Lo sguardo si perse nello specchio osservando l'immagine di un uomo diverso da quello che era stato.
Thomas J. Smith lo sapeva, era conscio del cambiamento subito in anni di onesto servizio; casa lavoro, lavoro casa, sempre la solita routine fatta di gesti meccanici e sentimenti preconfezionati.
Eppure i primi vent'anni di vita erano stati diversi, pieni di aspettative, gesti sinceri e sentimenti che il tempo però aveva cancellato.
Era cresciuto in fretta, colto l'occasione di un lavoro sicuro anche se perennemente in compagnia di criminali ben assortiti; Riverside assorbiva ogni minuto del suo tempo fino a che non incontrò lei, così, per caso, in una caffetteria che entrambi frequentavano di rado, fra un espresso palesemente annacquato e un succo d'arancia che d'arancia sapeva poco o nulla.
Smith cercò di sorridere pensando che a quei tempi rughe, zampe di gallina e borse sotto gli occhi erano problemi marginali figli di un'età che ancora gli apparteneva.
Ed ora eccolo lì, triste e confuso, totalmente insoddisfatto di quello che aveva costruito.
Una casa, una moglie, un lavoro stabile, cose che per altre persone sarebbero state più che sufficienti, ma non per lui.
Mancava qualcosa in quella vita ordinaria, uno spunto di follia, un tocco di brio o forse semplicemente il lieto vociare di un'altra esistenza.
Il tenero abbraccio di lei lo scosse riportandolo alla realtà.
"Sei triste?"
"Tranquilla, sono solo stanco".
"Vieni a mangiare, la cena è in tavola".
"Arrivo fra un attimo".
"Come vuoi caro".
Smith attese che la porta si chiudesse, poi con calma afferrò il rasoio e iniziò a squadrarlo attentamente dal manico alla lama.
"Perfetto" esclamò, notando la pulizia e lucentezza dell'oggetto.
Un perfezionista, ecco qual era la definizione più appropriata per descrivere Thomas J. Smith; un uomo maniaco della precisione che non lasciava nulla al caso, né in ambito lavorativo, né in quello privato.
Eppure c'era un'ombra nei suoi occhi, qualcosa che la sua abilità non aveva potuto controllare, scivolando progressivamente in quella sgradevole sensazione chiamata impotenza.
Provava rabbia, dopo anni passati fra domande insolute che inevitabilmente portavano ad altre domande senza risposta.
Ed ora eccolo lì, pallido ricordo di se stesso, essere rabbioso ed impotente di fronte a quello che molti definirebbero un inevitabile destino.
Ripose il rasoio nell'astuccio e quindi dentro la mensola chiedendosi al contempo quante altre volte avrebbe compiuto quel gesto.
Per l'ennesima volta non trovò risposta.
Il sorriso di lei lo accolse mentre si sedeva a tavola e cominciava a sorseggiare la minestra.
Smith non ricambiò il gesto, come spesso accadeva negli ultimi tempi; si limitò a mangiare e vagare con la mente evitando accuratamente lo sguardo di lei.
"So che no vuoi ascoltarmi e così parlerò da sola, sperando che qualcosa di quel che ti dirò possa scuoterti".
"Siamo cambiati Thomas, i nostri cuori sono diventati pietra, il sentimento che ci univa è scomparso; resta solo un rancore profondo che prima o poi ci seppellirà".
"Non ti sto chiedendo di comprendere, ma almeno per una volta ancora apri il tuo cuore e lasciami andare".
Smith si alzò, taciturno, lo sguardo freddo, dapprima si diresse verso il lavabo dove posò piatto e cucchiaio, poi si posizionò alle spalle di lei e iniziò ad accarezzarle i lunghi capelli corvini.
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VARIANTE
HororFino a dove può spingersi una persona per amore? Può un uomo cadere fra le braccia del buio senza alcuna possibilità di ritorno? Walter Chris Stewart non aveva altre possibilità.... o almeno così credeva.
