Giunse nuovamente la notte, madre dei pensieri, di sonni tormentati, di ricordi tristi e lieti.
Quando tutto si spense, dalle luci principali a quelle di servizio, Loro uscirono.
C'era silenzio, di una quiete quasi innaturale.
Strisciarono fra i lunghi corridoi intravedendo di tanto in tanto quella pallida sfera coperta da una sottile tendina di nubi.
Larry il secondino non le udì quando scivolarono alle sue spalle provocandogli un improvviso fremito.
Si alzò di scatto dalla sedia, oramai calco fedele delle sue natiche.
"Chi è?" esclamò, mentre accendeva la luce del piccolo ufficio.
Nulla, solo una sensazione di vuoto assoluto.
Sì adagiò nuovamente sulla sedia concedendosi la compagnia del televisore e di una bibita gassata.
Rise quando sul piccolo schermo vide il concorrente sbagliare la risposta da cinquecentomila dollari.
"Ben ti sta; dovrei esserci io al tuo posto!"
Sì sentiva frustrato il povero Larry, solo in quel posto a rimuginare del poco che aveva e del molto che aveva perso.
Ripensò a quel provino vecchio di un anno, alle luci della sala, alle domande a cui aveva risposto senza battere ciglio.
Infine a quella frase piena di speranza.
"Bene signor Kreven, sarebbe libero nei prossimi mesi?"
"Certamente!"
"Perfetto, allora la contatteremo al più presto".
Dal giorno seguente Larry cominciò ad osservare ossessivamente il display dello smartphone, mese dopo mese, fino a che non perse anche l'ultimo briciolo di speranza rimasta.
"Fanculo, non mi meritate, né voi, né tantomeno questo carcere di merda".
Era arrabbiato, con il mondo certo, ma soprattutto con se stesso perché in quarant'anni di vita non aveva concluso nulla.
River side era l'unico posto che lo aveva accolto e di questo se ne rendeva conto.
Allora perché continuava a fissare insistentemente la sua pistola d'ordinanza?
D'istinto l'afferrò; quindi chiuse gli occhi e lentamente fece scivolare la gelida canna fra le labbra.
Esitò, ma solo per un istante, poi, quasi fosse la cosa più naturale del mondo, premette il grilletto.
Dolore, rabbia, frustrazione e qualsiasi altro sentimento negativo svanirono immediatamente.
Di colpo si ritrovò ad osservare quel corpo senza vita chiedendosi "ora cosa faccio?".
Poi loro lo afferrarono trascinandolo nel buio.
L'assassino guardava attraverso il buio, non con gli occhi, ma con gli altri sensi.
Annusò l'aria, c'era odore di muffa e stantio.
Ascoltò in silenzio, percependo bisbiglii lontani e poi quel lento strisciare.
Si alzò, più inquieto di quanto dovesse essere.
Estrasse il balisong.
Quindi aspettò.
Plick, il lento gocciolare di qualcosa alle spalle.
Ssss, un sinistro strisciare davanti agli occhi.
"Che cazzo..."
Ruzhin scattò all'indietro cercando un punto d'appoggio sulle gelide mura.
Fu allora che lo sentì.
Glaciale come l'Artico s'inoltrò sottopelle salendo fino al cervello.
L'assassino cadde in ginocchio colto da un dolore lancinante; non ne comprese la natura, ma intuì che non sarebbe finito molto presto.
Pianse, non perché lo volesse, ma per il semplice motivo che era il suo corpo ad esigerlo; tutto lo stress, la rabbia e quant'altro fluirono da quel composto acquoso.
Tic, tic, tic, erano le punte del balisong che picchiettavano al suolo; si accorse che la mano destra si stava muovendo autonomamente.
Chiuse gli occhi, cercando di scacciare quel dolore, ma l'unica cosa che riuscì a fare fu pensare a Yuri.
"Maledetto vecchio di merda".
Vomitò al suolo i resti della cena.
Si alzò barcollando, cercando al contempo un appoggio invisibile.
Cadde rovinosamente sbattendo la faccia.
Mmm, mugugnò, mentre del liquido caldo colava dal naso.
"Un'altra frattura" esclamò rabbioso.
Sì rialzò visibilmente intontito.
Quindi avanzò ciondolante verso il letto.
Lo trovò sbattendo violentemente la testa contro la sponda in acciaio.
Cadde in ginocchio e carponi riuscì a raggiungere il materasso.
"Aaah" proferì esausto.
Immediatamente il corpo e la mente di svuotarono da ogni pensiero e costrizione.
Nikolai Ruzhin si addormentò, osservato a pochi passi da quell'ombra.
Walter era sveglio, come spesso gli accadeva di notte; osservava il buio e attraverso esso poteva scorgere le sagome di Danny e degli altri due compagni di cella.
Sentiva il lento respirare di Dick, spacciatore prima, cocainomane poi, infine detenuto quasi modello a River side.
Sorrideva al fragoroso ronfare di Eliah, uomo poco incline alla parola e per questo ignorato dai più.
Infine c'era il silenzioso tremolio di Danny, uomo di cui conosceva la sorte e poco altro, anche se la mente continuava a suggerirgli qualcosa che ancora non capiva.
Era strano, conosceva a grandi linee i compagni di cella, ma aveva come l'impressione che loro non sapessero nulla di Walter Chris Stewart.
Scrollò il capo, pensando che sarebbe stato meglio chiudere gli occhi e provare a sognare lei; perché dopotutto, era l'unico modo in cui avrebbe potuto incontrarla ed amarla ancora una volta.
Si assopì, volando in luoghi lontani, in mezzo a un prato, davanti a una casa che conosceva;l
Lei era lì, sull'uscio.
Sorrideva felice.
Avanzò spedito, cercando l'abbraccio dell'amore immortale.
Poi lo vide, lo sguardo triste, il sorriso svanito nel nulla e quelle lacrime.
In un attimo tutto si spense, i colori, la gioia...lei.
Quel mondo onirico crollò in un attimo, come un castello di carte spazzato dal vento.
Walter si svegliò, ansimante, nuovamente rinchiuso fra le gelide braccia di River side.
Lei non c'era più, al suo posto illuminate dal chiarore lunare un nugolo di ombre ed esseri informi che lentamente scrisciavano davanti alle cella senza degnarlo di uno sguardo.
Scattò in piedi lanciandosi poi verso le sbarre.
Li vide entrare di soppiatto in alcune celle; un attimo dopo grida infernali riecheggiarono in tutta la prigione.
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VARIANTE
HorrorFino a dove può spingersi una persona per amore? Può un uomo cadere fra le braccia del buio senza alcuna possibilità di ritorno? Walter Chris Stewart non aveva altre possibilità.... o almeno così credeva.
