Scesi in fretta le scale del seminterrato, bloccandomi davanti alla porta in metallo che celava il mondo di Armaros. Infilai nella serratura la chiave d'argento e girai, sbloccandola.
Non spalancai la porta immediatamente, anche perchè mi sentivo un poco in colpa per quanto era successo la notte scorsa.
Sentì un botto molto forte al piano di sopra e capì che la barriera di Hauros era al limite e presto si sarebbe infranta.
Entrai nella stanza e venni avvolta dal buio che vi regnava, impedendomi di vedere dove mettevo i piedi. Inciampai più volte, ma pian piano che mi avvicinavo al padiglione in pietra la mia vista migliorò, anche perchè ad aiutarmi c'era la luce lunare che filtrava dal rosone sulla cupola.
Ancora mi chiedevo come fosse possibile una cosa simile dal momento che al piano di sopra ci doveva essere lo studio del nonno,ma decisi di non investigare.
Mi avvicinai all'armadio nero con intagliature argentate e infilai nuovamente la chiave nella toppa in argento.
Aprì le ante con incertezza.
«Armaros? Senti, mi dispiace...» cominciai, ma una folata di vento mi fece allontanare dall'armadio.
«Armaros, ascoltami!»
Uscì dall'armadio con aria scocciata, rimanendo in piedi davanti a me. Il suo mantello nero svolazzava leggermente, mosso da una corrente d'aria inesistente.
«Sei scappata prima, ma quando casa tua sta per essere rasa al suolo vuoi che ti aiuti?» chiese, con un tono inquisitorio.
«Sono spiacente per la notte scorsa: ero stanca, spaventata.» lo guardai implorante. «Casa mia è sotto attacco, ma non sarei venuta se sapessi fronteggiare una moltitudine di demoni.»
Mi guardò, sospirando. «Voi Blacke siete sempre stati orgogliosi ed è stata proprio questa la causa della loro rovina.»
«Cosa...?» domandai, confusa da quella frase enigmatica.
«Accetto le tue scuse Faith.» concluse, avviandosi verso il piano di sopra. «Ma è bene che tu impari che le tue azioni comportano delle conseguenze.»
Mi lasciò lì, immobilizzata da quelle parole enigmatiche.
"Dovrò davvero andare a fondo di questa storia."
Salì dopo di lui, rimanendo sul pianerottolo a guardarlo combattere. La barriera di Hauros era scomparsa, ma ora era completamente inutile; Armaros non aveva di certo problemi a fronteggiare tutti quei demonietti da solo.
Si era gettato nel bel mezzo dell'esercito e aveva cominciato a decimare le creature a mani nude, come se nulla fosse; quando lo attaccavano, si limitava a schivare con movimenti fluidi per poi abbattere l'avversario con lame d'aria o semplicemente aprendoli in due.
Rimasi incantata da quello spettacolo macabro, sebbene dentro di me sapessi che ciò che stava facendo era orribile e crudele; d'altra parte, però, cosa ne sapevo io di come funzionava il mondo dei demoni?
Spazzò via l'ultimo dei demonietti senza che me ne accorgessi e quando ritornai con i piedi per terra, Armaros si stava già avviando per i sotterranei.
Lo rincorsi.
«Armaros, aspetta!» lo chiamai.
Si voltò leggermente, mutando i vestiti nei soliti jeans neri, gli anfibi e il maglione blu scuro che risaltava i suoi occhi. A guardarlo sembrava un ventenne di ritorno da una bisca clandestina.
«Ho già accettato le tue scuse, cosa c'è ancora?» chiese.
«Lo so, ma sono ancora dispiaciuta.» ammisi ad occhi bassi, rigirandomi la chiave tra le dita.
«Se vuoi scusarti, allora che ne dici di giocare a strip poker con me?» mi propose con malizia.
Sbuffai, certa del fatto che fosse tornato lo scemo di sempre.
«Sai cosa? Credo che non mi dispiaccia poi così tanto.» dissi, voltandomi.
Lui rise. «Peccato ragazzina, sarà per la prossima volta.»
Me ne andai nello studio del nonno, con l'intenzione di leggere un pò. Afferrai un libro dal titolo "Storia delle famiglie fondatrici."
Lo aprì incuriosita, anche perchè la storia mi era sempre interessata.
Aprì il libro e il capitolo uno si presentò a me scritto in oro, decorato con mille ghirigori. Per mia fortuna il tomo era in inglese e mi immersi nella lettura.
Dopo i primi due capitoli iniziai a dubitare della veridicità dei libri di storia e della salute mentale di mio nonno.
