già che la situazione è grave!
Dice lei tra qualche colpo di tosse
-Fate quello che dovete fare, perché io torni da mio marito e da mia figlia!
Dice.
Il coraggio della donna è disarmante.
Guardo Dylan.
Inserisco una linea centrale e somministro un anestetico.
-Gli arti sono già parzialmente recisi!
Dice Dylan
-Blocco i vasi sanguigni e le arterie per poterle ricostruire in sala operatoria e limitare il danno.
Dice
-Tra un paio di mesi potrà già inserire delle protesi...
Lo guardo
-La saturazione è ottima, ma il fumo dell'incendio ci sta per raggiungere!
Dice Stella
-Dobbiamo fare presto!
Dico.
Concludiamo l'intervento. Siamo stati sottoterra per poco più di tre ore.
Il mio respiro è affannato
-Stai bene?
Chiede Dylan
-Si, ho solo bisogno di un po' di riposo!
Dico.
Torniamo in ospedale che è già sera.
Dylan si occupa di operare la donna, io vado nel mio studio e dopo una doccia bollente mi corico sul divano.
Sento bussare alla porta, ma non ho ancora preso sonno.
Entra John
-Avete fatto un buon lavoro oggi.
Dice
-Mi volevo scusare...
Si siede di fianco a me
-Questa mattina mi ha chiamato il sindaco dicendo che c'era stato un crollo di un edificio. Mi ha spiegato che l'edificio non era mai stato dichiarato a norma e che quindi tutto quello che è successo si sarebbe potuto evitare.
Dice
-Non ho potuto raccontartelo prima perché non sapevo quello che sarebbe successo...
Dice
-Non mi trattare mai più in quel modo.
Dico
-Mai più!
Ripete lui.
Stiamo ancora parlando quando sento un peso sul petto.
Inizio a tossire
-Beth!
Dice John
-Non respiro...
Dico
-Rilassati. Andiamo in una stanza.
Dice.
Entriamo nella prima stanza libera del reparto di lunga degenza
-Che succede?
Chiede Joey
-Credo che Beth stia avendo delle conseguenze dell'inalazione di fumo di questa mattina.
Dice John
-Mi serve una maschera con ossigeno al 100%!
Dice.
Sposto la mascherina
-No...intubazione!
Dico con un filo di voce
-Sono io il tuo medico!
Dice John rimettendomi la mascherina sul viso.
Dylan's POV
Sam mi chiama quando sono ancora in sala operatoria
-Beth sta avendo uno scompenso respiratorio!
Dice.
Esco dalla sala operatoria correndo.
-Cos'è successo?
Chiedo
-Intossicazione da monossido di carbonio!
Dice Abby
-È ricoperta da chiazze rosse!
Dico
-Si!
Dice Joey
-Sindrome da decompressione. Dobbiamo portarla in camera iperbarica.
Dice John
-Va bene, andrò io con lei. Sono stato esposto al monossido di carbonio.
Dico.
John mi guarda e annuisce.
Entriamo nella camera iperbarica dove staremo per tre ore.
Beth non si è ancora svegliata e io temo che i suoi polmoni abbiano subito qualche danno.
La guardo mentre dorme.
È così bella.
Se solo prendesse una decisione e non fosse così spaventata. Forse potremmo provarci.
La vedo muoversi.
Apre gli occhi.
•Today•
Beth's POV
-Grazie!
Dico
-Ah ma io non ho fatto niente!
Sorride.
Gli prendo la mano
-Mi sono innamorata di te, dottore.
Dico.
Lui sorride senza dire niente
-Lo so...
Dice.
Mi bacia.
Sentiamo la porta della camera iperbarica aprirsi. Entrano John e Abby
-Come ti senti?
Chiede Abby
-Sto bene...
Sorrido
-Dovrai riposare, per davvero questa volta!
Dice John.
Sorrido.
Torno a casa accompagnata da Dylan
-Ti va di rimanere...nel caso in cui avessi bisogno del mio medico...
Sorrido
-Mi farebbe tanto piacere passare un po' di tempo con te...
Mi bacia.
Entriamo in casa. Facciamo una lunga doccia insieme. Le sue mani accarezzano la mia pelle piena di lividi, che mi ricordano quello che ho passato negli ultimi giorni.
Lo bacio appena sotto le orecchie.
Dopo cena, ci mettiamo a letto.
Lui mi sussurra cose stupide all'orecchio e io gli accarezzo il viso.
Voglio ricordami tutti i suoi tratti, ogni sua ruga. Il suo sorriso.
Mi addormento abbracciata lui, cullata solo dal battito del suo cuore.
Lui non dorme, mi accarezza il capelli e sussurra un timido Ti amo.
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Emergency Call
Romance🩺Lei. Medico di emergenza che lavora in una clinica privata che odia. Un passato che fa ancora male. Un ricordo doloroso. E la determinazione di voler scoprire la verità a tutti i costi perché, anche se fa male, lei deve ricordare. Lui o meglio...
