14. Faccio un salto nel passato

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Quando mia nonna tornò a casa si ritrovò un accampamento di adolescenti che dormiva in salotto. I demoni si erano volatilizzati da qualche parte, probabilmente intenti a mangiare l'anima di qualche cameriera.
Non fece troppe storie: ci guardò allibita, storse la bocca e l'unica cosa che disse fu «Rimettete tutto in ordine una volta finto.»
Fu quello che facemmo una volta svegli e rifocillati a dovere. I ragazzi aiutarono con i divani, mentre Margaret trasportò il materasso al piano di sopra.
Quando venne l'ora di andarsene, ognuno richiamò i propri demoni a sè; ringraziarono e uscirono dalla villa.
Nick e Hauros furono gli ultimi ad uscire. Il ragazzo corvino mi guardò e sorrise sornione, avvinandosi a me per poi sussurrare. «Ricordi cosa ti ho detto? Per conoscere il futuro a volte è opportuno guardare al passato.»
Detto questo, se ne andò. Hauros mi fece l'occhioino. «Quando vorrai ancora pattinare, saprai dove trovarmi.»
Chiusi la porta e sospirai.
«Certo che quel Frost ha qualche rotella fuori posto.»
Armaros aveva il busto fuori dalla parete alla mia destra, mentre il resto del corpo era probabilmente in un'altra stanza.
Fissai i suoi occhi d'oro liquido e mi grattai la nuca. «Lo sai che è malato.»
«Per questo non dovresti crucciarti troppo per quello che dice.» mi avvertì lui, mettendomi una mano sulla spalla. «Non c'è motivo per cui tu debba farti venire il mal di testa. Le cose stanno bene così come sono... Perchè cambiarle?»
La sua voce melliflua mi fece venire la pelle d'oca.
Sussurrai un flebile «Può darsi.» e mi allontanai da lui. Armaros aveva il potere di mettermi in soggezione con un semplice sguardo, un piccolo gesto. Non mi sentivo così intimorita con gli altri demoni maggiori, a parte con Opaleye, ma lei era svitata di suo. No, Armaros aveva qualcosa di decisamente particolare, anche se non avrei saputo dire cosa.
Acciuffai il tomo nero dalle ultime pagine strappate e mi misi in salone a stufiarmelo, accanto al fuoco che mia nonna aveva gentilmente acceso.
Sfogliai e risfogliai, ma il volume diceva cose che già conoscevo, ossia chi fossero le famiglie fondatrici oppure i poteri dei vari demoni, ma non vi era ombra del "passato".
Avevamo iniziato bene riunendoci tutti e conoscendoci, ma ora sembravamo arrivati ad un vicolo cieco: nessuna indicazione, nessun indizio... Eravamo una massa di ragazzi con note e appunti scribacchiati dai nostri antenati.
Sbuffai e chiusi il libro, chiudendomi in bagno per lavarmi. Aprì l'acqua della vasca e feci scorrere, attendendo pazientemente che la vasca si riempisse.
Ci buttai dei sali e degli oli profumati per poi immergermi tra i vapori.
Il vapore aveva fatto appannare lo specchio, le mattonelle e le vetrate della finestra; anche la mia mente era appannata in quel momento, incapace di trovare una soluzione all'enigma che mi veniva posto.
" Ma guarda tu che razza di situazione..."
«Te l'ho detto di non preoccuparti.»
La luce si spense e rimasi nella penombra, i miei occhi aiutati solo dalla debole luce mattutina che filtrava attraverso le nuvole londinesi.
Tirai la spugna ad Armaros, sperando di centrarlo, ma non potevo nulla contro i suoi riflessi.
La spugna si spiaccicò al muro.
«Quale parte del concetto "devi bussare" non ti è chiara? Così te la spiego meglio.» gli domandai, afferrando tutta la schiuma della vasca, sperando di coprirmi in qualche modo.
«Mi mancavano le tue battutine orrende.» mi sbeffeggiò.
«Siamo in due.»
Prese a disegnare sullo specchio simboli che non seppi riconoscere. «Non capisco davvero cosa ti preoccupi: le cose vanno bene, non c'è bisogno di cambiarle.» ripetè. «Sta andando tutto per il verso giusto...»
Lo disse guardando il suo riflesso nello specchio appannato: una grande figura oscura dagli occhi dorati. Se lo era detto da solo, non stava parlando con me.
«Ma le note e gli appunti...» provai a protestare.
«Siamo tutti qui, ma non per questo deve succedere qualcosa per sbaglio: sarà una coincidenza.» alzò le spalle, scomparendo a metà nel muro. All'ultimo si girò, puntando i suoi occhi inumani su di me. «Davvero Faith, smetti di cercare.»
Una volta scomparso, qualcosa si accese nella mia testa. Le parole di Armaros aveva attivato un meccanismo nel mio cervello che mi portò ad uscire dalla vasca, mettermi un asciugamano addosso e correre di sotto, verso la libreria. A quel punto afferrai il tomo nero aprendolo alla prima pagina.
Lì, appena visibile, vi era scritto in grassetto: "Non esistono le coincidenze."

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