Al capitolo cinque si raccontava che alla caduta della monarchia e alla presa del potere del Parlamento ci fosse stato un vuoto di potere. Coincideva più o meno alla fine del Seicento e l'inizio del Settecento.
"Siamo così vecchi?"
Per far fronte al vuoto di potere che indeboliva l'autorità inglese, cinque famiglie nobili presero il potere in segreto, stipulando contratti con i cinque demoni che terrorizzavano l'impero Britannico; in questo modo assicurarono la stabilità e l'autorità dell'Inghilterra.
«Wow...» riuscì a dire una volta finito il capitolo.
Mollai il tomo di storia per cercarnr uno che parlasse meglio della famiglia Blacke, ma venni interrotta.
D'un tratto l'intera casa si mise a tremare; i libri caddero dai ripiani e il lampadario oscillò pericolosamente sopra la mia testa.
I vari scaffali pieni di tomi caddero a terra e uno di quelli mi avrebbe certamente schiacciata se un'ombra nera non mi avesse spostato di lì.
«Stai bene ragazzina?» chiese Armaros.
«Si, ma perchè la villa trema? Un terremoto?» chiesi spaventata.
Mi tenne in braccio, portandomi nel seminterrato. Lo vedevo preoccupato e ciò fece scattare un campanello di allarme nella mia testa.
Mi depositò su un divano e ci sedette anche lui.
«Strano... I terremoti a Londra sono rari.» riflettè. «Oh, andiamo! Asciugati quelle lacrime!»
Tirai su con il naso e alzai il mento con fare orgoglioso. «Io piango quanto mi pare.» risposi, afferrando un fazzoletto dalla tasca della felpa e asciugandomici le lacrime.
«Però hai ragione: tutto questo non è normale.»
Poco dopo le scosse cessarono e io tirai un sospiro di sollievo. Avevo spesso sentito parlare ai notiziari di terremoti, ma in posti fove erano all'ordine del giorno, come ad esempio in Giappone.
"I Notiziari!"
Corsi di sopra, inciampando nelle scale e mi impadronì della televisione. Chiesi ad Armaros di andare a controllare come stesse nonna, ma mi riferì che stava dormendo tranquillamente.
Accesi allora sul canale delle news e ascoltai la reporter bionda parlare.
«Recentemente si è verificata una scossa di terremoto molto forte che ha mandato nel panico l'intera città di Londra. Le forze dell'ordine e i pompieri sono già stati schierati per dare una mano e offrire protezione ai civili. Al momento, sono ignare le cause di questa scossa.»
Mi appoggiai allo schienale, riflettendo su quanto avevo appena sentito in televisione.
"Scosse di terremoto in Inghilterra.. Ho visto proprio tutto ora."
«Armaros, possibile che sia...?» domandai, aspettandomi che capisse di cosa stavo parlando.
«Un demone? Si, potrebbe essere.» mi si avvicinò, poggiando le mani sullo schienale della sedia.
Mi irrigidì.
Non c'era nulla da fare: Armaros non riusciva a farmi stare a mio agio. Ero stata meglio con Hauros, che nemmeno conoscevo, invece che con il mio demone; era una presenza sinistra, sebbene non sapessi dire cosa non mi piacesse in lui.
Il campanello di casa mi strappò ai miei pensieri.
«Chi può essere?» domandai. Non aspettavo visite e tantomeno pensavo che la gente se ne andasse a spasso dopo una scossa di terremoto così violenta.
Armaros mi accompagnò alla porta, nascondendosi nell'ombra nel caso qualcosa volesse attaccarmi.
Aprì la porta e mi ritrovai davanti un ragazzo sui quindici anni, alto e dai capelli castano scuro.
«Si?»
Lui mi rivolse uno sguardo timido, per poi decidersi a parlare. «Sei Faith Blacke, vero? Mi serve il tuo aiuto.»
Detto questo mi mostrò una chiave d'argento uguale alla mia, con piccole gemme di ogni tipo incastonate.
«Un contraente... Prego, entra.» dissi sorpresa, chiudendo la porta alle sue spalle.
Armaros era scomparso da dove lo avevo lasciato e ció mi fece pensare che non correvo pericoli.
«Ehm... Posso offrirti qualcosa?» domandai, mentre lo facevo accomodare in sala da pranzo.
«No, ho bisogno che mi aiuti a ritrovare Amos.» mi supplicò, quasi sull'orlo delle lacrime.
«Amos... È il mio demone.» spiegò.
Spalancai la bocca. «Aspetta! Tu hai perso il tuo demone? È possibile una cosa simile?» domandai incredula.
«Se ne è andato e io non so come richiamarlo. Il mio contratto con lui è molto debole.» singhiozzó e pensai che porgergli dei fazzoletti fosse la cosa migliore da fare.
«Va bene... Ma perchè sei venuto da me?» domandai.
Mi guardò con gli occhi color nocciola e tirò su con il naso.
«Mio padre era il precedente contraente di Amos. Mi ha lasciato in eredità un libro sulle famiglie fondatrici...» iniziò a spiegare, ma Armaros comparve all'improvviso, interrompendolo.
«Mi pare ovvio che l'origine di queste scosse sia Amos.»
Il ragazzo fece un salto nel vederlo.
Gli occhi dorati di Armaros si incastrorono nei suoi, squadrandolo.
«Il tuo demone è Amos, allora tu devi appartenere alla famiglia Atherton.»
«Mi chiamo Josh Atherton, il 97° contraente di Amos.» si presentò, alzandosi in piedi.
Gli tesi la mano. «Bene, io sono Faith Blacke, 100° contraente del cretino qui a fianco.» mi presentai, sorridente. «Ti aiuteremo a trovare il tuo demone.»
Armaros mi guardò con un'espressione da "Che centro io?", ma io gli risposi con un'occhiata da "Questo è perchè volevi giocare a strip poker".
Josh ci guardò riconoscenti e mi abbracciò.
«Grazie! Grazie mille!» esclamò.
Imbarazzata per quell'improvvisa manifestazione d'amore, sorrisi e gli diedi qualche pacca sulla schiena. «Muoviamoci! Armaros, rintraccia...» iniziai, ma del mio demone non c'era traccia.
" Se l'è svignata!"
Lasciai Josh in sala da pranzo e corsi nel seminterrato. Tornai cinque minuti dopo con la chiave in mano, seguita da uno scocciatissimo Armaros.
«Come stavo dicendo, Armaros rintraccia Amos.» ordinai.
Lui sbuffò, alzando gli occhi al cielo.
«La sua aura demoniaca è debole... È a Ovest, nei pressi di Wembley.» ci informò.
Sorrisi rivolta a Josh. «Hai visto? Ci basterà prendere la metro.»
«Dovrete anche rimanerci sottoterra. Non è in superficie, si nasconde nei cunicoli della metropolitana.» aggiunse Armaros.
«Tu non vieni con noi?» domandai sospettosa.
«Meglio di no. Se ci dovessero essere problemi, puoi evocarmi, ma solo se avrai dei problemi.»
Detto questo sparì. Sbuffai, pensando a quanta fatica avevo fatto per farlo uscire da quello scantinato.Io e Josh prendemmo la metro per Wembley, una parte di Londra che non avevo mai visitato. Una volta a destinazione cominciammo a ispezionare la stazione della metropolitana, sebbene non riuscissi a capire come qualcuno potesse nascondersi in una di quelle gallerie così affollate.
«Così quella è la tua chiave.» iniziai, tanto per rompere il ghiaccio.
«Già. Anche tu ne hai una... È carino come la porti al collo.» si complimentò.
«Perchè non provi a farti guidare dalla chiave? Insomma, non ci ho mai provato con Armaros, ma forse potrebbe condurci dal tuo demone.»
Josh mi guardò e poi tirò fuori la chiave; la strinse tra le mani e mi precedette. Ero sicura che avrebbe trovato Amos, ma ancora non capivo come mai fosse venuto da me per cercare aiuto.
Lo seguì in una zona interdetta, delimitata da un nastro giallo e un foglio faceva capolino dal muro in pezzi.
"Galleria chiusa per scosse di terremoto. Il servizio riprenderà al più presto."
«Siamo sulla strada giusta.» commentai.
Josh mi condusse su una banchina abbandonata, ai cui piedi sostava un treno mezzo distrutto dalle macerie. Una sfilza di operai erano addormentati sulla banchina.
«Ok, ce l'abb-»
Fui interrotta da una forte scossa di terremoto che fece cadere il soffitto o quello che ne restava. Io e Josh fummo costrettoi a separarci per non essere schiacciati dal soffitto.
Lui si riparò vicino all'uscita da cui eravamo entrati; io mi riparai nel treno.
«Andatevene...»
Mi girai nervosa e mi ritrovai davanti due occhi rossi.
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Black Faith
Mystery / ThrillerLa vita di Faith è una monotona routine che si ripete da quando è venuta al mondo... O almeno fino a quando il suo defunto nonno non le lascia in eredità una chiave d'argento che apre l'unica porta della vila dei suoi nonni che è sigillata da anni. ...